I.2. O felice concepimento, da cui deriva il disprezzo del mondo e l’anelito delle operazioni celesti e occupazioni divine! – Ormai, benché ancora in piccola misura, «con il sapore dello spirito, la carne si fa insipida» e nasce il lamento. Ormai l’anima incomincia a percorrere la regione montagnosa con Maria, perché dopo quel concepimento, ripudia le realtà terrene e desidera quelle celesti ed eterne. Ormai comincia a fuggire la compagnia di quelli che hanno in mente ibeni della terra, e brama la familiarità di coloro che desiderano le cose celesti. Ormai comincia a servire Elisabetta, a servire cioè coloro che la divina sapienza ha illuminato e la grazia divina ha acceso maggiormente di santo amore. E questo è molto importante, perché è l’esigenza di molti che, in proporzione del loro allontanarsi dal mondo, diventano amici più intimi e familiari dei buoni. Quanto più infatti per essi perde senso la compagnia dei malvagi, tanto più il loro cuore è attratto soavemente e infiammato dalla conversazione esemplare degli uomini spirituali. San Gregorio cosi afferma: «Chi sta con qualche santo, ottiene dall’assidua sua presenza, dall’ascolto della sua parola e dall’esempio della sua condotta il dono di essere acceso dall’amore alla verità, di mettere in fuga le tenebre dei peccati e di ardere della luce della carità divina». E sant’Isidoro: «Cerca la compagnia dei buoni; se infatti ti farai loro compagno nella conversazione, lo sarai anche nella virtù». – Consideri quindi l’anima fedele quanto casti, quanto santi e quanto devoti furono i loro colloqui, quanto divini e salutari i loro consigli, quanto mirabili le opere della loro reciproca compagnia, mentre gli uni gli altri si spronavano a mète migliori!
IV.2. «O dolcissimo, o amantissimo Fanciullo, progenie eterna, quando ti vedremo, quando ti ritroveremo, quando appariremo davanti al tuo volto? Gioire senza di te è tedio; mentre giubilare come piangere con te diletta. Tutto ciò che è contrario a te ci è molesto; il tuo beneplacito è il nostro incessante desiderio. Oh, se è così soave piangere con te, quanto lo sarà godere di te!». – Dove sei dunque, tu che cerchiamo? Dove sei tu, che vogliamo e preferiamo a tutti? Dov’è il neonato re dei Giudei, legge dei fedeli, luce dei ciechi, guida dei miseri, vita dei morenti, salute perenne di quanti vivono eternamente?
V.3. O anima, glorifica Dio Padre in tutti i suoi doni e beni, perché è lui che ti ha chiamata dal «mondo» con la sua segreta ispirazione, quando ti diceva: Voltati, voltati. Sulammita!. (Vedi questo testo nell’altro trattato precedente, meditazione prima). – Glorifica Dio Figlio in tutti i suoi santi. È lui che ti ha liberata dalla schiavitù del demonio con istruzioni segrete, quando ti diceva: Prendi il mio giogo su di te, getta via il giogo di satana. Il suo giogo è amarissimo, il mio soavissimo; al suo giogo seguiranno afflizioni e tormenti eterni, al mio frutti graditissimi ericchezza nella pace. Il suo giogo, se esibisce dolcezza, è quella falsa e momentanea; il mio giogo, se reca letizia, è vera e salutare. Quello esalta un po’ i suoi servitori, per abbassarli in eterno. Chi invece rende onore a me, soffre umiliazioni passeggere, per regnare perennemente glorificato. – Questo fu l’insegnamento con cui il Figlio di Dio, talvolta in persona, talvolta tramite i suoi maestri e amici, ti ha educata e liberata dall’errore suadente del demonio e dall’inganno lusinghiero della carne e del mondo. – Benedici e loda sempre, o anima, Dio Spirito Santo, che con il suo dolce monito ti incoraggiò nel bene, quando disse: Venite a me, vai tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi darò sollievo. O anima tenera e delicata, fragile e inferma, abituata alle delizie de! mondo, inebriata dai piaceri di questa vita come da feccia di vinaccia alla stregua dei suini, come avresti potuto perseverare nel bene tra tante e così grandi reti dell’antico avversario, tra tanti falsi consigli, tra molti ostacoli frapposti da amici, consanguinei ed altri parenti intenti a distoglierti dalla via dell’Amore? Avresti potuto forse resistere ai dardi dei feritori e progredire nella perfezione, mentre ti circondavano tanti lacci dei peccatori, se la grazia dello Spirito Santo non ti avesse misericordiosamente soccorsa e soavemente e spesso confortata e ristorata? A lui dunque attribuisci tutta la tua opera, nulla ritenendo per te.
V.4. Di’, o anima, con intenzione pura e devota: Ogni mia opera tu hai compiuto, Signore’ Davanti a te sono nulla e nulla posso. Se sussisto, è per tua virtù e dono; senza di te non posso far niente. A te, clementissimo Padre delle misericordie, offro ciò che è tuo; a te raccomando, a te rimetto me stessa indegna, e mi riconosco umilmente ingrata di tutti i benefici che mi hai elargito. A te la lode, a te la gloria, a te il ringraziamento, o santissimo Padre, Maestà eterna, che mi hai creata dal nulla con la tua infinita potenza! – Ti lodo, ti glorifico, ti ringrazio, o santissimo Figlio, splendore del Padre, che mi hai liberata dalla morte con la tua infinita sapienza! – Ti benedico, ti lodo, di adoro, o santissimo Spirito vivificante, che per la tua pietà benedetta e clemenza mi hai revocata dal peccato alla grazia, dal mondo alla vita religiosa, dall’esilio alla patria, dal travaglio al riposo, dalla tristezza alla giocondità e al possesso della somma beatitudine. Questa ci conceda Gesù Cristo, Figlio di Maria Vergine, che con il Padre e lo Spirito vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.