A grandi linee:
Splendido itinerario della lunga dorsale nord della Val d'Ultimo. Prima dei grandi 3000 del maestoso gruppo dell'Ortles-Cevedale, si ergono delle rispettabilissime cime molto belle, panoramiche e tecnicamente accessibili anche in tarda stagione. Per l'escursionista allenato che sa muoversi anche con il manto nevoso, il Gran Ladro rappresenta una mèta da non lasciarsi sfuggire: la vallata intuitiva, le varie malghette e bivacchi, i laghi di Covolo e la bellissima salita alla vetta sono un'incentivo a portarsi su questa dorsale un pò tralasciata ma ugualmente stupenda.
Difficoltà:
E escursionistico, EE con neve
Tempi:
Circa 4 ore da Steinrast
Dislivello:
1000 metri circa
Come raggiungerlo:
Da Merano prendere la Val d'Ultimo e percorrerla fino al lago di Zoccolo: si gira quindi per Steinrast e si risale la stradina fino ad arrivare appunto alla malga (Steinrast=malga del riposo).
Descrizione:
Si discende un poco la strada asfaltata e si prende l'evidente segnavia che parte sulla sinistra: inizialmente il bosco è poco attraente ed un pò scosceso ma, in corrispondenza del Windwerf (1818 metri), il sentiero si spiana e percorre una fascia di conifere molto suggestiva fino a congiungersi con la stradina forestale. Tagliando le varie svolte si perviene dunque alla Kuhber Alm, di recente ristrutturazione: seguendo l'evidente traccia sul prato, si sale dolcemente su ampie radure inclinate pervendendo su di una splendida spianata dove ha sede un antico bivacco (Marshnell Hutte (2312 metri) ormai in sfacelo. Ora il sentiero si impenna un pò e risale un'altro pendio questa volta più scosceso che porta ad un'altra piana dove troviamo le Kolferast Alm. Si rimonta il terzo sospiro in maniera piuttosto intuitiva ed arriviamo al bellissimo bacino dove hanno sede i Laghi di Covolo (2400 metri). In estate si percorre la riva sinistra del primo lago e si prende l'evidente traccia segnata che sale in direzione della montagna; in inverno conviene proseguire lungo la cresta a sinistra che presenta alcuni tratti scoscesi ma al di fuori dei grandi pendii sicuramente più insidiosi. In breve ci si trova a fianco di un grosso ometto: da qui, ci portiamo al centro del vallone e saliamo seguendone l'andamento naturale. Facendo ovviamente attenzione che il manto nevoso sia sicuro, si giunge poco sotto la vetta e, con un ultimo strappo, si tocca la cima del Gran Ladro a 2730 metri che si distingue dall'anticima sulla quale c'è un'evidente croce: il panorama è stupendo e spazia sulla grande catena di confine a nord (Palla Bianca, Similaun, Cime Nere, Gruppo di Tessa) quindi sulle Maddalene a sud, ma soprattutto sull'enorme mole dell'Orecchia di Lepre, che qui presenta tutta la sua maestosità.
Come proseguire:
D'estate, per non tornare dalla stessa, è consigliata la prosecuzione sul crinale per vaghe tracce fino al Passo di Tarres da dove si scende seguendo la strada di servizio della diga del lago di Quaira. D'inverno (come nel mio caso) non conviene avventurarsi, soprattutto per i tempi più stretti.