A grandi linee:
Come primo percorso ho scelto di addentrarmi in una delle zone più recondite del gruppo, per paura di imbattermi nel caos turistico indotto dalle Dolomiti di Brenta. Il sottogruppo della Campa è il regno dell'orso, il quale ha reso ancor più famosa questa zona: di fatto, nonostante il grande richiamo, la Campa non possiede cime spettacolari come il vicino nodo principale e gli avvicinamenti sono lunghi e faticosi. Questo la rende un territorio quasi incontaminato, verdeggiante e solitario. Il giro ad anello comprenderebbe anche la salita alla Cima di Valscura, che non è facilmente effettuabile con neve residua, motivo per cui io ho dovuto rinunciare; l'escursione rimane comunque splendida, in ambienti fiabeschi e terribilmente solitaria, soprattutto per la sua estensione chilometrica.
Difficoltà:
E escursionsitica, EE escursionsti esperti in alcuni punti di digressione lungo i ghiaioni o con neve residua
Tempi:
7 ore almeno con buona gamba
Dislivello:
880 metri
Come raggiungerla:
Da Trento si prende per la Val di Non, dopodichè si esce in direzione di Cunevo: arrivati al paese seguite le indicazioni per la Malga D'Arza che si raggiunge lungo una tortuosissima stradina, comunque sempre asfaltata.
Descrizione:
Dal parcheggio (1500 metri), prendete la comoda strada carrozzabile che in pochi minuti porta alla Malga d'Arza e la supera. Ci si addentra nel bosco sempre lungo la rotabile, fino ad arrivare ad un bivio dove una mulattiera taglia nel bosco (direzione per Malga Campa, Loverdina). Si risale faticosamente in uno splendido bosco di conifere fino ad uscire nella'ampia prateria di Malga Loverdina (1771 metri). Si ritorna nuovamente nel bosco che presto si trasforma in un lariceto e poi in una mughera: con qualche strappo, si perviene ad un belvedere sulla Malga Campa e sulla suggestiva Cima Borcola. Per raggiungere la suddetta malga, si discende lungo un ripido canalino e, con una lungo traverso sotto le pareti, si risale nella bassa vegetazione. Eccoci dunque alla Malga Campa (1975 metri). Da qui inizia il tratto a mio parere più suggestivo: un breve strappo in un lariceto ci porta in una conca stupenda e verdissima circondata da pallide cime dolomitiche. Superato un ulteriore dislivello, si perviene ad una seconda conca sempre bellissima che lascia pian piano il posto a qualche sasso di antiche e ciclopiche frane, fino ad arrivare ad un muro che presagisce il prossimo dislivello. Si risale dunque su terreno sempre più spoglio e sassoso arrivando ad un impenno del sentiero che, molto faticosamente, perviene ad un incredibilmente morta piana lunare, dove solo muschi e licheni ancora resistono. Si arriva dunque ad un bivio e seguiamo per la Bocca di Valscura: il sentiero gira come se facesse un tornante ed inizia a salire nuovamente in maniera abbastanza dolce lungo una cresta creatasi dalle continue scariche di sassi sotto il Cimon della Campa. Dopo aver imboccato la vallata sovrastante, si arriva finalmente alla rocciosa Bocca di Valscura (2378 metri), sotto l'omonima cima (prossimamente la salita alla Cima di Valscura, troppa neve in giugno).
Da questo severissimo ma spettacolare ambiente inizia l'interminabile ritorno: si discende lungo un primo vallone franoso per vaga traccia, dopodichè ne inizia un secondo molto più immenso, impressionante (fate attenzione con neve residua); al terzo dunque si scende con un tratto ripidissimo e poi un'altra distesa di sassi fino ad incrociare un appena accennato bivio. Sulla sinistra, la traccia porta alla Malga Flavona, mentre a destra a Malga Termoncello: seguiamo dunque la destra dove presto la vegetazione incomincia a farsi risentire con qualche mugo e poi con qualche larice. Si giunge dunque, dopo una ripida digressione, ad un altro bivio sempre per Malga Flavona, dal quale seguiamo imperterriti per la Termoncello. Ben presto ci ritroviamo nel bosco a percorrere lunghissimi tratti in costa, mentre sulla nostra sinistra si aprono splendidi scorci sull'incantato Lago di Tovel, il famoso lago rosso delle leggende. Ci si cala tagliando un immenso vallone solcato da impressionanti colate bianche di materiale sedimentario dopodichè si perviene al bivio con il sentiero per il lago di Tovel: qui fate MOLTA ATTENZIONE, poichè la traccia per la Malga Termoncello è segnata in azzurro sulla destra mentre la discesa al lago è ben indicata e può condurre in un errore che può costare un immensa fatica. Seguiamo quindi la scomoda e poco segnata via che rimane sotto al ripido pendio per un buon tratto, quindi, con grande sconforto, ad una scoscesa tirata che risale una conca: dopo una bella salita, perveniamo finalmente al verdeggiante Passo Termoncello, quindi all'omonima malga (1856 metri). Dall'edificio, fate attenzione a prendere la traccia che discende verso sinistra, in direzione della Malga d'Arza: con un tratto in costa, si discende poi nel folto del bosco per facile sentiero fino a pervenire alla rotabile dell'inizio che seguiamo a ritroso in direzione del parcheggio.