A grandi linee:
Appassionante ascesa all'elegante piramide che segna il confine nord-est nel gruppo del Cevedale. Alla testata della Val D'Ultimo si aprono numerose via di salita, alcune più difficili, altre accessibili all'escursionista esperto con punte di alpinismo. Una di queste è proprio la via del Gioveretto che, tra sfasciumi e brevi tratti ghiacciati, ci porta oltre la soglia dei 3000 metri regalandoci splendide vedute su tutto il resto del gruppo, essendo essa piuttosto distaccata e solitaria, utima torre di guardia del comprensorio Ortles-Cevedale.
Difficoltà:
EE escursionisti esperti, breve tratto EEA (utile, per i più sensibili, un'imbrago da ferrata)
Tempi:
Da Fontana Bianca, circa 5 ore. Dal rifugio 3 ore.
Dislivello:
1560 metri dal Fontana Bianca, 880 dal rifugio.
Come raggiungerlo:
Da Merano, uscite in direzione della Val d'Ultimo. Percorrete la lunga valle fino a Santa Gertrude, poi in direzione Fontana Bianca. Superato il lago, si parcheggia (1880 metri)
Descrizione:
Da Fontana Bianca seguite il sentiero per il Rifugio Canziani: il primo tratto si svolge in un ridente bosco di larici lungo una carrozzabile che si abbandona presto alla deviazione con il sentiero per il Collecchio. Dopo un bel tratto mai troppo scosceso, la vegetazione si dirada sempre di più e si gira attorno alla montagna per portarsi al di sotto del Lago Verde. Una lunga serie di tornanti ci aspetta, non troppo ripidi, che pian piano risale il pendio fino a portarci su di una carrozzabile di servizio di proprietà Enel che in breve ci porta alla diga e quindi al Rifugio Canziani (2560 metri).
Dal rifugio, seguiamo il sentiero in direzione del Gioveretto (Zuffrspitze) che rimane in costa lungo il lago per un pò fino al bivio per le Cime Sternai: si sale dunque sul pendio destro e, con un breve strappo, raggiungiamo una bella piana solcata da un torrente. Si attraversa un breve acquitrino, quindi continuiamo la salita sulla sinistra: facendo attenzione a non perdere i segni del sentiero, si cammina al centro della vallata sempre in salita tra grossi sfasciumi e qualche nevai residuo finchè non ci si trova la piramide del Gioveretto proprio sopra di noi a destra. Il sentiero piega dunque in direzione della montagna salendo per terreno friabile con stretti tornanti molto ripidi in direzione del canalone che scende dalla lingua di ghiaccio. Arrivati sotto alla parete, alla strettoia, è facile trovare il nevaio ancora persistente nell'alta stagione ma, stando molto serrati alla roccia sulla sinsitra, si può evitare arrampicando un poco: di nuovo su terriccio instabile, si continua la salita fin proprio sotto il margine del ghiacciaio. Ora, obliquando comodamente a sinistra, risaliamo in maniera semplicissima fino a trovarci sopra alla vedretta del Gioveretto e, compiendo un tornante, la si attraversa facilmente senza ramponi poiche pianeggiante e non crepacciata per 70 metri. Ci troviamo sotto la piramide terminale che si risale sempre seguendo i segni, dapprima lungo un canalino molto scosceso e franoso, poi su roccette di 1° grado. Poco prima della cima, ci si trova davanti al tratto attrezzato: per chi non ha problemi di vertigine è piuttosto semplice, in quanto le difficoltà si concentrano in un breve traverso in obliquo che si espone un pò sul ghiaccio sottostante, ma, per i più sensibili, un set da ferrata può aiutare molto. In breve, si superano le ultime roccie e si raggiunge la croce di vetta (3439 metri): il panorama si apre immenso su tutto il gruppo dal quale spiccano Vioz, Palon, Cevedale, Gran Zebrù, Ortles; più nord le alpi di confine con Palla Bianca in testa e più distanti le Dolomiti.
Come proseguire:
Il giro termina qui per chi vuole mantenere le difficoltà nella ambito escursionistico. Per gli alpinisti esperti di ghiaccio, la traversata in Val Martello può essere una bella opzione.