Descrizione:
Splendida vetta a cavallo fra Val d'Ultimo ed alta Val di Non, esplorando le praterie sopra al paesino altoatesino di Proves. Ci sono due possibilità per salire alla Vedetta Alta: la via nord, consigliabile in estate o comunque in assenza di neve per la traversata in cresta molto suggestiva ma leggermente esposta e la via da sud, quella descritta qui, univoca in caso di annevamento consistente. La salita si svolge dapprima tra delle belle malghe, poi in ampi prati solcati da numerosi torrenti ed infine sui rocciosi pendii tipici della zona: per il tratto finale, in caso di neve, sono utili i ramponi per la cospicua ripidità del versante. Le vedute ampie sulle due vallate ripaga appieno dell'impegno fisico necessario per l'ascensione.
Difficoltà:
EE escursionisti esperti
Tempi:
Senza neve, 3 ore e 30, con neve anche 4 ore e 30
Dislivello:
circa 900 metri
Come raggiugerlo:
Da Trento seguire per Cles/Val di Non. Al bivio per la Val di Sole, voltate per Rumo/Livo: seguite la strada fino a sconfinare in Alto Adige e, superato il bivio per Proves, arrivate poco prima della galleria che passa in Val d'Ultimo, dove si trova un ampio parcheggio.
Descrizione:
Dal parcheggio, seguite le indicazioni per la Malga Cloz, inoltrandovi in un breve boschetto fino a raggiungere la strada forestale: in pochi minuti si perviene alla suddetta malga, aperta fino a tarda stagione (ottimo formaggio in vendita, molto saporito). Seguendo sempre la rotabile, in pochi minuti si giunge a Malga Revò (1730 metri). Prendete ora il facile sentiero 7 che entra nel bosco sovrastante, fino al bivio col 133 e lo imbocchiamo in direzione dell'Hochwart (Vedetta Alta): con un traverso di 20 minuti nella vegetazione, usciamo su di un'altra stradina che conduce in poco alla Malga Kessel (1917 metri). La piccola costruzione è costituita da una minima zona abitabile, un grande magazzino aperto come bivacco d'emergenza e un bagno inaspettatamente "lussuoso". Da qui, il sentiero 11 si stacca salendo per pendio erboso inoltrandosi, dopo una tirata, in un valloncello scavato da un torrente. Ad un certo punto si guada, per risalire il lato destro fino ad uscire su una bella spianata panoramica coronata da un bel laghetto d'alpeggio. Si punta dunque alla cresta che ci sovrasta a destra per un tratto un pò scosceso (delicato con neve per piccole scariche), quindi, con strappi decisi, si perviene a questo crinale secondario: lo si percorre interamente fino a ritrovarci sotto il pendio terminale: d'estate è sicuramente più suggestivo seguire la traccia che sale alla forcella sulla sinistra e raggiungere la vetta per l'aerea cresta, ma d'inverno dobbiamo forzare la montagna in maniera piuttosto decisa seguendo quel che rimane del sentiero 11, quasi sicuramente sepolto. Quindi, utlizzando i ramponi con neve, tiriamo dritti sul pendio piuttosto scosceso (35,40 gradi) e si perviene alla croce della Vedetta Alta (2627 metri). Il panorama è molto vasto, essendo libero ad est: si vedono nitide tutti i gruppi dolomtici, quindi erso nord Gran Pilastro, Cime Nere, Similaun. In primo piano, voltando verso ovest, Orecchia di Lepre, Gioveretto e Cime Sternai e tutto il gruppo Ortles Cevedale; verso sud Brenta, Adamello e Presanella.
MAPPA DELL'ESCURSIONE (nero via sud, giallo via nord)
Come proseguire:
In estate è sicuramente molto più suggestivo compiere l'intero anello da Cima Belmonte e giungere in vetta dalla più ardita via nord, ma la neve costringe, volendo mantenere le difficoltà modeste, a salire e scendere da sud.