DANTE-SYMPHONIE
Di Leonardo Vezzadini | 25 marzo 2021
Di Leonardo Vezzadini | 25 marzo 2021
Compositore: Franz Liszt
Genere musicale: classica, sinfonia corale
Epoca di composizione: 1855-1856 (romantico)
Numero d'opera: S. 109
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.”
La pregnanza semantica e la ricchezza contenutistica della Divina Commedia, il capolavoro di Durante “Dante” Alighieri, è stata una fonte di ispirazione per numerose figure nei secoli successivi.
A metà del 1800, nel pieno dell’esplosione del Romanticismo, Franz Liszt, uno dei compositori più in vista nel contesto europeo, concepì un capolavoro ispirato al viaggio dantesco: la Dante-Symphonie, una composizione per orchestra sinfonica in tre movimenti, relativi all'Inferno, al Purgatorio e un Magnificat finale. La sapiente gestione dei vari strumenti e l’originale semplicità dei motivi generano un’atmosfera molto suggestiva ed evocativa delle ambientazioni dei celebri canti della Commedia. Il lavoro si inserisce nel settore musicale della musica a programma, ossia un prodotto musicale con scopo descrittivo o narrativo di eventi e situazioni indipendenti.
Il segmento dedicato all’Inferno (che dura all’incirca venti minuti) è inevitabilmente tragico e disturbante. Presenta, in apertura, una sorta di declamazione, è come se l’orchestra scandisse, con tono grave e perentorio, i moniti incisi alla porta dell’abisso:
«Per me si va nella città dolente,
Per me si va nell'eterno dolore,
Per me si va tra la perduta gente.
[...]
Lasciate ogni speranza voi ch'entrate.»
Successivamente, la musica racconta la discesa di Dante e Virgilio: tramite intelligenti espedienti armonici e compositivi, l’ascoltatore è d’un tratto in balia dello sferzante vento infernale, si trova a scendere vorticosamente nella spirale del regno perduto, ascolta le parole d’amore di Francesca cullato dalle dolcissime note dei violini accompagnati dall’arpa. Tutto d’un tratto, irrompe la presenza del bestemmiatore Capaneo, in una transizione per la quale Liszt scrive: “L'intero passaggio intende essere una blasfema risata di scherno”, a sottolineare l’atteggiamento offensivo e violento del personaggio. Il movimento si conclude con un accordo quasi fastidioso, probabilmente segno del demonio, Lucifero.
È ora il momento del Purgatorio. Si avverte già un cambiamento, l’atmosfera è più serena: è mattino, e Dante è uscito dalle tenebre opprimenti dell’Inferno per rivedere dapprima le stelle e successivamente l’alba, simbolo della rinascita. Il movimento è tripartito: dopo l’incipit, si staglia davanti a noi l’immensità del Monte Purgatorio, raccontatoci tramite un frammento in cui si intrecciano molteplici voci che sembrano inseguirsi. Globalmente, il Purgatorio è visto da Liszt come un luogo di riflessione e di meditazione piuttosto che di vero e proprio pentimento, e tale inclinazione si riflette anche sulla scrittura musicale, che immerge il fruitore in un clima quasi onirico.
Inizialmente, il compositore aveva in programma anche la stesura di un maestoso terzo movimento dedicato al Paradiso, ma fu dissuaso dall’amico Wagner, convinto che “nessun essere umano sarebbe stato in grado di rendere in musica le gioie del Paradiso, il cui splendore in qualsiasi espressione artistica poteva soltanto essere contemplato con gli occhi dell'anima”. Perciò, Liszt si limitò alla composizione di un Magnificat per coro di voci femminili che evocasse le voci celesti, spesso accompagnate da un violoncello, la cui sonorità ricorda il regale portamento di un cigno. Molto più breve rispetto agli altri più complessi movimenti, questa preghiera serafica è costituita da accostamenti di note piacevolissimi all’orecchio, quasi eterei, che conducono l’ascoltatore a farsi trasportare lontano, a perdersi nella sua mente, in cielo, tra le nuvole, a scorgere le intelligenze angeliche e ad ammirare la meraviglia del cosmo: il potere della musica è eterno, incommensurabile. E se essa è concepita attorno al capolavoro letterario divino della storia dell’uomo, ecco che prende vita un flusso di mille pensieri, di voli infiniti della nostra mente e della nostra alta fantasia.
A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.