DEAR WHITE PEOPLE
Di Francesca Giaretto | 21 marzo 2021
Di Francesca Giaretto | 21 marzo 2021
Data di produzione: 2017 – in produzione
Autore del programma: Justin Simien
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Genere: commedia, satira
Lo trovate su: Netflix
Con questa citazione inizia “Dear White People”, la serie TV incentrata su un gruppo di studenti afroamericani nell’immaginaria Winchester University, “la nona università fra le otto migliori del Paese”. Le vicende si svolgono quindi in un luogo destinato ai pochi studenti privilegiati che vengono ammessi e possono permettersi di pagare la retta scolastica; nonostante il carattere elitario dell’ambiente, o forse proprio a causa di questo, gli studenti non-bianchi subiscono quotidianamente atti di razzismo, provenienti sia dai compagni che dai professori e dai poliziotti presenti nel campus.
Stufa delle micro e delle macro-aggressioni, Samantha White (Logan Browning), studentessa mulatta che si identifica maggiormente nelle proprie origini africane, si rivolge alla comunità scolastica nel programma radiofonico “Dear White People” (“Miei carissimi bianchi”), nel quale racconta e commenta alcuni degli episodi vissuti in prima persona da lei stessa o da altri studenti.
In particolare, l’evento che dà il via alla narrazione è un “Blackface Party” organizzato dalla rivista studentesca “Pastiche”. La blackface è un tema spinoso della storia recente, che è stato portato all’attenzione pubblica dal movimento per i diritti civili di Martin Luther King e che è sbarcato in Italia solo di recente, soprattutto grazie all’ondata di attivismo presente sui social media. In poche parole, la blackface è una pratica che consiste nel dipingersi la faccia di nero e scimmiottare gestualità stereotipicamente attribuite alla comunità afroamericana con intento dispregiativo e razzista.
Gli invitati a questa festa vengono quindi incoraggiati a praticare la blackface per imitare dei personaggi famosi neri. Nella leggerezza con cui questo atteggiamento viene portato avanti e raffigurato nella serie è insita un’importante critica sociale: gli studenti bianchi vengono infatti cresciuti in un ambiente ovattato e protetto, nel quale il razzismo è normalizzato al punto da non essere nemmeno percepito; nel momento in cui invece gli studenti neri si ribellano, viene chiamata la polizia, che interrompe la festa e addirittura se la prende con chi è in realtà la vittima. La tensione giunge al culmine quando un poliziotto punta la propria pistola carica contro lo studente nero Reggie Green, e si rifiuta di abbassarla finché lui non fornisce il proprio tesserino identificativo.
Reggie elabora con difficoltà questo episodio traumatizzante di violenza della polizia, tema quanto mai attuale negli Stati Uniti; ne emerge con una poesia di critica del trattamento ricevuto attraverso le lenti della “Dichiarazione d’indipendenza” statunitense:
“Riteniamo queste verità per se stesse evidenti
Che tutti gli uomini sono stati creati uguali
Che sono stati dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili
Tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità
Ma se sei turbolento o nero e hai un’opinione tua
Ti becchi solo un proiettile
[...]
Vita, libertà e la ricerca della felicità
Per alcuni di noi forse
Non c’è niente di evidente in ciò.”
La serie segue gli studenti singolarmente, dedicando a ciascuno un episodio e permettendo quindi agli spettatori di conoscere i personaggi “a tu per tu” ed empatizzare con loro. La narrazione assume quindi un taglio diverso in base al protagonista dei singoli episodi: si parla dei temi più svariati, tra cui le aspettative della società e della propria famiglia, le relazioni cosiddette “interrazziali” e il desiderio di conformarsi a una società a misura di bianco. Se volete scoprire di più su questi argomenti, e magari farvi anche una risata nel mentre, vi consiglio assolutamente questa serie.
Buona visione!