SEI PERSONAGGI IN CERCA DI AUTORE di Luigi Pirandello
Di Sabrina Attademo | 28 febbraio 2022
Di Sabrina Attademo | 28 febbraio 2022
Prima pubblicazione: 9 maggio 1921
Sceneggiatura: Luigi Pirandello
Prima assoluta: 9 maggio 1921; Teatro Valle, Roma
Composto nel: 1921
Genere: dramma
È una normale giornata per la compagnia di attori che deve provare 'Il giuoco delle parti' insieme al capocomico. Tutti sono scontenti, ma non possono mettere in scena nuove commedie se i commediografi francesi non scrivono più.
La conversazione viene interrotta da sei individui, un Padre, una Madre, il Figlio, la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina. I sei personaggi sono stati rifiutati dallo scrittore che li ha concepiti, perciò sono alla ricerca di un nuovo autore che racconti il loro dramma, il motivo per cui esistono. Sono delle realtà create con una storia immutabile, immortali solo se un copione scritto gli darà la fama che meritano.
Ogni personaggio ha un suo sentimento caratterizzante e un suo dramma. Il Padre e la Madre si separano e ognuno dei due si costruire una sua vita. La Madre, abbandonata dal secondo marito, cade in miseria e la Figliastra si deve prostituire nell'atelier di Madama Pace. Padre e Figliastra si incontrano e non si riconoscono, il peggio viene evitato appena in tempo dall'intervento della Madre. Il Padre accoglie in casa la Madre e i tre figli. Ciò provoca il risentimento del Figlio e la convivenza diventa insostenibile
Il Padre è tormentato dal rimorso e dalla vergogna, crede però che la Figliastra sia troppo dura nel suo giudizio visto che non siamo una persona unica e cambiamo in ogni momento in una serie di diversi atti. La Figliastra vuole vendicarsi del Padre perciò vuole rappresentare il lato più sconcio della vicenda per mostrare a tutti le colpe del padre. Il Figlio si sente un estraneo, solo e incompreso. È cresciuto da solo senza padre e ora si trova in una famiglia in casa che non conosce.
I personaggi hanno raccontato agli attori la loro storia affinché possano rappresentarla. Il suggeritore scriverà le battute dei personaggi e poi gli attori reciteranno le loro parti. L’incomunicabilità tra i due gruppi è però evidente. Sulla scena tutto appare falso e la vita autentica dei personaggi è irrappresentabile dagli attori: “Lui deve essere me, che viceversa sono io, questo”. Non riescono a esprimere il loro dramma esistenziale, tutto sembra costruito e irrealistico.
La scena finale è una rapida escalation di emozioni che si tramuta in tragedia. Il monologo della figlia rivela il vero dramma il motivo per cui tutti i personaggi, in particolare la Madre, sono a lutto. Il Giovinetto e la Bambina sono morti nell’indifferenza generale, schiacciati dal dramma della famiglia. La bambina è affogata nella vasca in giardino e il Giovinetto mette fine ai suoi giorni con un colpo di rivoltella. Con immagini nitide la Figliastra esprime il dolore e la rabbia. Descrive la vasca, le anatre con cui la Bambina vorrebbe giocare. È troppo piccola per stare da sola, ma nessuno ha tempo per badare a lei. Poi si rivolge al Giovinetto che era in giardino e non ha salvato la sorella. Avrebbe potuto ammazzare il Padre e Figlio, i veri colpevoli del dramma, ma sopraffatto dalla scena si toglie la vita.
Quello che per noi è finzione, per i personaggi è la realtà. Il palcoscenico “è il luogo dove si gioca a fare sul serio”. I bambini sono stati fin dall’inizio dei fantasmi: non hanno mai parlato e le loro ombre non sono proiettate sul fondalino.
Un pezzo, concedetemi il termine anglofono, “mind-blowing”. Rivoluzionario, struggente e divertente in così poche pagine che vi verrà voglia di sottolineare ogni frase. Una lettura veloce e allo stesso tempo impegnativa, perciò consiglio di leggerlo almeno due volte per riuscire a cogliere il significato di ogni riga.