IL RACCONTO DELL'ANCELLA di Margaret Atwood
Di Francesca Busceti e Sabrina Attademo | 8 marzo 2021
Di Francesca Busceti e Sabrina Attademo | 8 marzo 2021
Autore: Margaret Atwood
Genere: romanzo distopico
1° pubblicazione: 1985
Casa editrice: McClelland & Stewart
Cosa succederebbe se gli estremisti cristiani prendessero il potere? Margaret Atwood immagina una società distopica basata su un radicalizzato maschilismo che porta la misoginia al limite. A causa di radiazioni atomiche, sempre più donne sono diventate sterili, e con la scusa di salvare la specie umana si è instaurato un regime dittatoriale, la Repubblica di Galaad.
I nuclei familiari sono stati distrutti per lasciare spazio a una nuova organizzazione, alla cui base vi sono le “ancelle”, le procreatrici. Le ancelle sono al servizio di famiglie “ospitanti” formate dal capofamiglia maschile (detto comandante) e la moglie (la padrona di casa). Una volta al mese le ancelle vengono sottoposte alla Cerimonia, in cui il marito cerca di fecondare l’ancella in presenza della moglie. La celebrazione di questo rito è ispirata all’evento biblico in cui Lia concepisce il figlio di Giacobbe davanti alla moglie Rachele. Viene quindi rielaborata una nuova visione della vita di coppia e famigliare, per cui il sesso è visto solo con finalità procreative, e privo di un qualsiasi sentimento romantico. Gli unici sentimenti di affetto ammessi sono quelli dei genitori adottivi nei confronti dei figli, figure angeliche che vengono protette ad ogni costo.
Se non ancelle o mogli, le donne possono svolgere poche altre funzioni sociali: o zie, cape supreme delle ancelle, o marte, le domestiche delle famiglie.
Anche l’omofobia è radicalmente interiorizzata, le persone lgbt+, in particolare ragazze lesbiche, vengono spedite nelle colonie in quanto “traditrici di genere”. Questi campi di concentramento sono situati in zone radioattive, in cui sono costrette ai lavori forzati fino alla morte.
La società è a tutti gli effetti controllata da un regime: libri, musica e parole (come “sterile”) sono censurati e le donne hanno il divieto di leggere. Ogni parte della vita è regolamentata: dal saluto “sia benedetto il frutto” e “sotto il suo occhio” allo svolgimento del parto. Ogni classe sociale ha capi di vestiario di colori specifici: gli uomini indossano divise nere, le mogli vestono di blu, le marte di verde e le ancelle di rosso. Quest’ultime portano anche un copricapo bianco, forse per nascondere la loro femminilità, considerata superflua, forse per renderle più facilmente individuabili. Qualsiasi tentativo di ribellione, o peggio, di fuga, è punito severamente con atti di cruda violenza o con la morte.
Si instaura quindi un regime di terrore in cui chiunque si sente oppresso, gli stessi comandanti non rispettano i principi fondamentali della Repubblica, frequentando bordelli nel tempo libero. Atwood fa quindi emergere l’ipocrisia e l’insostenibilità della situazione. La sorte peggiore tocca però alle donne, le quali sono sottoposte a violenze fisiche e psicologiche inimmaginabili. Le ancelle in particolare, non vengono considerate come esseri umani, ma trattate alla stregua di oggetti. Il loro unico scopo è quello di dare luce a figli che poi dovranno lasciare nelle mani delle mogli. La loro funzione determina la loro esistenza. Ogni ancella viene privata della propria identità, del proprio nome, acquistando il cognome della famiglia da cui dipende. Non è previsto che abbiano alcun tipo di passione, emozione o sentimento: nessuna traccia di umanità. Ci ha colpito particolarmente il passaggio del libro in cui la protagonista, Difered, usa della margarina come crema per il viso, perché le è vietato l’uso di qualunque cosmetico.
Questo romanzo sembra molto lontano dalla nostra realtà, ma non illudiamoci. Anche nel libro tutto è iniziato come una campagna politica portata avanti da uomini e donne, in particolare la moglie della famiglia ospitante di Difred, Serena. Con la radicalizzazione della loro ideologia, quella che era la leader del partito verrà relegata al ruolo di moglie, diventando una delle tante donne senza voce.
Margaret Atwood ci mette in guardia: le estremizzazioni non hanno mai avuto e mai avranno riscontri positivi. I regimi dittatoriali si instaurano come piccoli parassiti, dapprima lentamente, nella società: ce ne dissociamo solo quando sono un’ipotesi remota. È da quei pregiudizi, da quei preconcetti, da quelle piccole discriminazioni, che nasce qualcosa di più grande. Ecco che, poco a poco, ti vengono rubati piccoli pezzi di libertà, facendoti abituare gradualmente alle nuove regole. All’inizio sono state licenziate tutte le donne, poi sono stati bloccati tutti i conti bancari intestati a loro. Nessuno ha detto nulla, nessuno si è ribellato quando la situazione poteva ancora essere ribaltata; perché in fondo quello che aveva permesso la scalata al potere del regime totalitario è stato il maschilismo già presente nella società.
Il governo, per mascherare gli abusi al mondo esterno, cerca di dare la migliore immagine di sé. Si vanta dei traguardi raggiunti in campo ecologico che però, più che essere dei passi in avanti, sono determinati da un recesso della società.
Il romanzo si può definire disturbante: leggendolo abbiamo provato una costante sensazione di angoscia e turbamento. La situazione di repressione portata avanti dalle violenze psicologiche e fisiche viene sentita anche dal lettore che a modo suo si sente in trappola.
Il racconto dell’ancella ci ha colpito, come una spina un fianco: proprio come dovrebbe fare.