SQUID GAME
Di Francesca Busceti e Arianna Lombardi | 20 gennaio 2022
Di Francesca Busceti e Arianna Lombardi | 20 gennaio 2022
Data di produzione: 17 settembre 2021
Autori del programma: Hwang Dong-hyuk
Paese di produzione: Sud Corea
Genere: thriller, horror, drammatico
Lo trovate su: Netflix
L’espediente della trama è semplice: 456 persone partecipano a una serie di giochi per bambini originari della cultura coreana, a costo della propria vita. Soltanto uno di loro potrà sopravvivere e vincere un'ingente somma di denaro.
Di per sé, l’idea di creare delle sfide mortali non è una novità: basti pensare a Battle Royal oppure al rinomato Hunger Games. Tuttavia, Squid Game presenta una peculiarità imprescindibile: i giocatori hanno l’opportunità di abbandonare la sfida in qualsiasi momento, nonostante ciò decidono di restare. Questo perché sono considerati reietti e miserabili della società e vivono situazioni economiche e familiari estreme. Quindi, pur di ottenere miliardi di won, sono disposti a mettere in palio la propria vita.
La serie offre numerosi spunti di riflessione interessanti, primo fra tutti l’istinto di sopravvivenza. Vediamo personaggi pronti a sacrificare il proprio migliore amico, il proprio partner, il proprio fratello o sorella. Si è portati a chiedersi: fino a che punto l’essere umano è disposto a spingersi pur di rimanere in vita?
I cadaveri dei defunti giocatori vengono riposti in bare con fiocchi, che somigliano a pacchi regalo. Dunque, la morte non è un tragico evento da piangere, ma l’offerta di un sollievo dalle sofferenze della vita, un dono.
Infine, la pulsione all’istinto omicida generata dall’istinto di sopravvivenza, da cosa deriva davvero? Da una genuina fame di violenza o dal disperato bisogno di quel denaro in palio con la vincita?
Squid Game racconta la storia di personaggi intrappolati in una realtà estremamente classista che obbliga ad avere successo e provare vergogna e ripudio nei confronti di chi fallisce. I cittadini coreani sono lasciati sprofondare nella loro povertà. Ma di fronte alla morte, i divari sociali non hanno più importanza: sopravvive solo la mancanza di umanità.
Le riflessioni filosofiche sulla natura umana non sono di certo l’unica ragione del grande successo della serie. A livello estetico, Squid Game presenta una fotografia spettacolare con cromature pastello e colori tenui. Questo elemento contribuisce nella creazione di quella inquietante atmosfera, causata dall’accostamento tra innocenza bambinesca e cruenta violenza. Quindi gli accesi verde e rosso delle tute di partecipanti e guardie contrastano con le ambientazioni delle sfide.
Le riprese dall’alto della regia sono iconiche, la sceneggiatura complessivamente ben scritta e la crescita dei personaggi ben caratterizzata.
Alcuni lamentano la recitazione quasi innaturale, tipicamente coreana, una differenza culturale e stilistica che all’occhio di uno spettatore occidentale risulta subito evidente. Tuttavia, non l’abbiamo trovata artificiosa, anzi rappresenta perfettamente momenti drammatici.
Un altro aspetto probabilmente attraente per il grande pubblico è legato al fenomeno della cosiddetta “drammatizzazione della pornografia del dolore”. Il termine si riferisce alle pulsioni più inquietanti, primordiali e intrinseche nella natura umana; riguardanti la fascinazione della violenza, della morte e del dolore. Quei macabri e sadici fattori che rendono per esempio l’horror splatter così amato.
Pertanto, horror e thriller sono in Squid Game esposti in maniera convincente e, grazie alla trama scorrevole, vi ritroverete a finirla nel giro di pochi giorni!
Buona visione!