COWSPIRACY
Di Sabrina Attademo | 10 gennaio 2021
Di Sabrina Attademo | 10 gennaio 2021
Tra le conseguenze dell’allevamento intensivo c’è l’incremento dei gas serra. Il metano prodotto dalla digestione di questi animali ricopre infatti il 50% delle emissioni di gas.
Gli allevamenti consumano troppe risorse, in particolare l’acqua: la California combatte ogni anno contro la siccità ma nessuno consiglia ai cittadini di mangiare meno carne.
Utilizzano stalle e campi per coltivare il mangime. Per ottenere questo spazio, bisogna sottrarre alle altre specie il loro habitat. Di conseguenza, la foresta pluviale sta scomparendo e gli animali selvatici vengono uccisi per non disturbare i ranch e si stanno estinguendo. La terraferma non è l’unica a essere intaccata. I liquami degli allevamenti e la pesca selvaggia hanno un impatto devastante sulla biodiversità marina. La pesca seriale non è sostenibile per l’ecosistema subacqueo.
Queste informazioni non sono messe abbastanza in luce o sono emesse dalla maggior parte dei siti e evitate dagli enti competenti. Perché? I responsabili delle associazioni che dovrebbero difendere il nostro pianeta vengono intervistati per rispondere a questa domanda. Il problema principale è che l’allevamento è un business e schierarsi contro di esso non è conveniente e a volte pericoloso. Dorothy Stang e altri attivisti brasiliani sono stati uccisi perché si erano messi contro chi aveva troppo potere politico ed economico. E’ più facile mettere a tacere una verità scomoda e dare la colpa all’uso domestico di acqua per la siccità, alla spazzatura e alla zuppa di pinne di squalo per il tracollo degli oceani, all’olio di palma per la deforestazione, alla sovrappopolazione la fame nel mondo. I segreti vengono svelati, le false informazioni vengono smentite e le risposte delle interviste messe in discussione dagli esperti e da ex-collaboratori.
Bisogna specificare che questo documentario è del 2014 e in questi anni sono stati fatti enormi passi avanti e le cause di questa crisi ambientale sono state scoperte quasi del tutto. Le associazioni citate si sono schierate contro gli allevamenti intensivi. Basta cercare rapidamente su Google il sito di Greenpeace e paragonarlo con quello mostrato in Cowspiracy.
Avendo appreso tutte queste informazioni, come si può fare?
Un allevamento sostenibile non è una risposta possibile a livello di profitto e di risposta alla domanda attuale. Non c’è abbastanza terreno disponibile per produrre cibi animali.
L’unica soluzione ritenuta possibile è quella vegetale. I benefici di questa scelta sono molteplici. A livello globale si eliminerebbero tutti i problemi esposti in precedenza e si ridurrebbe la fame nel mondo. Il cibo per tutti c’è, ma viene usato male. Le esigenze alimentari di una mucca sono superiori di quelle di un uomo. Se nutriamo quella mucca stiamo utilizzando il cibo che potrebbe sfamare più persone per produrre una quantità inferiore di alimenti. In secondo luogo, il pezzo di carne che mangiamo una volta era vivo, spesso ci dimentichiamo di associare questi due concetti ma è la triste realtà.
Questa dieta non è ottima solo per l’ambiente, ma anche per la nostra salute. Latte e latticini non esistono per noi ma per un vitellino che deve crescere. Gli ormoni e i nutrienti contenuti all’interno non sono adatti al nostro organismo.