Domenico Sedran
(Adolfo Carlini)
(1905-1993)
(Adolfo Carlini)
(1905-1993)
Domenico Sedran era il più giovane di una famiglia di contadini poveri del Friuli. I suoi due fratelli maggiori, comunisti, decisero di emigrare in Argentina. A sua volta, nel 1922, decise di emigrare per lavorare nelle miniere del Lussemburgo, ma trovò lavoro in Francia, prima vicino a Verdun (Meuse), poi a Beaucourt (Territorio di Belfort), come falegname. Intorno al 1924 si stabilì nella regione parigina a Sannois (Val-d'Oise), poi a Nanterre (Hauts-de-Seine), dove fu assunto in un'impresa di costruzioni ferroviarie.
Emigranti italiani alla stazione di Modane
Fece parte del gruppo di lingua italiana del Partito Comunista Francese, partecipando a manifestazioni antimilitariste. All'interno del gruppo comunista italiano, inizialmente si schierò con la sinistra comunista "bordighista" per combattere Togliatti e Stalin, ma dal 1927 aderì alle posizioni trotskiste.
Espulso dalla Francia nel 1928 a causa delle sue attività comuniste, Sedran emigrò in Belgio, a Bruxelles, dove la Bourse du travail gli trovò un lavoro come falegname. Nel 1929 partecipò a importanti manifestazioni antifasciste in seguito all'esecuzione (17 ottobre) da parte del regime di Mussolini del giovane nazionalista italo-croato Vladimir Gortan, la cui organizzazione di combattimento (TIGR) lottava per l'annessione alla Jugoslavia dell'Istria, della costa slovena e di Rijeka (Fiume).
Sedran fu quindi espulso dal Belgio e si stabilì in Francia all'inizio di gennaio del 1930. Immigrato irregolare, lavorò a Parigi, a Lione in una fabbrica italiana di mobili, a Bastia in Corsica e infine a Marsiglia, Tolone e La Seyne-sur-Mer (Var), a partire dal 1931. Nel 1934 fu uno dei leader dell'organizzazione locale dei trotskisti italiani e francesi: militò sia nella Nuova Opposizione Italiana (NOI) - fondata da Pietro Tresso, Nicola Di Bartolomeo e Alfonso Leonetti - che nella Ligue communiste francese. Nel 1935 fu delegato dal gruppo trotskista italiano di Marsiglia per partecipare a una conferenza nazionale tenutasi a Parigi.
Nell'agosto 1936 Domenico Sedran, assumendo il nome di battaglia di Adolfo Carlini, partì per la Spagna. Accompagnato dai compagni marsigliesi, si unì al gruppo dei trotskisti italiani, la cui figura di spicco era Nicola di Bartolomeo (Fosco) [1901-1946]. Si arruolò in una milizia del POUM (la Colonna internazionale Lenin) dopo un addestramento militare alla Caserma Lenin di Barcellona. Ma non poté mai aderire, come gli altri trotskisti, al POUM che rifiutava ogni diritto di frazione. Con i suoi compagni, ma anche con la minoranza «bordighista», sotto la guida del «capitano» Enrico Russo (Candiani), combatté vittoriosamente contro le truppe franchiste sul fronte di Huesca, a Estrecho Quinto.
Tornato a Barcellona, nel novembre 1936 partecipò attivamente alla formazione della Sezione bolscevico-leninista di Spagna (SBLE), insieme a Manuel Fernández Grandizo (che usava lo pseudonimo di Munis, a destra nella foto), Jaime Fernández Rodríguez (a sinistra nella foto), Hans David Freund (Moulin) [1912-1937] ed Erwin Wolf (1902-1937). Questi ultimi due morirono tragicamente, rapiti e assassinati dagli agenti di Stalin, dopo il fallimento delle giornate rivoluzionarie di Barcellona nel maggio 1937.
Il maggio 1937 segna per il gruppo di Munis un difficile apprendistato dell'azione rivoluzionaria clandestina su due fronti: contro il fronte repubblicano, dominato dallo stalinismo dopo la messa al bando del POUM e delle minoranze anarchiche radicali, e contro il fronte franchista. Carlini fu un militante di primo piano del gruppo, essendo uno dei redattori de La Voz Leninista, il cui primo numero uscì nel maggio 1937.
Accusati falsamente di aver assassinato, il 10 febbraio 1938 in una strada di Barcellona, un ufficiale dei servizi segreti russi e repubblicani (NKVD e SIM), il russo-polacco Léon Narvitch Narwicz, un agente stalinista infiltrato nel POUM e responsabile indiretto dell'assassinio di Andres Nin, tutti i membri del gruppo di Munis, compreso Carlini, furono arrestati. Carlini, Munis e Jaime Fernández Rodríguez furono rapidamente processati da un tribunale paramilitare e condannati a morte, dopo essere stati torturati da Julián Grimau, l'«occhio di Mosca» a Barcellona. Una campagna internazionale bloccò l'esecuzione delle condanne a morte. Carlini riuscì miracolosamente a fuggire dalla prigione Modelo, approfittando della confusione creata dall'ingresso delle truppe franchiste a Barcellona il 26 gennaio 1939. Nascosto per diversi mesi nella capitale catalana, riuscì infine a raggiungere il confine francese e ad attraversare a piedi i Pirenei nell'agosto 1939. Arrestato a Perpignan dalla gendarmeria francese, fu infine internato nei campi di Saint-Cyprien (Pirenei orientali) e Gurs (Pirenei atlantici). Perse così ogni contatto con il gruppo di Munis e con gli altri suoi compagni.
Evacuato nel maggio 1940, durante l'offensiva finale tedesca, rifiutandosi di essere arruolato come lavoratore coatto nell'esercito francese, fu trasferito in Bretagna, a Vannes. Riuscì a fuggire e raggiunse Parigi, poi Bruxelles, dove prese contatto con i trotskisti belgi, tra cui il giovane Ernest Mandel. Fino al 1943, a costo di viaggi pericolosi, cercò di ristabilire i contatti tra le sezioni belga e francese della Quarta Internazionale.
Lo sviluppo di una situazione rivoluzionaria in Italia dal marzo 1943 lo spinse a tornare in Italia. Arrestato dai carabinieri a Modane, fu trascinato di prigione in prigione: Susa, Torino, Novara, poi quella di Milano, da cui riuscì a fuggire. Minacciato sia dai fascisti che dagli stalinisti, Carlini riprese l'attività politica, questa volta nella tendenza «bordighista», che stava vivendo un boom particolare.
Dall'inizio del 1944 alla fine del 1945, Carlini fu attivo nel partito "bordighista" di Milano, di cui conosceva già bene i militanti esiliati in Francia e in Belgio. Costituito nel novembre 1943, il Partito Comunista Internazionalista (PCInt) era allora guidato dall'ex deputato comunista Onorato Damen (1893-1979, nella foto a sinistra) – responsabile a Parigi, nel 1923, dell'edizione italiana di L'Humanité – e da Bruno Maffi (1909-2003). Nel dicembre 1945, alla Conferenza nazionale di Torino, in disaccordo con le tesi sulla guerra imperialista difese da Ottorino Perrone (principale animatore della Fazione italiana in esilio dal 1927 al 1940), ruppe una seconda volta con la corrente «bordighista».
Carlini aderì quindi a diversi gruppi trotskisti: il Partito Operaio Comunista (POC), allora guidato da Nicola di Bartolomeo, e, a partire dal 1950, i Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR), guidati da Livio Maitan (1923-2004).
Dal 1946 Carlini si dedicò anche a un'intensa attività sindacale a Milano. Divenuto tramviere, lavorò presso l'ATM (Azienda Trasporti Milanesi) fino al 1965, anno del suo pensionamento. Decise quindi di tornare nel suo Friuli natale per scrivere le sue memorie, Memorie di un proletario rivoluzionario, pubblicate in italiano nel 1980 dall'organo teorico dei trotskisti italiani Critica comunista (qui a sinistra la copertina del n. 8/9 del 1980, contenente lo scritto di Sedran; prossimamente ne ripubblicheremo il testo).
Carlini rimase sempre nell'orbita trotskista, membro onorario dei GCR, della Lega Comunista Rivoluzionaria (LCR) e dell'Associazione Quarta Internazionale (AQI), e nel 1989 con gli altri di quell’organizzazione di scelse di aderire a Democrazia Proletaria, e poi, nel giugno 1991, a Rifondazione Comunista.
Trasferitosi a Pola (Istria croata) nel 1989, dove commemorò il 60° anniversario dell'esecuzione di Vladimir Gortan, dovette tornare in Italia nel maggio 1991, quando scoppiò il conflitto jugoslavo. Domenico Sedran morì nel suo Friuli natale il 26 giugno 1993 in una casa di cura a Sequals (Pordenone).