Come vedete il vostro ruolo nel contesto italiano e vedete replicabile il vostro modello, vi vedete come una best practice a livello europeo?
Buon pomeriggio a tutti. Intanto complimenti a Forza Italia, perché il dibattito, che peraltro è evidente che è estremamente complesso, nella giornata di oggi sta dimostrando quanto il tema sia difficile e quanto quindi tutti gli attori devono partecipare a risolverlo.
Io vedo quattro grossi problemi. Il primo è evidentemente un problema di autonomia energetica: avevamo il 22,5% di autonomia energetica quando è partita la guerra tra Russia e Ucraina. Il secondo è un tema di prezzo dell’energia: oggi è vero che abbiamo una dipendenza dal gas superiore agli altri e questo sta condizionando i prezzi. Il terzo è un problema di urbanizzazione, che sta continuando ad aumentare: in Italia siamo al 70%, in Germania e in Francia già oltre l’80%, quindi andremo lì. E per darvi un’idea, noi in questi giorni stiamo distribuendo a Milano un giga e mezzo di energia in una rete piccolissima, 5 volte più densa di quella di Roma. Immaginatevi la complessità. E da ultimo, il tema del climate change, che però è il primo.
Mentre venivo qui ero in contatto con i miei tecnici su in Valtellina, sopra Bormio, perché da un lato sta sparendo il ghiacciaio dello Stelvio — chiunque di noi da piccolo andava da quelle parti si rende conto di cosa sta succedendo — dall’altro lato, sia l’altro ieri che oggi, sono venute giù delle bombe d’acqua spaventose che hanno in questo momento generato frane e problemi di tutti i tipi.
Quindi siamo lì che stiamo cercando di capire come gestire gli invasi e, tra l’altro, anche una parte degli impianti idroelettrici danneggiati dall’ira di Dio che sta venendo giù in queste ore. Quindi, come dire, non si può negare il tema. Dobbiamo affrontarlo. Dobbiamo affrontarlo con la neutralità tecnologica? Direi di sì, e soprattutto, forse, quello che dobbiamo fare velocemente in questo momento è usare quello che abbiamo a disposizione nella cassetta degli attrezzi. E nella cassetta degli attrezzi abbiamo sicuramente le rinnovabili: l’Italia, come dire, di sole, di vento, di acqua e di rifiuti ne ha. Il gas dobbiamo usarlo: abbiamo in costruzione, pagati con le nostre bollette con il capacity market, 5 o 6 nuove centrali con livelli di efficienza molto superiori a quelle storiche.
Noi ne stiamo costruendo una con efficienza del 63%, vuol dire che il prezzo dell’energia si fa: prezzo del gas per 1,6, non per 2, più CO₂. Il che abbassa in maniera molto importante, dà stabilità alla rete. Tra l’altro, le stiamo comunque finanziando in bolletta solo per il fatto di esistere, quindi forse utilizzarle può essere una buona idea. E poi non dimentichiamoci che abbiamo un tema europeo fondamentale.
Noi abbiamo tutto il Nord Italia che è molto connesso con il resto dell’Europa, e questa è una cosa molto importante perché quando ragioniamo di pianificazione e di Europa nata, appunto, sull’energia, sicuramente la connessione e gli scambi energetici non credo debbano creare preoccupazione a nessuno. Sul tema dell’Europa — poi torno alla multi-utility rapidamente — segnalo solo un tema.
Sono contento, ne parlavo ieri col Ministro, del fatto che siamo riusciti a sbloccare l’Energy Release. Sono preoccupato, Ministro, del rilassamento da qui al 2030 dei vincoli degli aiuti di Stato, perché noi fronteggiamo Paesi come la Germania o la Francia che stanno restituendo il 100% dell’ETS, avendo spazio a bilancio, alle imprese. Noi forniamo come A2A il 20% di tutta l’energia consumata da tutte le imprese italiane e quindi il grido di dolore lo sentiamo quotidianamente.
È chiaro che, con gli spazi di bilancio che abbiamo, il rilassamento nei prossimi 5 anni dei vincoli sugli aiuti di Stato rischia di generare un’asimmetria che vanifica tutti gli sforzi che stiamo facendo per abbassare un po’ l’energia in Italia, e quindi rimane un tema di competizione a livello europeo dell’industria molto grande. Quindi, il modello di un’azienda come A2A sfrutta oggi tutte le leve a disposizione. Voglio dire, è chiaro che si occupa di reti, siamo il primo operatore sul teleriscaldamento, lavoriamo sulle reti elettriche, sulle reti del gas, su tutte le forme di generazione, comprese le flotte di termovalorizzatori, la produzione di biometano.
Credo che affrontare in maniera olistica il problema oggi sia fondamentale. Devo dire che quando sono arrivato in A2A qualche anno fa avevo il dubbio se la pluralità di business fosse un difetto. Un po’ legato alla dimensione aziendale, che è molto cresciuta e quindi ha consentito comunque di mantenere una buona leadership in tutti i settori, mi sono convinto invece che il crossing tra questi settori è molto importante. Vi cito solo un esempio: noi ormai nella nostra rete di teleriscaldamento, con città come Brescia o Milano, siamo arrivati all’87% di calore decarbonizzato.
Cioè vuol dire che riusciamo a scaldare un’intera città con calore di recupero che viene dai rifiuti, dai termovalorizzatori, dal collegamento delle acciaierie, e la settimana scorsa abbiamo inaugurato il primo data center con recupero di calore da dare alla rete di teleriscaldamento. Queste, secondo me, sono le innovazioni che da una multi-utility ti puoi aspettare, e sono convinto che sia un modello decisamente esportabile anche in Europa.
Grazie.