Il settore del biogas è sempre più in espansione. Molto è stato fatto anche con gli ultimi decreti, in primis il Decreto Energia. Quali, secondo lei, devono essere i passi futuri?
Ringrazio l’On. Battistoni, grazie all’On. Luca Squeri, a tutto il gruppo e anche allo staff di Forza Italia per questa organizzazione di un evento importante.
Cresce la complessità. Complessità di un tema energetico che sempre di più abbraccia non solo temi di transizione, ma anche temi di sicurezza. Stiamo parlando della competitività del sistema Paese.
Per questo è stato molto importante sentire dire dal Presidente Tajani che stiamo parlando oggi di politica, e di politica industriale e politica sociale del nostro Paese. Per noi è sempre stato questo l’approccio.
Quando abbiamo iniziato a investire nelle nostre infrastrutture produttive, le abbiamo considerate infrastrutture strategiche. Strategiche per il Paese, non solo per la produzione energetica, ma perché erano in grado di incrementare la competitività dei sistemi locali, in primo luogo quelli agricoli, sviluppare modelli circolari di produzione e valorizzazione delle risorse e soprattutto arrivare alla produzione di un’energia, per dirla come la dice il Professor Franco Cotana, in grado di essere stoccata, programmata, flessibile su più mercati: elettrico, termico, gas.
Perché se compariamo l’energia, dobbiamo comparare non solo il sistema di produzione, ma anche il sistema di distribuzione. Quindi, in questo senso, oggi il biometano è il gas rinnovabile pronto ad essere utilizzato per la decarbonizzazione del nostro sistema, scalabile, a costi accessibili e soprattutto... è qui presente Angelo Baronchelli, nostro Vice Presidente, che rappresenta circa 200 piccole, medie e grandi imprese del CIB, che sono il soggetto che è stato in grado di svilupparsi grazie alle politiche di supporto e di sviluppo del nostro settore.
Teniamo presente che le due eccellenze del Made in Italy, dell’agroalimentare, dell’agroindustria e dell’industria del gas naturale, hanno trovato rafforzamento da queste politiche di supporto. Dove siamo? Giustamente ci si diceva: “Molto più avanti”. Grazie a questo approccio, con un governo che ha sposato una linea di sviluppo basata sulle forze del nostro Paese, con un Ministro che ha visto di rafforzare le politiche di sviluppo del nostro settore, uno staff del ministero e un dipartimento che sono stati in grado di coordinare una serie di attività regolatorie.
Oggi noi abbiamo un prezzo minimo garantito per gli impianti che producono energia alla fine del periodo incentivante — siamo l’unico Paese in Europa — per non disperdere gli investimenti. Tra l’altro, se non sbaglio, Onorevole, era un emendamento che era a prima firma dell’Onorevole Battistoni, mi sembra di ricordare. Siamo l’unico Paese che ha investito fortemente nel biometano, ricordiamolo, per la conversione e lo sviluppo, e abbiamo quindi messo una serie di attività che, come diceva giustamente il Capo Dipartimento Boschi, ci portano ad essere molto in avanti.
Cosa dobbiamo fare? Sicuramente dobbiamo accompagnare più industrie possibili a raccogliere questa opportunità del PNRR, più aziende possibili. Quindi adottare tutti i possibili provvedimenti, dare certezza per aprire i lavori il prima possibile, accompagnare gli investimenti fino alla fine dei lavori per permettere di raggiungere il 30 giugno [2026].
Dopodiché, dobbiamo sicuramente pensare ad una prospettiva di lunga visione, quindi sicuramente iniziare a ragionare per un post-PNRR che dia al nostro settore l’orizzonte temporale necessario per pianificare gli investimenti, sia nelle aziende agricole che nelle aziende industriali. Su questo, trovo che sia molto importante qui, entro un po’ velocemente nel mio ruolo europeo di Presidente dell’Associazione Biogas Europea, dobbiamo come Stato membro fare una forte politica in Europa per capire di essere più flessibili a livello europeo.
Perché non è concepibile che ci siano norme ristrette negli aiuti di Stato, norme ristrette nella gestione delle biomasse in ingresso per le produzioni di biocarburanti, norme ristrette nell’utilizzo del digestato come fertilizzante organico.
Tutti questi colli di bottiglia impediscono agli Stati membri, non solo in Italia, di sviluppare un nuovo modello, che è quello che peraltro viene professato a livello europeo. Sono però fiducioso che tutti insieme, lavorando — mondo dell’industria, mondo delle aziende agricole, istituzioni — visto che non sono tanti i numeri del “caso italiano” ad essere importanti, ma il modello che siamo riusciti a sviluppare, sapremo sicuramente portare questo modello come esempio non solo in Europa, ma a livello globale.
Grazie.