[Da Wikipedia] La suddivisione dei diritti umani in tre generazioni, proposta nel 1979 dal giurista ceco Karel Vašák all'Istituto internazionale dei diritti umani di Strasburgo, segue le parole d'ordine della Rivoluzione francese: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Le tre generazioni sono riflesse in alcune delle rubriche della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo include diritti che si ritengono di seconda generazione, come pure quelli della prima generazione, ma non fa la distinzione in sé (i diritti elencati non sono in ordine specifico).

Diritti umani di prima generazione

I diritti umani di prima generazione, spesso chiamati diritti "blu", trattano essenzialmente della libertà e della partecipazione alla vita politica. Essi sono fondamentalmente di natura civile e politica: servono negativamente a proteggere l'individuo dagli eccessi dello stato. I diritti di prima generazione includono, tra le altre cose, la libertà di parola, il diritto a un giusto processo, la libertà di religione e i diritti di voto. Essi furono sperimentati per primi dalla Carta dei Diritti degli Stati Uniti d'America e in Francia dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino nel XVIII secolo, anche se il diritto a un giusto processo risale alla Magna Carta del 1215 e ai Diritti degli Inglesi. Essi furono consacrati a livello globale e ricevettero uno status nel diritto internazionale per la prima volta negli Articoli da 3 a 21 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e più tardi nella Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1966.

Diritti umani di seconda generazione

I diritti umani di seconda generazione sono legati all'uguaglianza e cominciarono a essere riconosciuti dai governi dopo la rivoluzione industriale. Essi sono fondamentalmente di natura economica, sociale e culturale e garantiscono a membri diversi della cittadinanza condizioni e trattamenti uguali. I diritti secondari includerebbero il diritto a essere occupato, i diritti all'abitazione e alle cure sanitarie, come pure alla sicurezza sociale e alle indennità di disoccupazione. Come i diritti di prima generazione, anch'essi furono contemplati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, e ulteriormente incorporati negli Articoli da 22 a 27 della Dichiarazione universale e nella Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Negli Stati Uniti d'America, il presidente Franklin D. Roosevelt propose una seconda Carta dei diritti, che trattava in gran parte le stesse materie, durante il suo discorso sullo stato dell'Unione dell'11 gennaio 1944. Oggi, molte nazioni, stati o gruppi di nazioni hanno sviluppato dichiarazioni giuridicamente vincolanti che garantiscono insiemi completi di diritti umani, ad es. la Carta sociale europea.

Alcuni stati hanno adottato alcuni di questi diritti economici, ad es., lo Stato di New York ha sancito il diritto a un'istruzione gratuita, come anche "il diritto a organizzarsi e a contrattare collettivamente", e all'assicurazione contro gli infortuni, nella sua legge costituzionale.

Questi diritti sono talvolta indicati come diritti "rossi". Essi impongono al governo il dovere di rispettarli, di promuoverli e di soddisfarli, ma questo dipende dalla disponibilità di risorse. Il dovere è imposto allo stato perché esso controlla le proprie risorse. Nessuno ha direttamente il diritto all'abitazione e il diritto all'istruzione. (In Sudafrica, ad esempio, il diritto non è, "di per sé", all'abitazione, ma piuttosto "ad avere accesso a un'abitazione adeguata", realizzato su base progressiva.) Il dovere del governo è di realizzare questi diritti come azione positiva.