La frase Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere del giurista romano Eneo Domizio Ulpiano (Digesto 1.1.10 principio, circa III secolo d.C.) definisce i tre pilastri etici del diritto. Mi permetto di riportarli alla triade Società – Natura – Economia:
Honeste vivere (Vivere onestamente) indica l'obbligo di comportarsi secondo correttezza e morale, ponendo le basi etiche per la convivenza civile ed il linguaggio della vita pubblica. Nell'ambito dell'etica pubblica, fondamentale per la coesione sociale è il dibattito sulle ragioni e le modalità per vivere insieme e sui valori condivisi.
Riprendo da F. Reggio (a cura di), Honeste vivere. Percorsi filosofici per l'etica pubblica, 2025, Franco Angeli Editore:
«Mai come in questo momento si avverte la necessità di ritrovare un discorso sui valori, colti anche nella loro proiezione pubblica. Eppure, le odierne società complesse sembrano poco avvezze, se non male attrezzate, ad affrontare un simile confronto. Ciò è ancor più visibile nello spazio del dibattito pubblico, per il quale urge ritrovare una sapientia in grado di coniugare capacità critiche, attitudine al dialogo e costruttività: ingredienti fondamentali per evitare che tale dibattito si areni nelle secche di semplificazioni inadeguate o naufraghi sugli scogli di polarizzazioni pericolose. […] La dimensione dell'honestum evoca tuttavia un ambito più ampio e nel contempo più personale di quello strettamente giuridico: essa afferisce al comportamento umano inquadrato in un'area che tocca tanto l'agire individuale quanto la sua formazione e proiezione in un contesto sociale. Un concetto, dunque, particolarmente adatto alla nozione di "etica pubblica" come "etica dello e per lo spazio pubblico".»
D’altro canto, proprio la società civile ha una responsabilità essenziale nel monitorare il rispetto dei valori fondamentali dell'etica civica, attraverso la cittadinanza attiva, la promozione della cultura del bene comune, la protezione dei diritti umani, etc. Vedi anche qui.
Alterum non laedere (Non ledere l'altro), tradizionalmente inteso come regola giuridica di rispettare l'integrità altrui, trova nell'etica ambientale contemporanea una profonda rilettura della responsabilità umana che si estende dal singolo individuo all'intero ecosistema, inteso come valore unitario e bene da tutelare, imponendo la responsabilità di non danneggiare l'ambiente, gli esseri viventi e le generazioni future. Il principio quindi si evolve da norma civile a imperativo ecologico, imponendo la salvaguardia dell'equilibrio naturale come limite insuperabile alle attività umane.
Ecco i punti chiave dell'applicazione del alterum non laedere all'etica ambientale:
Approccio Non-maleficenza: Simile al primum non nocere medico, l'etica ambientale richiede di evitare azioni che causino danni irreversibili agli ecosistemi e agli esseri viventi.
Ecco i punti chiave dell'etica ambientale:
Approcci Principali: Si divide in antropocentrismo (la natura ha valore in quanto utile all'uomo), biocentrismo (ogni essere vivente ha un valore intrinseco) ed ecocentrismo (l'intero ecosistema è portatore di valore); una variante di quest'ultima teoria è l’“ecologia profonda”, che sostiene l’inseparabilità degli individui gli uni dagli altri, perché le relazioni di cui siamo parte, l’ambiente in cui viviamo rientrano nella descrizione che ci definisce, e noi stessi abbiamo a che vedere con ciò che definisce gli altri (vedi qui).
Responsabilità Futura: Mira a superare l'antropocentrismo di dominio, promuovendo la responsabilità umana verso l'ambiente, spesso intesa come custodia, specialmente in vista delle future generazioni (dovere intergenerazionale).
Azioni Quotidiane: Si traduce in comportamenti concreti e stili di vita sostenibili, come la riduzione degli sprechi, il consumo critico e la mobilità sostenibile.
Gestione delle Risorse: Riconosce il concetto di "limite" del pianeta, ponendo vincoli etici al consumo di risorse e all'inquinamento.
In sintesi, l'etica ambientale non è più solo una riflessione critica per stili di vita più ecologici come la riduzione degli sprechi, il consumo critico e la mobilità sostenibile, ma sta da tempo ispirando normative volte alla tutela della biodiversità e alla riduzione dell'inquinamento, applicando il principio "chi inquina paga" e la prevenzione del danno.
Suum cuique tribuere (Dare a ciascuno il suo) sottolinea l'obbligo di riconoscere e attribuire a ogni persona ciò che le spetta per legge o diritto.
Questi principi sono considerati le regole auree del diritto e sono spesso citati per definire la giustizia come la costante e perpetua volontà di attribuire a ciascuno il suo diritto (Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi).
il principio latino suum cuique tribuere ("attribuire a ciascuno il suo"), pur nascendo come precetto giuridico e morale, può essere esteso e interpretato in senso economico-commerciale.
In questo contesto, esso assume il significato di una giusta ed equa ripartizione dei risultati economici, proporzionale ai contributi, rischi o diritti di ciascuna parte coinvolta.
Ecco come si applica concretamente:
Rapporti Societari (Utili e Riserve): Il principio si traduce nell'attribuzione degli utili ai soci in base alla quota di capitale versato o agli accordi pattuiti. Allo stesso tempo, implica la creazione di riserve per garantire i creditori, assicurando che la gestione economica rispetti i diritti dei soggetti coinvolti.
Gestione del Patrimonio (Separazione): Nella normativa sui "patrimoni destinati ad uno specifico affare", il principio guida la separazione dei rischi e dei risultati di una specifica operazione commerciale da quella generale dell'impresa.
Corrispettivi e Contratti: Nell'ambito degli scambi, il "dare a ciascuno il suo" si lega al concetto di giusto prezzo e all'equivalenza delle prestazioni contrattuali.
Compensazione e Valutazione: Nella contabilità e nella valutazione aziendale, il principio garantisce che i costi sostenuti e i ricavi generati siano correttamente attribuiti al periodo di competenza o al ramo d'azienda che li ha prodotti, garantendo la correttezza del bilancio.
In sintesi, nell'ambito economico, "attribuire a ciascuno il suo" significa garantire l'equità nella distribuzione del valore creato e la corretta allocazione di costi e rischi.