[Riprendo da Wikipedia] Al centro siede in trono la personificazione della Tyrannide, figura diabolica con zanne, corna, occhi strabici (deve sempre guardarsi alle spalle) e piedi artigliati, in decisa contrapposizione con il Comune nell'Allegoria del Buon Governo. La tirannide non ha alcuna corda che la vincoli o unisca ai cittadini. Ai suoi piedi è accasciata una demoniaca capra nera, antitesi della lupa allattante, mentre sopra di lei sono tre vizi alati, sostituitisi alle tre virtù teologali dell'altro affresco: sono l'Avarizia (Avaritia), con un lungo uncino per arpionare avidamente le ricchezze e due borse le cui aperture sono strette in una morsa, la Superbia, con la spada e un giogo, e la Vanagloria, con uno specchio per ammirare la propria bellezza materiale e una fronda secca, segno di sterile volubilità. Esse ispirano il tiranno a trascendere i limiti dettati dalla giustizia e dalla saggezza e peccare di tracotanza  (hybris ὕβρις).

Accanto alla Tirannide siedono invece le personificazioni delle varie sfaccettature del Male, opposti alle virtù cardinali, alla Pace e alla Magnanimità dell'Allegoria del Buon Governo. A partire da sinistra troviamo la Crudeltà (Crudelitas), intenta a mostrare un serpente ad un neonato; il Tradimento (Proditio), con un agnellino tramutato in scorpione a livello della coda, simbolo di falsità; la Frode (Fraus), con le ali e i piedi artigliati; il Furore (Furor), con la testa di cinghiale, il torso di uomo, il corpo di cavallo e la coda di cane, simbolo di ira bestiale; la Divisione (Divisio), con il vestito a bande bianche e nere verticali (rovesciamento della balzana senese, che invece ha le bande orizzontali) e con la sega, antitesi della pialla livellatrice di contrasti della Concordia nell'Allegoria del Buon Governo; la Guerra, con la spada, lo scudo e la veste nera, nemica della bianca Pace.

Sotto la Tirannide troviamo nuovamente la Giustizia: era una regina in trono nell'Allegoria del Buon Governo, qui invece è a terra, soggiogata e spogliata del mantello e della corona, i piatti della bilancia rovesciati al suolo, l'aria mesta, le mani legate con una corda tenuta da un solo individuo piuttosto che dalla comunità intera. Accanto a lei ci sono le vittime del malgoverno, cioè i cittadini. Questa è anche la parte più lacunosa dell'affresco, e pertanto di difficile interpretazione. A destra della Giustizia soggiogata vediamo due individui contendersi un neonato con la violenza e, ancora più a destra, altri individui lasciare con le mani mozze due cadaveri a terra. La scena alla sinistra della Giustizia risulta di difficile interpretazione, mentre siamo del tutto impossibilitati a cogliere i personaggi rappresentati sotto l'arco all'estrema destra dell'affresco, una porta cittadina dove doveva avvenire qualche misfatto.

Superbia, Avarizia e Vanagloria, che sovrastano e ispirano il tiranno, sono tre peccati capitali presenti in vari passi della Divina Commedia dantesca; le tre fiere che Dante incontra all'inizio dell'Inferno sono la lonza (lussuria/invidia), il leone (superbia) e la lupa (cupidigia/avarizia), e rappresentano i vizi capitali che impediscono all'uomo il cammino verso la virtù e la conversione. Orgoglio, Superbia e Vanagloria sono anche i simboli dei tre cadaveri (uno fresco, uno in putrefazione, uno scheletrico, tutti e tre avvolti fra spire di serpenti, simboli del Male secondo la concezione cristiana) raffigurati nel Trionfo della Morte dipinto tra il 1336 e il 1341 da Buonamico Buffalmacco nel Camposanto di Pisa (curiosamente Vasari attribuì uno degli affreschi del ciclo a Pietro Lorenzetti, fratello maggiore di Ambrogio). 

L'affresco, sebbene diviso in tre registri al pari dell'Allegoria del Buon Governo, ha una complessità inferiore rispetto a quest'ultimo: i cittadini appaiono in numero minore nel terzo registro e l'apparato della Giustizia è ridotto ad una figura spoglia, oltretutto declassata al terzo registro essendo de-istituzionalizzata.


[Riprendo due considerazioni del Preambolo alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell'Onu proclamata il 10 dicembre 1948] "il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; [....] è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione."

Anche nelle regole del Buon Governo insegnate dal Confucianesimo sono fondamentali l'equilibrio e l'armonia sociale: <<La concezione politica di "eccellenza, forza morale" accennata da Confucio nei Dialoghi fu sviluppata da Mencio, che descrisse il sovrano illuminato (wang) come "colui che governa servendosi della forza morale", in contrapposizione al despota (ba) "colui che pretende di attuare il governo servendosi della forza bruta.">>