Le tensioni evidenziate nella slide precedente sono state codificate nell'equazione dell'impatto umano sugli equilibri naturali. 

Riprendo da qui: Per decenni si è cercato di individuare metodi per calcolare il nostro impatto, la nostra pressione sui sistemi naturali per comprendere sino a quanto questo si scosti dalle nostre capacità di carico rispetto agli ecosistemi che ci supportano. Normalmente la capacità di carico per qualsiasi specie vivente viene definita come la quantità massima di individui di quella specie che un determinato ambiente naturale può supportare e sopportare, fornendo risorse, cibo, possibilità di territorio e riproduzione ecc. Gli ecologi sono oggi in grado di valutare le capacità di carico di diversi ambienti relativamente ad alcune specie. Farlo per la specie umana che, con la tecnologia ed il commercio, sembra capace di “allontanare” sempre di più i limiti imposti dalla natura, è francamente difficile.

La domanda che affascina moltissimi studiosi, fondamentale per il nostro immediato futuro, e che certamente costituisce un aspetto rilevantissimo di come riuscire a concretizzare politiche di minore insostenibilità del nostro modello di sviluppo sociale ed economico, è stata sintetizzata da Anne Ehrlich della Stanford University durante la cosiddetta “Cassandra Conference”, tenutasi nel 1985 all’Università di Austin nel Texas: “Quanti esseri umani possono essere sopportati dalla Terra? Si tratta di una domanda a cui non è facile rispondere e non solo per le grandi incertezze riguardanti lo stato delle risorse di base o i possibili mutamenti nelle tecnologie che potrebbero permettere a un numero superiore di abitanti di essere sopportati nel futuro. Le domande importanti alle quali dobbiamo dare una risposta sono: per quanto tempo la popolazione può essere supportata? A quale livello di vita? Usando quali tecnologie? Sotto quale tipo di organizzazione politica ed economica?”.

Nel saggio The Impact of Population Growth apparso nel 1971 sulla prestigiosa rivista “Science”, il noto ecologo Paul Ehrlich e il noto esperto di energia John Holdren proposero una prima riflessione che conduceva all’individuazione di un’equazione che potesse esprimere l’impatto della specie umana sui sistemi naturali.

Con alcune rivisitazioni, l’equazione prese poi la forma di I = P x A x T.

I coniugi Ehrlich, Paul ed Anne, così spiegano l’equazione: “L’impatto di qualsiasi gruppo umano sull’ambiente può essere utilmente descritto come il prodotto di tre fattori. Il primo è il numero di individui (popolazione). Il secondo è una misura delconsumo medio di risorsa per persona (che è anche un indice di affluence affluenza oppure opulenza). Infine, il prodotto di questi due fattori – la popolazione e il consumo pro-capite – è moltiplicato per un indice della dannosità ambientale delle tecnologie che forniscono i beni consumati. Quest’ultimo fattore può anche essere considerato l’impatto ambientale per quantità di consumo. In breve: Impatto = Popolazione x Affluenza x Tecnologia (I = PAT). L’equazione I = PAT è la chiave per comprendere il ruolo della crescita demografica nella crisi ambientale. Essa spiega, per esempio, perché i paesi ricchi hanno problemi demografici tanto gravi (perché i moltiplicatori A e T per ogni persona sono molto grandi). Cioè perché è tanto importante che questi paesi comincino a ridurre le loro popolazioni abbassando i tassi di natalità al di sotto dei tassi di mortalità. Spiega anche perché un modesto sviluppo in paesi poveri con grandi popolazioni, come la Cina, possa avere un enorme impatto sul pianeta (perché il moltiplicatore P dei fattori A e T è molto grande).

Per illustrare come funzioni questa interazione supponiamo che, con un enorme sforzo, l’umanità riesca a ridurre del 5% il consumo medio pro-capite di risorse in tutto il pianeta (la A nell’equazione I = PAT) e a migliorare le sue tecnologie (T) in modo che i danni che esse provocano all’ambiente sia ridotto di un altro 5%. Ciò ridurrebbe l’impatto complessivo dell’umanità (I) di circa il 10%; tuttavia, se non venisse ridotta anche la crescita demografica (P), l’impatto totale ritornerebbe al livello precedente in meno di sei anni.” (Ehrlich e Ehrlich, 1991). L’equazione dell’impatto che è alla base anche del concetto di impronta ecologica, è stata rinnovata nella sua utilizzazione e la sua applicazione è stata ampliata al campo dell’ecologia industriale (vedasi Chertow, 2001 e Waggoner ed Ausubel, 2002). Seguendo uno dei primi libri di testo nel campo dell’ecologia industriale l’equazione Ehrlich-Holdren viene così modificata : Impatto ambientale = popolazione x prodotto interno lordo / pro capite x impatto ambientale / unità di prodotto interno lordo pro capite (Graedel e Allenby, 1995).


Continuiamo a utilizzare il PIL Prodotto Interno Lordo come unico indicatore della salute di un'economia, come se fosse possibile una crescita infinita in un sistema chiuso e limitato. Forse usare questa equazione ci aiuterebbe a valutare meglio le scelte da fare nel nostro futuro, sia in ambito locale che globale.