Marcello

Aveva ereditato dal padre la piccola casa editrice in una stato semi-fallimentare. Le pubblicazioni di testi scolastici avevano avuto un crollo repentino, tra la crisi economica che stava impoverendo le famiglie e i tagli alla spesa pubblica e alla scuola.

Una subdola concorrenza, poi, era stato l'accesso delle classi scolastiche ad internet. In rete c'era di tutto un po' di più e i ragazzi erano maestri nello stanare e stampare.

Il testo di carta era ormai in agonia, come gli antichi papiri egizi.

 - L'editoria del futuro - si diceva Marcello - sarà multimediale, il testo dovrà avere una struttura reticolare come una mente multi-proiettiva, con una molteplicità di finestre a multiformi nodi di approfondimento.

- Ogni lettore si dovrà creare il suo libro che sarà un tutt'uno con la sua “forma mentis”!

Aveva incontrato Agnese venti anni prima, quando lei si era presentata una mattina, a Napoli, con tutte le sue carte e quegli appunti epistemologici. Era rimasto affascinato da tanta complessità di campi di lettura che davano una visione a frattale della conoscenza, come un cielo stellato in cui ogni lettore poteva ideare con la sua bussola cognitiva la sua carta di realtà.

Avrebbe voluto da subito pubblicare il tutto, ma suo padre si oppose con forza.

La generazione di Marcello si era dovuta confrontare con l'angustia conoscitiva di genitori che, limitati in una linearità di occhio, non avevano sviluppato una visione a reticolo.

Essi, di fronte alla velocità con cui i figli smanettavano e moltiplicavano le informazioni, alieni dai pregiudizi e dalle chiusure ideologiche, erano divenuti i nemici della Rete, bocciando tutte quelle connessioni in una etichetta di "superficialità" .

Negli anni '90 si era giocato un salto cognitivo che aveva reso obsolete le posizioni della generazione del '68 che, pur rivendicando la svolta democratica, di fatto non aveva accettato d'essere messa in cassa integrazione, perché mentalmente non adeguata alla spinta libertaria, imposta dalle tecnologie informatiche degli anni '80.

La durezza di suo padre, si era rivelata una forma d'idiozia imprenditoriale che era costata cara all'azienda, ora vicina alla bancarotta.

La dinamica dei fatti aveva dato ragione ad Agnese, che per prima aveva posto il bisogno storico di rimodellare l'organizzazione del pensiero, in virtù delle modifiche d'approccio all'informazione.

Ella, quel giorno, sostenne con decisione la sua tesi di un'apertura ideativa che rendesse liberi le menti, ponendola come una vera missione pedagogica e civile.

Ricordava ancora le sue finestre d'organizzazione storiografica e l'idea di quel occhio a caleidoscopio, in grado di ruotare, zoomare e moltiplicare le conoscenze con velocissimi salti analogici, con visualizzazioni complesse.

Le sue carte storiche erano dei veri quadri di lettura che moltiplicando gli ambiti della verità, dimostravano le faziosità e le gabbie ideologiche.

Lei aveva parlato di una rivoluzione copernicana in grado di stravolgere le linee di lettura, aprendo a nuove visioni scientifiche e storiche; ma suo padre, invece di farsi portavoce d'innovazione, aveva risposto con grettezza utilitaristica.

L'aveva condotta nel deposito tra montagne di libri, pronti per la distribuzione, ribattendo:

- Signora, se la sua teoria e la sua lente cognitiva a finestre dovessero prendere piede, questi libri sarebbero tutti obsoleti e inutili!

- Si rende conto del danno economico?

- E, lei, si rende conto che tenere in vita un morto è pura follia! - Le aveva risposto Agnese per nulla impressionata

- Il nuovo è un germoglio che una volta nato non può più più essere negato, siamo di fronte ad un salto epocale e non si possono privare le nuove generazioni delle chiavi del futuro!

- Sa, che danno ne potrà nascere per il Paese, l'educare i giovani su rami secchi?

- E lei se la sente di fermare la storia?

Lui fu irremovibile e lei andò via con un pianto silente, all'angolo degli occhi.

Era stato categorico, poiché aveva visto, in tanta libertà di lettura, una trappola per le gerarchie del potere.

- Strano come la logica del dominio, sorda alla vita, si faccia Caino della storia! - Si disse Marcello – stiamo pagando il prezzo del comando!

La lente di Agnese, creando la libertà dell'occhio-mente, andava a scardinare i lacci delle dottrine che creano i servi dei regimi.

In quegli occhi velati si era mostrato il pianto della Vita, imprigionata dai padroni delle tenebre!

Gli sovvennero i versi del sommo Dante:

Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti;
non pomi v'eran, ma stecchi con tòsco.

 

Non han sì aspri sterpi né sì folti
quelle fiere selvagge che 'n odio hanno
tra Cecina e Corneto i luoghi cólti...


- Ecco, - concluse Marcello - gli uomini della generazione di mio padre sono stati le arpie della storia!







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