Mario

L'informazione iniziò a circolare in facebook, come una lieve perturbazione in grado di catturare la curiosità di uno, due abitudinari della rete. Ad ogni nuovo passaggio come un filo che è avvolto in un gomitolo, la notizia stava prendendo spessore, tanto che nel giro di poche ore tutti gli occhi furono puntati sul fatto.

Mario, da quel battito di ali che si si era fatto uragano, ebbe la consapevolezza che era accaduto qualcosa di molto grave, ma la notizia non era ancora data dai telegiornali. Quella era un'ulteriore conferma del suo aver creduto nelle reti virtuali come la strada più giusta per una rivoluzione democratica.

Gli ritornò in mente la relazione al Convegno di Milano:

Dando libertà di scelta circa gli eventi da condividere, i social networks svolgono la funzione di un campo di risonanza, in grado di rendere, in tempi brevi, attente le coscienze su fatti, questioni, bisogni, tendenze che loro stesse decretano interessanti.

La nuova politica si dovrà necessariamente confrontare con il dinamismo accelerativo della rete che se da un lato rende subito vecchie le questioni, dall'altro rende i soggetti storici più scaltri a comprendere le gabbie ideologiche.

La rete può essere vista come uno strumento di moralizzazione della politica, in ciò è la più grande possibilità d'innovazione della società...

Scacciò l'eco di quel frammento, non voleva ritornare alla discussione che ne nacque.

C'è una forma di cattiveria subdola nel contrastare le nuove idee – pensò - come una invidia latente, per non essere stati i primi a pensarlo.

Il partito nasceva già vecchio per pigrizia mentale degli stessi che lo avevano fortemente voluto, nel contrasto col governo.

Il nuovo nasce da un salto logico, - si ridisse - che implica un ribaltamento di significato e un abbandono delle sacche di comodità.

Il nuovo implica un cambio di tendenza, uno stato di incertezza, un rischio da calcolare, un volo nel vuoto, una biforcazione che aprendo ad un differente percorso della storia crea la divergenza. Invece, di nuovo in tutte quelle ridondanti discussioni c'era solo la volontà d'attuare un salto direttivo per una intolleranza d'egemonia.

Il potere, ecco, lo stallo vecchio, vecchissimo delle gabbie ideologiche che frenano la vita privata e sociale in una forma rigida, astorica, che si fa sempre più stretta!

Quel effetto farfalla che la rete gli stava mostrando era la forza vitale del divenire a cui è necessario aprirsi, se si vuole essere costruttori di società; invece tutto veniva bloccato in un sarcasmo sadico di scettica incredulità.

Ritornò al fatto e decise di sollecitare una risposta da Tokyo, perché quel silenzio cominciava a farsi inquietante. Aveva bisogno di sapere la portata degli eventi.

Anche lei non aveva ancora risposto alla richiesta.

Piano, piano la solitudine iniziò a farsi sentire con una morsa di vuoto nello stomaco e in quel vuoto il corpo gli rammentava che aveva bisogno d'agguantare una sagoma palpitante tra le dita per immergesi in un odore, perdersi in un sapore.

A volte gli accadeva di sentire i suoi denti che gli dicevano d'aver voglia di masticare una crosta. L'assaliva, per alcuni attimi, il bisogno di sentire la corposità di una mela o la vischiosità del miele tra l'indice e il polpastrello. La tenerezza di una bocca morbida di donna, da cui ricavarne tutto il languore.

Erano le piccole rivincite dei sensi su quella mente troppo avvezza a ideare e azzerare gli stimoli di concretezza.









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