Carmen - Agnese

- Pronto, Agnese sei tornata finalmente! Non rispondi mai al telefonino! Stava dicendo Carmen dall'altro capo del filo.

Agnese sorrise e rispose: - Sai che ci sono delle aree del silenzio che sono funzionali alla bellezza! Dimmi tutto, cosa c'è?

Carmen, come nel risveglio di un vulcano da secoli troppo silente, la informò di tutti gli intricati comportamenti del direttore, che bistrattava a destra e a manca tutti in ufficio, come il più dispotico dei comunisti fascisti, della prima ora.

Quando si ebbe un po' acquietata, Agnese la ricondusse al dunque della questione. Amava ridurre all'osso le esposizioni, lo aveva imparato da suo padre che le aveva più volte ripetuto d'imparare, per tutti le giustificazioni intorno ai fatti, a vedere a chi e a che servisse il tale verso di una questione.

Come quando Enrico si era ingrigito, alla sua richiesta del numero di telefonino, per poterlo più facilmente contattare. Il vuoto di risposta che ne era seguito l'aveva incuriosita e, lasciando perdere, decise di ritornare sulla questione in una successiva occasione. In seguito, lui aveva risposto con veemenza che lei era troppo assillante e i suoi spazi vitali erano troppo occupati dal lavoro, per lasciare un luogo, anche piccolo, al chiacchierare.

La cosa l'aveva offesa, non tanto per il diniego che celava una certa ambiguità di fondo, quanto per quel alzare la voce, come a voler demarcare il bordo del suo territorio.

- Ma insomma mi stai ascoltando? Ti sento distante! - Il rimbalzo, dall'altro capo del filo, la ricondusse alla questione del direttore.

Rispose: - Non te la prendere più di tanto, alza la voce e fa le faccette scure perché vuole delimitare il confine per ribadire l'egemonia del comando. È un uomo insicuro che, certamente, a casa non conta nulla!

C'è una capacità di transfert nella psiche umana; quello che si subisce viene poi trasferito con una dose doppia in un'altra situazione, però ribaltando la funzione, come nelle proiezioni geometriche: se si è stati vittime si diviene carnefici e viceversa!

A tutti tocca, prima o poi, di giocare il doppio ruolo e in tale ambivalenza si creano le nicchie d'ambiguità nella memoria, con i vuoti che rendono facilmente ricattabili.

Sono i vuoti della coscienza che si prestano alle personali fragilità, perché ogni vuoto è un tallone d'Achille e l'altro sa che, da quel verso, può gestirti come un burattino.

Uscire da tale inghippo non è facile o si attua una fuga o si capitola inevitabilmente. In tale caso, spetta all'altro mostrare il suo grado di benignità nel concedere, l'amnistia.

Solo accettandosi a vicenda con un minimo di tolleranza si può arrivare ad un negoziato che rende le comunicazioni vivibili.

Carmen aveva fatto sbollire tutta l'amarezza ed ora rideva di cuore, con tutta la sua napoletana vitalità. Quando si erano conosciute si erano osservate per un bel po', silenziose, per poi di colpo, dopo essersi fissate nel punto più centrale degli occhi, iniziare a ridere e a parlare e parlare di giustizia, di libertà, di vizi e di meschinità.

Erano due spiriti ribelli che per un'incognita della vita si erano inanellati in una coppia di amiche... per la vita.

È strano, come ogni coscienza è in cerca della sua specularità, intorno ad una gamma di significati, come se solo guardando nell'altro, ci si possa veramente leggere dentro, per ritrovarsi e imparare ad amarsi veramente.









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