Regina e Sonia

Non aveva voglia di uscire, l'avevano trattenuta in ufficio ed ora era stanca, come un tessuto che stava cedendo al tempo.

Sonia entrò nella sua stanza, la osservò e sbottò: - Cosa credi di fare? Io non resto qui ad ammuffire, ho voglia di voci. Andiamo a cena fuori, sporchiamoci di gente!

Il professore di sociologia all'esame l'aveva sgridata, con lo sdegno nella voce: - Il termine gente è un non senso sotto il profilo sociologico!

- Sarà, ma allora la “gens” romana e che dire i “gen-tili” di San Paolo! - Regina balbettò una risposta, ma lui fu più sbrigativo le diede un 24 e la mandò.

Non c'è più intollerante di chi si crede bravo!

Raccolse i libri e uscì con quel voto che le stava stretto. 

- La gabbia concettuale chiude la parola e la lega a una particolare inclinazione di senso. Ma, il significato, è soggetto alle variazioni dei percorsi che rendono le parole ballerine. Con tante piroette, esse si concedono a indirizzi nuovi, del resto se così non fosse, sarebbero ferme allo stato primitivo. - così avrebbe voluto rispondergli, ma non ne ebbe il coraggio.

Si sentì sconfitta e subito si disse con un alzata di spalle: - Tanto presto uscirai dalla mia vita con il tuo limite concettuale da naso aquilino!

Guardando la mano sinistra rivide il volto di Alessandro, sorrise e si buttò alle spalle la stanchezza. Apri l'armadio, scelse una bella maglia rossa che bene si intonava con i suoi occhi neri, un jeans pulito. Prese una forcina e annodò il capelli.

Si tuffò sotto la doccia, dando al gettito il compito di risanarla. E l'acqua vigorosa, fece la sua azione.









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