Agnese

Erano atterrati in perfetto orario. Agnese in taxi, ripassava la scaletta del suo intervento. Era stata invitata ad una tavola rotonda sul mobbing, a Milano.

Accettando, si era detta: - In una Società che ha fatto del “tempo-lavoro” l'unica dimensione umana, i rapporti aziendali si sono fortemente deteriorati. Si è in un “vicolo cieco relazionale”, in cui tutto e tutti sono divenuti vittime e carnefici delle logiche del profitto!

Una volta in sala, Agnese aspettò in silenzio il suo momento. I relatori che l'avevano preceduta, avevano fatto dei discorsi più tecnici, affrontando il mobbing come fatto in sé, con i risvolti psicologici, produttivi e giuridici.

Lei, invece, aveva isolato il filo di un'altra trama e si stava chiedendo come sarebbe stato accolto il suo punto di vista.

Spostando lo sguardo dal “fatto in sé” al “contorno-campo”, voleva definire la nicchia storica da cui emerge la cresta degli eventi che fa da orlo al vuoto di spugna.

Quando fu invitata a relazionare, creò una piccola pausa e osservò l'assemblea.

Era un pubblico decisamente giovane, attento, curato ed esigente, come uno studente diligente, pronto col quaderno degli appunti e una raffica di perché.

Sorrise e iniziò: - In una società che ha fatto del “ben-essere” il volano della sua economia, non deve sorprendere che il “soggetto storico” sia divenuto la vittima di un consumismo sfrenato. - Si fermò un attimo e riosservò i volti che si erano fatti attenti.

Riprese: - Prima il tempo del “dopo lavoro” era di gran lunga più ampio e ciò dava la possibilità d'assorbire, digerire e dimenticare gli inconvenienti e le incomprensioni. Oggi tale pausa di sedimentazione non c’è più, in quanto l'orario di lavoro, come un elastico, è stato teso, per poter stare al passo con le nuove tendenze delle mode: da una vita in cui il tempo è tutto organizzato, nascono gli stati di disagio e di conflittualità!

La fragilità emotiva del non poter allentare lo “stato di sforzo”, rende ansiosi e più attenti alle qualità delle comunicazioni interpersonali. Non si è più disposti a subire forme, anche piccole, di pressioni psicologiche che vadano ad incidere, come ricaduta, la sfera dell’autostima e del benessere familiare...

Il suo dire via, via che prendeva forma, scomponeva le loro coscienze in tante piccole bolle di significato che decontestualizzate dalla logica industriale, assumevano un riflesso di vita propria.

Smascherava, piano, piano la “dimensione consumistica”, quale bolla allargata, che aveva reso le parole: solidarietà, rispetto, stima, comprensione... silenzio, attesa... dei gusci vuoti di senso.

Agnese stava, mostrando loro come, una volta smarriti gli echi dei significati, la coscienza perda profondità. Bloccata alla superficie dei discorsi, essa non è più in grado di leggere i sensi nascosti che danno le sfumature autentiche delle conversazioni, rendendo così l'occhio attento agli stati d'animo dell'altro.

Avendo inglobato il senso “ora-lavoro” - riprese - in quello più allargato di “consumismo” si è, inevitabilmente, perso il significato di “ora contrattuale” come la chiave del patteggiamento aziendale. Oggi tutti sono disposti a sacrificare ore di sé per una maggiore “azione-consumo”. Si è i prigionieri delle stesse scoperte che chiedono tempi vita, su tempi vita... per essere al passo con una tecnologia disumanizzata.

Il suo discorso si faceva sempre più articolato e scomponeva, come in un puzzle a rovescio, in tante piccole nicchie, le incongruenze dell'essere “schiavo del proprio sé consumistico”.

Necessita - precisò - fermarsi un attimo. Ascoltare il “fischio della vita” e fare come il Belluca pirandelliano che stoppò l'ingranaggio di una “logica mobbizzante”, aprendo al tempo dell'ozio.

Dare, una pausa di silenzio alla mente, rende più forti nell'incontro.

L'altro, non sempre è attrezzato a cogliere le linee lievi del cuore di chi gli sta di fronte. Essere attenti all'occhio dell'altro, rende attenti alle personali comunicazioni che possono essere le vere trappole del mobbing.

Fece una nuova pausa, mentre il pubblico iniziava a mostrare, nei movimenti del capo o delle mani, un certo stato di disagio. E Concluse: - Uno dei fattori d’incomprensione è la linearità dell'occhio di lettura che nelle relazioni si muove con una struttura sequenziale di pensiero uni-direzionale: pensate ad una freccia e alla sua traiettoria!

Uno sguardo-mente focalizzato solo sul sé, non permette di leggersi, con una retroazione, con gli occhi dell'altro. È tempo di iniziare a muoversi col pensiero a occhio-multiplo, in cui i “quanti” informativi sono organizzati a più sistemi di ordini, a più sfaccettature di angolazioni, a più punti di vista. In tale ampiezza si riscoprono le ragioni di tutti e si impara ad essere più tolleranti.

Aveva finito. Lo stato di disagio sfociò nell'applauso.

In quell'attimo di presente, le loro coscienze si erano attraversate, come quei corpi stellari che danno forma viva al cielo, nella notte di San Lorenzo.









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