Caterina

Il turno era finito, aveva un dolore alle caviglie e un sonno represso, certo era stata un brutta notte: - Ma chi si sarebbe mai aspettato che tutto sarebbe precipitato così all'improvviso?

Quando aveva sentito il campanello della stanza 12 non si era molto preoccupata, la signora Cesarotti sarebbe uscita l'indomani. Era tutto pronto, mancava solo la firma del medico sul certificato di dimissione.

Invece quando entrò, lei era cianotica e, premendosi il petto, continuava a balbettare: - mi fa male, mi fa male!

Aveva cercato il medico reperibile, ma lui aveva tardato a rispondere, mentre la signora cominciava ad annaspare, neanche il tempo di far arrivare il medico dal reparto di ginecologia e se ne era andata.

Solo un lungo respiro e un grido a metà.

Non si rassegnava mai, Caterina, ai fallimenti, eppure ne aveva di anni in corsia, ma ogni volta la morte la coglieva impreparata, forse perché ogni decesso è sempre un fatto unico, inesprimibile. E poi come dirlo ai familiari?

Chiuse gli occhi e si massaggiò il collo: - Almeno questo, è il compito del medico di turno! - Si disse.

Infilò il cappotto, prese la borsa e si avviò verso l'ascensore.

Fuori il cielo aveva preso tutto il suo colore, tutto quel colore sparito dal volto della povera signora Giulia. Sostò un attimo, respirò profondamente per assaporare la bellezza del nuovo giorno e un lieve sorriso la illuminò, mentre s'incamminava verso la fermata del 23.

Lo strano della vita è il come i fatti si aprano a molteplici gradi di significato e ogni grado è una forma differente di coinvolgimento; quasi se ad ognuno toccasse una data quota di dolore o di felicità, tutto in proporzione alla distanza nell'affetto.

Certo, se così non fosse, quale spalla potrebbe sopportare tutto il peso del dolore, di tutti i dolori o quale bocca il riso di tutta quanta la gioia messa assieme?

Invece c'è una distribuzione a frattale che riduce in tanti frammenti di unità infinitesimali, il dolore e la gioia, e a chi ne tocca 10, a chi 100 e a chi 3.

In tale saggia ridistribuzione, tutti possono assaporare un po' dell'altro e, nel contempo, condividere un riflesso di sé, con quel immenso tutto della storia.









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