Sandra e Agnese

L'immagine, riflessa nello specchio, le restituì un senso di sé che, per una manciata di secondi, aveva smarrito. Il suo occhio le stava dando la visione di una giovane donna in un pantalone nero e giacca in vita, nera, che lasciava intravedere una maglietta grigia con un piccolo gioco di perline lungo lo scollo che si spingeva giù sino all'affaccio dei piccoli seni. I capelli lisci e neri, come del resto gli occhi, erano lunghi di poco sotto le spalle, con una decisa frangia dispettosa. Con uno scatto secco del capo la rimandò indietro, ma quella non si spaventò e ridiscese in un solo secondo.

Sandra aveva preparato con cura la relazione, ma l'ansia non le dava pace, sentiva un velo d'incertezza che insidiava la sua preparazione. Eppure di studio ne aveva fatto, da quando aveva confidato a sua madre l'intenzione di studiare architettura a Roma.

Non era stato facile trasferirsi sul continente, lasciare il mare, i pendii e quel profumo delle zagare che t'afferra l'anima, in una tresca amorosa.

Sandra inspirò, espirò, alzò un sopracciglio e si sorrise. Prese la borsa e, con tutte le carte, si avviò verso la sala Aurora di quel albergo a 5 stelle.

La stanza era gremita, la cosa un po' la spaventò ma finse di essere allegra. Tra quei volti sconosciuti, riconobbe Agnese che con lo sguardo la catturò in un deciso: - Sei grande!

Strana la vita si erano incontrate la prima volta la sera precedente a cena, ma in quello sguardo, verde quanto il suo mare, con piccole pagliuzze gialle simili alla macchia delle sue colline a fine giugno, si era sentita sprofondare come quando da bambina giocava a fare la sirena, nella piccola conca della spiaggetta prediletta.

Ebbe la sensazione di conoscerla da sempre, tanto da rivelarle tutte assieme le sfaccettature della sua anima, in quella lunga serata colma di fiumi di parole e risate e poi, ancora racconti che venivano fuori senza freno e timore.

Agnese le sorrideva con clemenza e, solo a volte, le mutava l'angolazione di lettura, dandole una linea nuova. In quel gioco di proiezioni di parole miste a silenzi e ricomposizioni di visioni, si stava risistemando tutta la sua ansia, come il miele in tante cellette di un alveare, lasciandole in bocca tutta quanta la dolcezza.

Agnese le aveva scritto dei suoi studi sull'occhio e la mente, ma ascoltarla così da vicino, accovacciate in un angolo della stanza, come se tutto l'universo si fosse incuneato dentro quelle quattro mura, dava il capogiro.

Bevendo le sue parole, si chiedeva come mai non l'avessero invitata l'indomani a tenere una lezione e lei, come se le leggesse dentro, iniziò a spiegarle come ogni nuova strada non è per i contemporanei, ma è per i nipoti e i pronipoti. Non sempre il mondo è preparato ad accogliere il cambiamento, per questo non bisogna attendersi nulla e vivere con semplicità la vita che si riassume in ogni incontro.

La cosa che di lei colpiva era la sua calma dimessa, come se non le importasse d'essere stata bocciata dalle miopie dei differenti comitati.

Provò a chiederle il perché di tanta tranquillità e lei di rimando, le rispose: - La vita è troppo breve per sprecarla correndo dietro a proiezioni di parole che tracciano solo carte di lettura, da cestinare, quando il loro tempo è finito.

La bellezza è nell'attimo che si brucia in un respiro, come in questa notte!

Non si dà spazio, spesso, all'inedito perché ogni nuova lente indagatrice intimidisce. Oh, è solo una questione di potere, come dice la mia amica Carmen! Dare lo spazio alle innovazioni, porta a non aver più nulla da affermare.

Il nuovo abbaglia, è come un seme che germoglia e una volta nato da solo si scava la sua nicchia storica che ne è anche la dimora.

La libertà è intrinseca alla vita ed è in ciò tutta la bellezza della storia!

Sandra ripensò a quel significato di bellezza mista d'incontro e libertà, con decisione illustrò la sua fiducia in un'architettura multi-proiettiva in cui si compattano, come in un abbraccio, spazi naturali e abitati discreti con colori, suoni e giochi di bambini.

L'architettura del futuro non potrà essere solo il gioco geniale di un architetto, - concluse - ma l'armonia di un uno/tutto della vita in cui i riflessi di spazi costruiti dovranno emergere dalla naturalezza prospettica di un paesaggio primordiale di colline e vallate, nonché di coste e pendii.

Necessitano forme nuove, in tracciati antichi, che solo un occhio discreto potrà disegnare.

È ora di attuare un cambiamento d'indirizzo, un salto logico, passare dall'uomo alla natura, per tornare a quel paradiso terrestre, il cui eco è il grido di una antica umanità che chiede nuova dimora nella realtà.

Avena finito, ritornò agli occhi di Agnese, il verde era più intenso, comprese che aveva dimostrato tutta la forza del suo osare, a quel pubblico ormai disorientato per aver fatto della genialità aliena di architetti, una vera idolatria.









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