Enrico

La nave stava prendendo il largo, lasciandosi alle spalle la costa alta con i suoi dirupi pieni di anfratti. Certamente in un passato molto remoto quelle grotte avevano visto uomini poveri di parole, ma colmi d'istinto. La sopravvivenza richiede fiuto e capacità a lasciarsi condurre dal campo. Enrico, subito, distolse lo sguardo. Non voleva innamorarsi di tanta bellezza.

L'amore non rientrava nei suoi schemi, troppo impegnativo e il suo tempo era tutto preso. Sentì, in risposta, una fitta all'altezza del polpaccio, quella vecchia ferita ogni tanto si faceva sentire, era come un'amante che non si dà pace, dopo l'abbandono.

La bellezza dell'andare per mare l'aveva scoperta con la leva, era stato sulla Garibaldi, ne ricordava ancora l'odore acre della stiva. A volte la notte, chiudendo gli occhi, ne percepiva il rollio ora dolce, ora pieno di tonfi spessi.

Non era stato facile, dopo un po' che si è per mare, il mal di terra ti prende all'improvviso e ti esplodono dentro i campi. Senti di aver voglia di correre all'impazzata come un asino che sfugge al giogo e ragliando da incosciente, si lascia inseguire dal padrone che impreca. Aveva visto spesso quella scena da bambino e aveva riso tanto, tifando per l'animale. Sua madre gli aveva spiegato la differenza tra un cavallo, un asino e l'ibrido mulo.

C'è un momento in cui la nave è consapevole dell'addio, la costa si fa linea e cambia la direzione. Nel suo lavoro di proiezioni di spazi aveva esercitato molto l'occhio. Avvezzo com'era a guardare l'orizzonte, aveva finito col farne l'oggetto privilegiato della sua analisi. Le sue orlature comprendevano cieli e pianeti, sistemi stellari e nuclei molecolari. Ma quello che più l'appassionava era quella sub-struttura invisibile di fluttuazioni di campo che non si lasciano intravedere e tuttavia producono, con affetto, i corpi dei reali.

Affinare l'occhio a tanta imprendibile finitezza apre al mistero da cui sbocciano, per incanto, tutte le particelle del gioco sottile di nicchie e campi che ora aprendosi, ora negandosi, eseguono la danza della vita.

Quelle fluttuazioni erano come quel rollio della Garibaldi, nelle notti stellate, quando lo stato di coscienza lasciava il posto alla fiaba e tutto si faceva musica.









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