Eleonora

Guardò l'orologio, era in ritardo. Le ore si erano accorciate, i minuti erano stati ingoiati dai secondi e la velocità delle giornate era diventata insostenibile. Avvertiva una fitta alla bocca dello stomaco.

Il tempo non le bastava più. Aveva troppe cose da organizzare, troppe pratiche da ultimare e poi la casa, i ragazzi e Alberto che aveva meno tempo di lei.

In tutto quel correre Eleonora, adesso, aveva un cruccio nuovo. Mise in moto e, allungando la strada, decise di fare un salto a casa di suo padre.

La morte di Giulia lo aveva segnato. In lui s'era creata una forma di chiusura affettiva, non riusciva a percepire più gli altri e per lei era stato un doppio abbandono.

In un sol colpo ho perso madre e padre! - Si ripeteva, in quelle sue corse frenetiche - Certo una coppia è una unità che se si scinde resta monca, come una mela divisa in due, che lascia i semi scoperti! Si, così si erano sentiti loro, tre semi, senza più la protezione della polpa e della buccia, in uno scalfito pericarpo, le cui cellette erano state violate dal dolore.

Sentiva la responsabilità del prendersi cura di quel nonno che svuotato, andava alla deriva come un tronco d'albero sradicato da una tempesta tropicale, in un oceano.

Vide la bicicletta, fuori dal viale e comprese che era in casa.

Lo chiamo, ma lui non rispose. Suonò e solo allora le diede voce.

Come mai non mi hai risposto! - Gli chiese e lui di ritorno: - Non t'ho sentita arrivare!

La morte di sua madre aveva scolorato anche in lei i significati. C'era stata una forma di rivoluzione copernicana e tutto era divenuto schiocco.

Non si sentiva più legata alle cose come prima e non era più disposta a lasciare correre sulle cose importanti della vita.

L'essere rimasta sola, l'aveva rafforzata e, silenziosamente, aveva iniziato a svolgere quel ruolo di chioccia che era stato il lato più dolce di Giulia, quando, ogni domenica, li accoglieva tutti a pranzo, perché credeva nella famiglia. Nel respiro della famiglia.

Andò direttamente in cucina e iniziò a preparare la cena, mentre Luca continuava con le sue parole crociate.

Avevano sviluppato una forma di comunicazione silenziosa, non si parlavano, ma si erano divisi i compiti. Lei preparava e apparecchiava, lui dopo sparecchiava e metteva tutto a posto.

Era molto ordinato e non voleva che si toccasse nulla. Tutto era rimasto fermo a Giulia, anche se la casa, senza il suo tocco, era come morta.

Lui era diventato insofferente alle conversazioni, anche con i nipoti, che nonostante tutto lo adoravano. Ma nei suoi occhi c'era una pena che non si allentava.

È strano - si disse Eleonora - quando c'era mamma spesso litigavano, avevano due caratteri indipendenti, ma ora che lei non c'è più, la sua libertà ha perso forza, come un vento che non trovando una gola tra i monti in cui instradarsi, si smorza di colpo.

Quando lui ebbe finito di cenare e lo vide quieto, prese le sue cose, insieme al mal di stomaco, e si avviò malinconica verso casa.

La sua giornata non era ancora finita.









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