Elena 2

La cosa che la offendeva era il suo modo di risponderle con una fretta nello sguardo, come se lei fosse uno straccio, lì per terra. Decise di andare al parrucchiere, quando si sentiva così scollegata, aveva bisogno di una riconferma.

Una testa ordinata - diceva sua madre, - è segno di amore di sé.

Ecco aveva bisogno di amarsi.

Maria la vide entrare e le sorrise. Ricambiò il sorriso. Avrebbe dovuto aspettare, prese una rivista e si sedette. Sfogliando le pagine non aveva voglia di leggere, ma poi cosa leggere tutte queste facce rifatte e seni in bella mostra.

La giovinezza in una società che invecchia diviene un mito per gli insicuri!

Elena di fatto girava in quelle pagine i fotogrammi della sua storia. Come era stata ingenua a sposarsi così giovane; dopo la scuola si era sentita grande, indipendente e invece tutto si era esaurito in pochi mesi.

Da un po' le succedeva una cosa strana quando incrociava una sposa, le veniva voglia di piangere, per il raggiro perpetuato alle spalle delle donne da un sistema maschilista.

Gli uomini, a guardar bene, - si disse - sono degli incapaci nelle cose quotidiane, non sanno fare nulla di vitale se non giocare ad essere i pilastri della Società.

Si, la Società, un'altra ipocrisia maschile, inventata per giocare alla guerra con le frontiere degli stati, con gli arroccamenti delle carriere e con le mosse strategiche in vista di tornaconti e di accaparramenti.

Le bastava poco per essere felice, una passeggiata, un film romantico, quel ristorantino sul lago, così intrigante... invece Luigi si era rivelato uno scalatore, anche lei era nell'intrigo dei suoi fili.

Chiusa nella parte, come Nora in “Casa di bambola” le toccava di sorridere tutta adornata, ma rigorosamente silenziosa. Anche nella mente stava imparando a tacere, per non tradirsi, come quella volta in cui dal movimento della pupilla, lui aveva capito che non condivideva la scelta di candidarsi al Parlamento. Aveva gridato, accusandola di essergli nemica.

Nemica poi di che, - pensò - del suo essere faccia in bella mostra, se mai sono nemica di me, per non riuscire a trovare il coraggio di rovesciargli il mio disappunto e magari, come una diva del cinema muto, uscire dalla scena!

L'indomani si era presentato con un anello, sentì tutta la freddezza del metallo, finse un sorriso e decise di riporlo nel cassetto, sotto le sottane del corredo che da anni non indossava più, senza decidersi a buttarle.

Ecco il mio problema, - si disse con un pianto dentro - non ho imparato a potare e in quel non svecchiare i rami, resto sfilacciata come la frangia rossa dello scialle di un'andalusa!

La chiamarono per lo sciampo, sedette. Senti il calore sulla nuca, il massaggio dolce e tutto si dissolse. Era schiuma.








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