Enrico 2

 "L'osservatore è il “tornasole” della realtà. L'occhio-mente soggettivo svolge un ruolo fondamentale entrando nella costruzione della verità scientifica. Nella ricerca si sta spostando l'attenzione dai “sistemi osservati” allo stesso “sistema osservatore”, in ciò si spiega l'interesse che la “mente come organizzatore di realtà” sta assumendo da parte degli scienziati.

Essa è vista come quella “scatola ermetica” che indagando, visualizzando, confrontando ha memoria di sé e del mondo, pur rimanendo sostanzialmente chiusa, aliena nel suo processo del dire, vedere, sentire, gustare, ascoltare...” - Enrico si fermò.

Aveva percepito il fischio dei merli, oltre la siepe del giardino, tutti presi a riordinare il nido.

Strane trame si stavano intessendo nella sua mente, aveva urgenza di finire il capitolo entro le mezzanotte, per spedire la bozza all'editore. Non aveva né il tempo né la voglia di diversificare la sua attenzione.

Tornò alla scrittura: “... Mettere il limite all'indagine da un lato relativizza le letture, condizionandole alle scale d'osservazione, alle lenti cognitive, alle mappe esplorative; dall'altro le amplifica, dando nuovi indirizzi alle possibilità di ricerca, nuove geometrie alle linee di lettura...” -  di nuovo si fermò.

La cosa non gli piacque.

Uno spazio, nel suo spazio, stava prendendo posizione, lasciandolo spaziato.

L'abbandono di Rita non lo aveva colto impreparato, c'era stata una sottile orchestrazione, quasi maligna, da parte sua. Inizialmente la sua giovinezza, velata di malinconia, l'aveva attratto.

Gli anni intensi di studio lo avevano reso ibrido agli incontri, come quel mulo, a cui era stata preclusa la possibilità di procreare. Metteva molta attenzione a non cadere in storie che potessero allontanarlo dalle carte “sudate”.

La reminiscenza gli riportò l'immagine di occhi “ridenti e fuggitivi”.

Si, così gli era apparsa Rita, quando si era presentata all'istituto. Come il poeta al canto di Silvia, anche lui si era distaccato dagli “studi leggiadri” per bere tutta quanta la bellezza di quel “vago” avvenire che la donna in “mente” aveva.

Erano stati mesi intensi in cui l'aria, acquistando energia, si era incamminata verso il vortice della tempesta.

Con forza i respiri avevano intrecciato i baci e le pennellate, le formule e le carezze, le emozioni e le cognizioni. In tale fluttuare di stati, la coscienza, emergendo e affondando nell'area del proibito, aveva donato loro la consapevolezza che si potevano annodare sulla tela e sulla carta, l'arte e la scienza, sino a farne un nodo singolare e compiuto, di realtà.

Tutto quel groviglio di fili e di istinti, una volta dipanato, calmò la loro arsura e l'inquietudine riprese tutto lo spazio che le era stato strappato.

Nell'essere inquieto c'è una forma di piacere che rende endemico quel movimento segreto che disfa gli stati di sazietà e apre al gusto dell'ignoto, alla ricerca di una forma nuova, di un volto sconosciuto.

Così fu per Enrico, un mattina mentre lei lo chiamava da Milano, ebbe il senso di tutta la stanchezza di quel legame, ormai estraneo. Tutto si svolse secondo una partita, già collaudata, come sulla scacchiera, egli aveva portato la donna ad assumersi la responsabilità dello scacco matto che in lui non trovò appiglio per il dolore.

Questa storia, invece, era diversa. Tra di loro non c'era stato nulla, solo un contrasto forte di parole, per rivendicare semplici sfaccettature di significati che sfaldano le gabbie concettuali. Era stato un crescendo di sfumature, tra intenzioni e giochi di parole, in cui avevano finito col togliersi la maschera e guardandosi in totale nudità, lei aveva mostrato tutta la sua forza e lui la sua fragilità.

Con caparbietà, Agnese aveva osato instradarsi, senza invito, nella nicchia più segreta del suo cuore, mostrandogli le incoerenze tra il suo dire e il suo agire; il suo fuori e il suo dentro, minando la “scorza di chiusura” della sua interiorità, mentre decisa gli aveva gridato: - Non è colpa tua se preso dal lavoro non hai sviluppato l'anima! Sei solo organizzazione cerebrale! Gli altri devono comprendere, capire, immedesimarsi nelle tue tappe forzate e tu, invece libero di investigare i tuoi luoghi. Ti piacciono solo le comunicazioni veloci, senza echi e dialoghi veri. Sempre pronto a rimescolare, ma non mi rivolterai come un calzino!

Per la prima volta una donna l'aveva obbligato a spostare il fuoco della sua attenzione dalla fisica della materia a quella del cuore e come uno scolaretto aveva letto tutti gli errori delle sue proiezioni di emozioni.

Tornò alla tastiera, ma le sue dita scoprirono di non aver più vocali e lettere da digitare.









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