Elena

Si era iscritta alla rassegna “Incontri col poeta” solo per uscire dal circolo vizioso della sua mente, che si arrovellava dietro i tradimenti di Luigi.

Da quando lo aveva lasciato, si era così piazzato nel suo cervello, da non poterne più!

Strana la vita ci presenta sempre un'inattesa emozione, infatti, rientrando in anticipo di un giorno dalla villeggiatura, aveva trovato nel suo letto Luigi e Teresanna.

Ora, non era in grado di definire con una parola lo stato d'animo provato in quel momento, era stata una bivalenza di felicità e di desolazione.

La bella scarica d'adrenalina che ne seguì, le aveva fatto trovare tutta la rabbia per la potatura del suo ramo secco; ma nel contempo, a macchia d'olio, si erano ingrigiti tutti gli anni vissuti con quell'essere, tanto da creare un “effetto lavagna” nella sua coscienza.

Si stavano cancellando con un cassino tutte le formule e le equazioni che quel ingegnere di diplomazia aveva scarabocchiato sulle pareti del suo cuore.

Con lui aveva sviluppato una scissione di coscienza, almeno due Elena ragionavano sempre insieme e non erano mai d'accordo su nulla: una sorrideva compita e l'altra faceva le boccacce; una preparava la cena e l'altra s'immaginava a danzare un bel valzer su una nave da crociera. Anche a letto, nelle poche volte d'intimità, una rispondeva alla sua virilità un po' infiacchita e fortemente abitudinaria, mentre l'altra si vedeva su una spiaggia con un folle innamorato della sua piccola statura da italiana media.

Lui era riuscito a inculcarle dentro una mediocrità di fondo, creandole una molteplicità di insicurezze che la scindevano in tante piccolissime schegge di sé. Più si sentiva piccola e più lui cresceva in imbecillità, ai suoi occhi.

Si, - si ridisse - solo un imbecille può comportarsi a 53 anni, come un torello diciottenne che si invaghisce di ogni ragazzina sculettante!

Ne aveva parlato anche con la sua amica psicologa di quelle sue manie di ammiccamenti con donne ancora bambine e quella le aveva spiegato che erano le piccole rivalse di una forma di regressione adolescenziale, tipiche della crisi di mezza età.

Ecco, quella sua crisi di virilità, con subdole macchinazioni, - pensò - era riuscito a trasferirla in me che come acqua prendevo le forme delle sue bottiglie!

Il fattaccio, brutto in sé, si era rivelato la sua grande fortuna, un vero dono di Dio, poiché divorziando, aveva detto basta a tutte le sue scissioni.

Si era di nuovo impossessata di tutta sé!

La sua forma, quella a cui aveva sempre rinunciato, quella iscritta nelle trame più segrete del suo DNA, questa volta poteva finalmente trovare lo spazio per la poesia e tutte quelle manifestazioni, che Luigi bollava come “stupidità di fessi idealisti!”.

Si sedette quieta, in una poltrona in terza fila e ascoltò rapita Stefano De Rossi, di professione: poeta.









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