Enrico

Il disastro giapponese impose uno stato d'allerta generale, poiché stava emergendo l'incapacità dei tecnici e delle aziende nucleari a bloccare la reazione a catena, con il relativo disastro ecologico.

L'aspetto che colpiva Enrico, era come dall'inquinamento del mare, dell'aria e terreni si fosse passati, velocemente, a quello dell'intera catena alimentare che in un mondo a mercato globalizzato, non si circoscriveva in una singola area nazionale.

Come era stato per il disastro di Cernobil dell'aprile 1986, il “Sistema Terra” stava con un effetto di ritorno mostrando l'insufficienza delle logiche a Stato-Nazione.

Le correnti marine e i venti non hanno frontiere, - si disse - come del resto il fiume che procede verso la sua foce. Mentre le “correnti a mulinello” dei pensieri umani che s'arroccano in tanti isolati, si.

Sono gli uomini che non sanno sviluppare una coscienza mondiale e si ingabbiano, da miopi, in spazi ristretti che rendono grette le azioni!

La commissione d'inchiesta europea, per testare lo stato della ricerca energetica, l'aveva reclutato con altri scienziati, per uno studio su possibili soluzioni alternative, in tempi brevi. Aveva collaborato con gli scienziati statunitensi, sulla “fusione catalizzata da muoni”.

Andare a quell'incontro fu come fare un tuffo nel passato, i quindici anni di studio, ricchi di aspettative e di delusioni, avevano segnato tutte le scelte successive della sua vita. Quando poi l'indagine ebbe una battuta d'arresto, fu costretto a rientrare in Italia e ogni ritorno, non è mai indolore.

Tutto quel ricercare gli aveva rubato tanta giovinezza e una volta, a casa, si sentiva come un traumatizzato a cui l'amnesia ha tolto pezzi di storia.

La sua mente aveva come dei buchi di memoria che gli davano un senso di estraneità, che male si mascherava nei sorrisi e nelle strette di mano di gente che non aveva più in lui un richiamo di passato. Erano volti privi di corrispondenze nelle trame della sua memoria che si affollavano dandogli un senso di disagio relazionale.

Aveva coltivato, in tanto studio, il silenzio del campo che, afono di voci, non gli faceva subire forme di perturbazioni che lo allontanassero dall'azione del ricercare.

Era come un prigioniero del silenzio e un solo respiro, non suo, riusciva ad inquietarlo.

La ricerca, - pensò mentre si avviava verso la sala conferenze - è condizionata dalle scelte politiche e come mutano i governi, così mutano gli indirizzi delle monete.

In ogni mutamento si genera un ritardo storico.

Una presidenza legata alle trust petrolifere, infatti, aveva valutato troppo insignificante lo stato della ricerca sulla fusione fredda e l'intero progetto finì col subire una frenata, tanto che, ora, la possibilità di produrre un reattore alternativo in tempi brevi era molto discutibile.

Enrico incontrò molti dei vecchi colleghi, si salutarono con una certa ambigua cordialità; tra la facciata di convenienza e l'alito d'affetto vero. Ma non era facile scordare come il passo in avanti di una tendenza, avesse implicato il passo indietro di un'altra.

Una volta seduti, iniziarono le solite trafile in cui ogni gruppo presentava lo stato dei propri studi, ma le cose andavano troppo lentamente.

Mentre li ascoltava, iniziò a sentire uno stato di ribellione profonda, non riusciva a sopportare più tutte quei discorsi retorici, per tirare l'acqua al privato mulino.

Le logiche di tutti quegli scienziati, in quella sala, erano come bloccate in una molteplicità di luoghi comuni che non permetteva loro di esprimere la gravità del momento storico.

Erano come accecati di fronte all'evidenza di un mondo che stava auto-distruggendosi grazie, anche, alle loro beghe da allegre comari per accasare, a tutti i costi, le figlie non più giovani.

Pensò che solo un salto logico avrebbe potuto generare una forma di dialogo autentico, ma per attuarlo necessitava una nuova lente cognitiva che si facesse la nuova bussola di realtà.

Si, - si disse - non c'è più un “ago magnetico” che indichi il Nord per navigare sereni nelle scelte dei fatti.

Percepì tutta la gravità di una scienza che si era imbarbarita nei compromessi delle logge economiche e politiche, che avevano fatto, di loro, dei comuni venditori di piatti in un mercatino di quartiere. Ognuno gridava le qualità di una mercanzia difettosa.

Prese la parola con decisione: - Colleghi, credo che sia ora di finirla con le ipocrisie!

Siamo in un momento storico, in cui la logica della Vita ci sta chiedendo di fare un salto di qualità. Basta con le mercanzie!

Iniziamo una autentica valutazione della situazione e cerchiamo quali possano essere le vere possibilità di fonti alternative. Dimentichiamo gli interessi che ruotano intorno ad ogni scelta. Per una volta, cerchiamo di pensare da uomini liberi.









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