Mario

La notizia era evidente, in tutta la sua tragica complessità, nessuno poteva impedirne la divulgazione nel tentativo di non intaccare le linee di tendenza dei governi in fatto di nucleare: il Giappone era stato nuovamente inondato dall'orrore radioattivo, seguito al terremoto e allo tsunami!

La risposta da Tokyo era giunta finalmente, con tutta la tragedia.

Hiro lo informava con una breve nota:

- Mi dispiace, Mario, per il momento è impossibile procedere nella collaborazione a causa del trasferimento degli uffici aziendali.

Avvezzo come era a smontare le comunicazioni in tanti quanti informativi, comprese che dietro quelle controllate parole c'era tutto il Cristo velato che chiedeva una cavità, per dare spazio al grido afono del dolore vecchio e nuovo.

Il fungo atomico, sopraggiunto a guerra finita, - penso Mario - era stato per gli USA un esercizio al video-game per provare l'effetto di tutto quello spreco e quel vociare degli scienziati. Ma il calore, l'onda d'urto e le radiazioni... valicando il monitor del pilota, produssero al suolo il finimondo! Come ora quell'onda di sette metri che ritirandosi aveva svelato la precarietà di ogni scelta umana!

Si chiese se quello, odierno, non fosse un segno per mettere a nuovo le coscienze.

Inviò a Hiro una risposta telegrafica: - comprendo tutto, un abbraccio.

E in quel tutto si riassumeva ogni dolore.

Gli uomini si sprecano molto in parole solo quando vogliono dare corpo ad un'idea. Indagano, teorizzano. Dimostrano e poi confabulano a convincere che non c'è altra soluzione. Non si fermano, nel martellare, sino a quando la scelta è posta come inevitabile, in una forma chiusa di fatalità che rende schiave le coscienze.

Ecco, - si disse Mario - noi uomini siamo i prigionieri delle nostre stesse immaginazioni che come alghe ci avvolgono, trascinandoci giù verso il fondale.

Alla segreteria del partito, il giorno prima, Martina aveva sollevato un dubbio sulla scelta nucleare in Italia, ma era stata subito zittita, quasi avesse nominato il dio invano.

La cosa che non accettava era che si facesse dello spreco energetico una necessità, tanto che non condividerne i rischi, fosse espressione di inciviltà.

Eppure l'umanità nei suoi millenni ne ha fatta di strada. - rifletteva - Quanti uomini sono nati e sono morti e altri nati e morti... per secoli e secoli, senza saper nulla di scissione e di fusione, di atomi e di molecole, di onde d'urto e di particelle!

Da che si è creato il mito del “dio” energia, - si ripeté - tutto è stato scolorato nella memoria e cosa ancora più bieca, è stata aperta un'immane voragine nella spugna della storia, in cui tutti gli antichi sono stati risucchiati, posizionando poi una lapide con l'etichetta:

Imbecillità!

Stano, - si convinse Mario, con un sorriso amaro - la vita si comporta come il lama, quando meno te lo aspetti ti sputa in faccia tutta la tua superficialità!









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