Alessandro

... Le grandi sacche di povertà della società contemporanea sono il frutto di un mercato finanziario che si è svincolato dal mondo produttivo.

Oggi la “grande ricchezza” non è generata dalle attività umane, ma da un gioco sofisticato del sistema azionario. Esso si auto-governa tramite velocissimi scambi di compra-vendite, legati a funzioni matematiche computerizzate, in cui proiezioni e anticipazioni di flussi di dati, rendono virtuale e viziosa l'economia.

Nel 1876, quando si iniziò a tessere il legame mondo produttivo e mondo finanziario che portò alla nascita delle SPA, nacquero le “cordate aziendali” che misero in crisi il sistema a conduzione familiare, implementando le sacche di proletariato.

Quel medesimo sistema multinazionale, robotizzatosi e informatizzatosi, a partire dagli anni 1980, ha avviato l'espulsione della classe operaia con i colletti bianchi, creando l'inflazione non solo del mercato del lavoro, ma della stessa umanità.

A partire dalla metà degli anni 2000 il mondo industriale, a sua volta, è stato bandito dal quello finanziario che, reciso il laccio della dipendenza, ha fatto del denaro la fonte propulsiva della ricchezza.

Con un'inversione di tendenza si stanno riproducendo le forme medioevali di “tesaurizzazione della moneta” che non è più funzionale ai rinvestimenti produttivi, ma solo a se stessa.

La moneta per la moneta, scardinando la compra-vendita di prodotti, mette in crisi l'intero sistema produttivo con un effetto domino di fallimenti delle medie e piccole aziende.” - Qui, Alessandro fermò la sua scrittura.

La proiezione degli andamenti dei mercati che si mostrava sul monitor, era uno spettacolo ammagliante. A una minima variazione degli instabili equilibri la sua equazione generava, automaticamente, un'onda nuova, con un margine nuovo di guadagno, che puntualmente il mercato sfruttava.

Il tutto avveniva standosene a distanza da quello sconosciuto interlocutore reale che sarebbe divenuto, di lì a poco, un escluso.

L'eccedenza di umanità è il più grosso problema da affrontare nella società del mondo virtuale. Globalizzatasi, l'economia si è a sua volta ingabbiata in una nicchia di “signoria storica”, come un feudatario nel castello, smettendo di vedere il mondo fuori.

Si è di fronte al crollo del “paradigma industriale” che ha fatto del legane capitale-lavoro-mercato il nervo-cardine delle società.

Avendo svuotato del “contorno” l'azione umana, si è di fatto negato agli andamenti storici la possibilità di sussidi alternativi, quei “surplus d'azione”, come: la poesia; la spiritualità; l'incontro; il viaggio per il gusto dell'andare; l'ozio per la gioia di riordinare il passato e fantasticare sul futuro; il sonno per dare l'occhio al non visibile...

L'uomo industriale, ingabbiato nel “tempo-lavoro” della logica del profitto a tutti i costi, si è avvitato in un vortice impetuoso che sta conducendo all'implosione dello stesso sistema uomo...” - Aveva bisogno di una pausa, una sigaretta che avvolgesse la morsa che l'aveva afferrato.

Sentiva la pelle che iniziava a cedere alla pressione di quell'antico dolore in grado di affossare tutto intorno.

Nel suo articolo sulle logiche matematiche che stanno dietro le contrattazioni economiche, aveva sollevato il velo di facciata di molti premi nobel.

Operando a fare e disfare i numeri, come da bambino era solito giocare con i lego, aveva intrapreso una via difficile, un tracciato antico quanto il mondo, ma fortemente taciuto da una classe intellettuale connivente, che aveva fatto della “retorica utilitaristica”, una vera e propria economia:

- Come dire a quegli scienziati, così impantanati nelle gabbie delle multinazionali che mercificavano il loro tempo 0, che non esiste la possibilità di una negoziazione “vera”, essendo essa, di fatto, il frutto di un “unico decisore” che muovendo abilmente i fili, impone i giochi del mercato?

Era la sua scoperta di quell'antico leviatano che mangia la libertà dei singoli in un solo boccone, ma con una sfumatura di cattiveria nuova:

- nel dichiarasi buono alleggeriva l'altro, a sua insaputa, del peso della scelta!









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