Ernesta

Un velo di dolore aveva reso il suo sguardo, opaco.

È strano come gli occhi riescano ad essere la vera forma del pensiero. Da quando l'avevano trasferita in psichiatria la sua vita si era avvitata in una forma di pensiero ricorsivo: Giacomo... Giacomo... Giacomo...

Non riusciva a sradicarlo. Lui aveva scavato una nicchia nella sua memoria che, prendendo sempre più spazio, la lasciava come spossata; mentre l'uomo, tutto preso dai suoi sé che non gli davano pace, non s'accorgeva del dolore che le causava con tutti quei silenzi e quella dipendenza.

Ernesta sentiva d'essere al limite della forza, aveva bisogno di stappare l'amarezza e dare voce alla sua infelicità.

C'è nella psiche di ognuno una soglia di tolleranza che si pone come la frontiera della sopportazione di qualsiasi forma di dolore o di ingiustizia. È il luogo in cui si attua lo scatto che fa dire: basta!

Quella mattina s'alzo decisa a porre fine alla, sua, di dipendenza. Nella notte insonne, l'unica risposta che aveva trovato, era stata di parlarne con lui chiaramente, senza dover provare vergogna del sentimento che provava.

Decisa, entrò nello studio. Ma quando lo scorse così cupo, distante, non riuscì a dire niente di quello che aveva tanto ragionato dentro.

Inventò una scusa al volo e disse, senza guardalo: - Dottore, la paziente della stanza 13 ha avuto una crisi, cosa le posso somministrare?

Uscita dalla stanza si fermo, respirò piano. Una strana emozione la stava avvolgendo, lasciandole una forma goffa di sorriso.

Nell'attimo in cui lui l'aveva guardata con tutto il suo silenzio, aveva sentito dentro una voce che le chiedeva: - Ma tu che c'entri con questo uomo? Veramente lo ami? È Lui la tua metà di mela?

Da quelle tre domande che la stavano spiazzando, emerse una certezza luminosa che le stava ridando tutta la forza.

Sentì il bisogno di allontanarsi e una volta fuori da quello spazio angustio, trovò la sua verità: - No, non voglio niente! Lui non può darmi niente! Ho solo voglia di me! Di ritrovare la mia gioia, mettere fine alla mia dipendenza!

Di colpo le ritornò tutta l'energia con tutta la giovinezza che si era adombrata in quella fissazione. Aveva semplicemente, come spesso le donne fanno, confuso la sua funzione a curare il corpo e l'animo del malato, con l'amore.

Liberata, si diresse verso la stanza 13 da quella inconsapevole signora che l'aveva salvata da tutto quel dolore e con grande affetto le sistemò le coperte e il cuscino.









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