Enrico

Guardò l'ora erano le quattro del mattino, anche questa nottata era perduta, aveva un arretrato di sonno che chiedeva vendetta. Quando una dimostrazione non trova il punto di chiusura che fa dire ho finito, non esistono le ore.

L'ultima volta che aveva veramente dormito era stato un lunedì, una calma benefica lo aveva invaso e di colpo si erano acquietate tutte quelle ispezioni di realtà che lo portavano a scindere in tanti itinerari le soluzioni possibili. Ogni soluzione era uno spaccato di vita e ogni vita un'opportunità di ricerca.

Enrico era stato reclutato per la sua grande capacità a far convergere i bordi dei ragionamenti in un solo fuoco di lettura. Non tutti sono in grado d'azionare e dissezionare le speculazioni. Egli si poteva definire un osservatore scientifico di situazioni storiche infinitesimali. Che cosa poi fosse, in pochi lo sapevano, del resto come si può comprendere ciò che si dimostra che esiste, ma che di fatto è un buio all'occhio.

Cliccò e azzerò tutto. All'improvviso sentì tutta la stanchezza. Passando nel soggiorno lanciò uno guardo verso lo specchio, nella penombra intravide una sagoma che non conosceva.

Dove, - si chiese - è andato il ragazzo amante della luna e della poesia che si tuffava nell'azzurro e nuotava, nuotava fino a sfibrarsi per raggiungere quell'orizzonte dispettoso che giocava ad allontanarsi, ad ogni bracciata?

Amava il sale sulla pelle. L'acqua fra le dita e quel misto d'alga e tabacco sulla camicia con i polsi arrotolati fin sui gomiti.

Gli uomini di mare hanno il gusto della fuga. Il gusto non implica necessariamente l'azione, anzi le sue partenze non erano mai state fughe, ma scelte molto ponderate. Mentre il suo sostare si, questo si, era il suo fuggire.

Lasciarsi catturare da una nave lontana o da un gabbiano, senza scordare un tramonto infuocato. E poi che dire della luna che traccia sul pelo d'acqua la sua scia, come una sirena vogliosa di baci che invita il suo amante a seguirla. Lo sapeva bene il poeta del Piacere che affacciato alla terrazza la invocava:

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore...
... non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio …









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