Agostino

Nel vialetto si percepiva il silenzio mesto delle tombe e l'odore acre dei fiori putrefatti, che segnano quel luogo di confine. Agostino mentre camminava, di colpo, si sentì il profugo della vita.

Non aveva più una preghiera da snocciolare, come scaramanzia mascherata da bontà. Non aveva una lacrima pronta ad affacciarsi tra le ciglia nere, consapevole della mestizia della fine.

La sua gola da quel giorno aveva deglutito tutto il suo pensiero e quel pianto aveva inaridito i cigli di tutti i viali del suo cuore.

Fece ancora pochi passi e si fermò di fronte al mucchietto di terra che non aveva una croce, ma solo una piccola lapide bianca.

Come faceva già da un anno, ogni giorno, rilesse l'iscrizione che lui stesso aveva voluto:


Su

questa sponda

il mare

ti pose,

piccolo Angelo.


Dopo averla tenuta tra le braccia e assaporato l'inconsistenza del suo essere un fagottino del niente, aveva compreso tutta la retorica di un cristianesimo di facciata. Come Francesco con il lebbroso, anche lui aveva trovato, finalmente, la sua via per Damasco.






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