Mauro e Agnese

Il si, di Mauro, nasceva da una lunga esperienza in fatto di dinamiche di gruppo, aveva deciso di dedicare la sua vita alla “Palestra della Mente” come lui era solito ripetere.

Aveva lavorato per dieci anni in azienda, era stato caporeparto e sindacalista, poi un brutto incidente stradale lo aveva portato vicino al trapasso. In tale evento aveva sperimentato la fragilità della vita ed era cambiato il suo approccio alle cose.

Si era licenziato, aveva ripreso gli studi di sociologia e, una volta laureatosi, aveva aperto un piccolo laboratorio del sorriso. Un centro-studi sulle dinamiche relazionali e sui modi di tessere le comunicazioni nei vari ambienti, dalla fabbrica alla famiglia, alla scuola, alla squadra...

La sua idea era avvallata anche da alcune ricerche di una scienza di frontiera, che parlavano delle influenze positive o negative del campo-ambiente sulla costruzione degli stati mentali.

Nell'interscambio relazionale le “comunicazioni gioiose”, basate sulle tecniche d'incoraggiamento, facilitano una migliore fluidità d'apprendimento con una più veloce soluzione e realizzazione dei compiti, con una sensazione di benessere e una maggiore apertura logica.

L'idea di Mauro si rifaceva ad alcuni studi giapponesi che avevano creato delle vere e proprie “ricette di gentilezza”. La sua esperienza di sindacalista lo aveva portato a cogliere proprio nel conflitto di classe, il punto debole dei rapporti aziendali.

Egli ripeteva nei vari incontri: - Un conflitto si auto-alimenta nello scontro di due logiche distinte che vogliono prevaricare l'una, sull'altra, vicendevolmente. In tale voglia di sopraffazione si crea un vuoto storico, come un'area buia con una forma di “deprezzamento etico” dell'altro.

Da quando si era misurato con la morte, Mauro aveva colto tutto il senso di bellezza della vita e aveva iniziato a scindere i compiti dagli uomini; le scelte dalle azioni; i pensieri dalla verità... Iniziando a porre al centro dell'indagine sociologica, non gli individui o le cose, ma le medesime relazioni da cui sia l'individuo e sia le cose possono trarre benefici.

Una relazione democratica apre ad una cresta storica differente da una autoritaria; egli, in tale ricerca di “bellezza sociale”, aveva iniziato a collaborare con Agnese che era stata la prima a definire la spugna storica, con le sue creste e i suoi vuoti di senso storico.

Dare senso alla vita, ecco il compito storico! - Si ripeteva, quando coordinando i corsi del sorriso, faceva fare esperienze di grasse risate liberatorie.

La vita ha in sé il valore e non chiede altro se non di essere riconosciuta, - ripeteva - come il livello più alto della scelta sociale, politica, ambientale... In tale scelta qualitativa, la vita si pone come una vera risorsa economica, aprendo ad una molteplicità di possibili interventi sull'ambiente, sulle aziende, sulla vita civile.

Aveva finito, inconsapevolmente, con l'intraprendere un'autentica azione politica, che scardinando le logiche di dominio, insegnava a riconoscere tutte le trame nascoste che velavano la verità in tanti piccoli compromessi di facciata.

Nella sua palestra del pensiero si sperimentavano le differenti forme di comunicazione con le diverse sfaccettature di intenzioni comunicative e s'imparava a distinguere se le tipologie di affermazioni erano coerenti agli scopi o mascherate da falsi perbenismi.

Per questo aveva invitato Agnese al convegno, voleva scardinare le trame oscure di un sapere scientifico che voleva nuovamente asservire le coscienze in nome di una “verità oggettiva” che si poneva oltre la relazione osservato-osservatore.

Una verità de-umanizzata, - stava dicendo ad Agnese, a conclusione dei lavori, - può essere molto pericolosa come lo è stato il nazismo con la sua “eugenetica” e le pretese di razza perfetta.

Agnese rispose alla sua perplessità: - Si, quando la scienza perde di vista l'uomo è molto malefica! Oggi, vuole creare non “l'uomo perfetto”, ma “l'elaboratore perfetto. Gli scienziati, puntando ad una macchina che sappia essere uomo in tutto, stanno rendendo gli uomini delle eccedenze storiche ed economiche!

Le sacche di povertà si stanno moltiplicando, ma a nessuno sembra interessi!

Si è in una forma di “autismo collettivo”, con un'assenza “sospesa” di giudizio!

Chiese Mauro con un velo di dolore negli occhi: - Cosa possiamo fare?

Agnese concluse: - Nulla di spettacolare, solo essere “le sentinelle nella notte” della coscienza storica! Tenere viva la coscienza per quando la storia invertirà la rotta!

C'è nel procedere della vita una forma d'assuefazione al male, che rende indifferenti alla sofferenza degli altri. Sono questi i momenti in cui si attuano le inversioni delle tendenze con le ondate storiche che, generando le perturbazioni di portata catastrofica, mettono tutto in discussione, riconducendo al punto di partenza, come quella tela di Penelope.









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