Agnese 2

Stese la mano, verso l'interruttore e la luce la inondò. Guardò l'ora, le quattro. La sensazione di paura era rimasta sulla pelle, aveva caldo e freddo insieme. Non è da tutti essere abbracciati dalla morte.

Aveva percepito nel dormiveglia una presenza nella stanza, un'ombra più scura del buio, che le si avvicinava. Serrò gli occhi terrorizzata, recitando un'avemaria. Di colpo l'ombra, con uno slancio, l'abbraccio.

La tenne per un po', come se la cullasse, e pronta si dileguò. Agnese aspettò qualche minuto e aprì gli occhi. Ebbe voglia di bere.

L'incontro, se era poi un incontro, non era il presagio di una sventura, lo sentiva. Era stato come una carezza. Si, una carezza venuta da un'altra dimensione.

Certo era bello sapere che in un altro livello di spaziotempo, sapessero di lei. Pensò ad un segno e sorrise.

Se è vero - si disse - che siamo semplice organizzazione di un vuoto quantistico che di emergenza in emergenza assume mille forme e dimensioni, cosa c'è di così folle nel credere ad incontri pluridimensionali? A proiezioni si spazi multi-temporali che si sfiorano in un contatto a livello di membrana, come un brivido di pelle?

Aveva trovato negli scritti di Enrico la definizione di vuoto: - Un campo invisibile denso d'energia in attesa di prender sagoma.

Ecco, proprio come quell'abbraccio, di un “quasi nulla”, che si era fatto presente nell'avvolgerla e cullarla!

Se si considera la vita come uno spettacolo che si mostra ai cinque sensi, allora tutto è una molteplicità di sagome dalle forme più strambe. Ogni sagoma una storia e ogni storia un involucro di eternità che ha preso spessore, colore. Odore. Movimento.

Tutto il movimento degli spazi è avvolto in quel “vuoto” che si prende cura a dare il volto alla vita.









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