Giulia

Luce. Tanta luce, come non ne aveva vista mai. Si sentì abbagliata e lontana, tanto lontana come una meteorite sfuggita dalla sua orbita. Non ebbe paura. Un senso di pace, tanta pace, la possedeva, dandole sazietà.

- Signora! Signora mi sente? - Con colpetti decisi, Caterina, schiaffeggiava la guancia paffuta, ripetendo: - Signora, mi sente? Si svegli! Si svegli!

Giulia percepì un eco lontano che piano, piano prendeva spazio nella sua coscienza, come una maglia che, nel gioco di fili e ferri, prende diritto e rovescio. Ecco in lei si stava rovesciando la luce in suono, il suono in un significato chiaro, deciso: Signora!

Fin troppo deciso, tanto da interferire con la sua calma infinita che non accettava il confine: - Signora si svegli!

Fisso un punto di fronte e con meraviglia intravide una sagoma china che non conosceva: - Signora, signora!

Lasciatemi in pace, pensò e quella di ritorno: - Signora è andato tutto bene, ora la riportiamo in camera, dormirà ancora, se sentirà dolore, mi chiami!

Le fece percorrere, così sdraiata, un corridoio sino all'ascensore, un altro corridoio interminabile e poi la stanza. La depose sul letto e lei ebbe voglia di chiudere gli occhi.

- Mamma come ti senti? Noi siamo qui, stai serena! Puoi dormire, noi siamo qui!

Intravide Eleonora, poi Domenico e infine gli occhi colmi di lacrime di Luca, a cui rispose, solo, con una carezza nello sguardo: - Come era fragile di fronte alla vita, come un fanciullo, un pollicino! - Lo amava per questo.

Richiuse gli occhi, voleva ritornare da quella luce. Si assopì nuovamente.

Solo il respiro dava segno del suo essere in vita, quel respiro un po' cadenzato come quello “sciabordare delle lavandare” al fiume del poeta o come la “nenia” del soldato, nel deserto, che lancia, nella notte, un'esca d'amore alla Luna.









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