Regina

I rapporti in ufficio si stavano facendo sempre più conflittuali. Rachele era come impazzita, ogni cosa si rivelava un buon pretesto per regalare umiliazioni a destra e a manca. Regina non riusciva più a tollerarlo.

La condizione di precaria la faceva sentire ricattabile e mentalmente schizata.

Sonia, per rincuorarla, quel pomeriggio le suggerì di aprire un blog in rete che, come lei sosteneva, era una sacca di libertà individuale: una forma di respiro catartico!

La cosa le piacque, aveva sempre amato i diari con le copertine spesse, colme di cuoricini. Una volta sua zia le aveva regalato un quaderno blu con un lucchetto dorato.

Aveva iniziato ad annotare pensieri, emozioni, eventi... Tutte quelle piccole cose di bambina, che tanto spesso danno una forma di timore alle mamme. Le più grandi litigate, infatti, tra mamme e figlie, nascono quando le madri sconfinano e invadono quella zona esclusiva che fa da deterrente alle ingiustizia quotidiane.

Era molto brava a costruire trappole per verificare le invadenze. Un giorno, da una carta smossa, si rese conto che un occhio indiscreto era andato a posarsi su quella pagina in cui aveva definito suo padre un “orco crudele”, perché non sapeva mai dire si alle sue piccole richieste d'indipendenza.

La cosa fu così ingiusta per la sua logica bambina che presa da un raptus strappo tutto, sbattendo la porta contro quella madre così ingombrante.

Ma ora era diverso, costruire un blog le permetteva di dare voce al dissenso e lei aveva bisogno di raccontare quella situazione di stallo a vita che era comune a tutta la sua generazione. Era un modo per creare condivisione e magari dare spazio ad una forma di ribellione e a una nuova aggregazione.

Si immaginò un personaggio e un nome, voleva ipotizzare un'eroina moderna, come nel libro “Angelica alla corte del re” che aveva trovato in soffitta tra le scartoffie di sua madre e aveva letto in un pomeriggio afoso d'estate.

La sua penna, come per le pasquinate romane, doveva raccontare, con ironia, tutto il disagio giovanile in un sistema che odiava la giovinezza, quella vera.

Molti adulti si vestono di gioventù, - pensò - ma sono solo degli inguaribili Peter Pan, camuffati! Ipocriti! Mentre la gioventù, quella autentica, non è mai disposta ai compromessi! Ha in odio la vendita delle anime!

E poi quella storia di quel folletto verde, non l'era mai piaciuta, era robaccia da lattanti, mentre lei si era sempre sentiva grande, molto grande!

Scelse una struttura editoriale, un nome promettente e iniziò a scrivere l'affondo di quella logica angustia che annacquava le coscienze in tanti cavilli e codicilli di letture a metà.

C'è nella psiche collettiva delle Società una forma d'autodifesa che scatta ogni qual volta si crea una strettoia democratica.

Tanti sono gli esempi delle maschere del dissenso. Il teatro greco in ciò ha, da sempre, fatto scuola con tali casse di risonanza che hanno la funzione storica d'amplificare la voce solitaria dell'essere contro il paravento di facciata.

Non è facile essere l'occhio critico del sistema politico-economico, richiede una struttura mentale a “strega”, capace di sopportare l'isolamento a cui ti condanna la paura dei cortigiani. Questi fanno più danno dello stesso tiranno con il loro svendere la dignità, rendono ridondanti le azioni di dominio.

Sono le ricorsività a scavare la tomba alla verità.

Essere strega nel senso puro dell'accezione è l'essere amante della conoscenza, non di quella raccontata nei manuali, ma di quella nascosta tre le righe, che necessita dello scandaglio per sapersi muovere tra le parole vane, le frasi fatte e i doppi sensi.

Ecco, - Regina si sentiva in quel momento - una vera strega! Strega del ben dire, del ben sentire, del ben agire...

Scelse un nome apparente anonimo, ma dal significato sfumato: - Serena Radice.

E iniziò il suo articolo di fondo.









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