Cinzia e Isabella

Mamma cosa mi consigli? - Disse Isabella, mentre mostrava una camicia verde e una maglietta fucsia. La ragazza aveva un'espressione dubbiosa, con una piega sulla fronte, a Cinzia così familiare.

È strano, - si disse, mentre con lo sguardo focalizzava quella riga – il passato ritorna sempre!

Aveva cancellato tutto del groviglio di dipendenza da quel ragazzo così fragile e così collerico, che con una rabbia convulsa l'aveva imbrattata. Ma, la sua bellezza bruna si specchiava in quella figlia così temuta e che oggi, a distanza di 20 anni, la segnava come lo sbaglio più amato.

Quando aveva incontrato Giacomo, era una studentessa di biologia al primo anno, trasferita dal paese con una valigia colma di futuro. Solo che, in quello sguardo cupo, attento a sfuggire, aveva incenerito tutti i luoghi del sogno.

La cosa che maggiormente aveva temuto, erano stati gli occhi di suo padre, nel momento di comunicargli che aspettava un figlio da un malato di egoismo.

Si, un vero esempio d'egoismo, - si, disse nel silenzio attento di quella piega – che non aveva avuto alcun riguardo della mia infatuazione, ancora bambina! È strano come un incontro solo possa bruciarti tutto intorno!

Bruciata, s'era sentita Cinzia, da tutto quel prendere e prendere di quel ragazzo attorcigliato dentro i suoi sé. Era un bambino bloccato nella paura. Ma solo dopo lo aveva capito, quando gli aveva comunicato di aspettare un bambino e lui l'aveva scacciata con una risata sguaiata, negando l'evidenza.

Rivide la risalita laboriosa, così sola: - Affrontare il paese, con tutti quegli sguardi, che la marchiavano, come nella “lettera scarlatta”!

La terra di Cinzia era tardiva ad accettare i cambiamenti, come bloccata nei suoi baratri feudali di “cafoni” e “signorìa vostra”... tanto che al suo scrittore fece dire: “... si ritrovano viventi i residui di tutte le catastrofi e di tutte le esperienze e di tutte le epoche...”.

La mia terra così scavata dalla storia, - si ricordò: - mi ingoiò nella forma del nulla, come il vuoto di “cicala” di Montale.

La riagguantò alla realtà, Isabella: - Mamma, allora? Voglio essere bella oggi! Hai una strana espressione, come vuota, a cosa pensi?

- Sei così bella, amore mio, che nulla può oscurarti, - le rispose dolcemente – il tuo viso mi hai richiamato una poesia!

E piano, sottovoce, iniziò a declamarla, come una bambina nel giorno di Pasqua:

 Non recidere, forbice, quel volto, 
solo nella memoria che si sfolla, 
non far del grande suo viso ... 
la mia nebbia di sempre. 
  
Un freddo cala... Duro il colpo svetta. 
E l'acacia ferita da sé scrolla 
il guscio di cicala ...








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