Luigi

L'arrivo era previsto per le 11.30, Luigi guardò l'ora, le 12 e un quarto, ma sui monitor nessuna traccia del volo. Odiava aspettare.

Iniziò a passeggiare lungo la vetrata dell'uscita che lo rifletteva.

L'incontro con il responsabile della protezione civile era solo per definire la bozza del piano di spesa, c'erano alcune cose da chiarire, prima di fissare la gara d'appalto.

Quando aveva intrapreso la carriera parlamentare, il partito era stato chiaro:

  • Ogni gara, ogni incarico, ogni concessione deve essere sottoposta al direttivo per delle naturali condizioni!

Sapeva capire i sottintesi che sbucano da una smorfia di sorriso.

Un imprenditore sa che le logiche del mercato richiedono piccole aggiustature, cosette da poco, una piega qua, una là, un'altra un po' più in là.

Il sottosegretario lo aveva invitato a quella cena, molto privata, e tra i bicchieri d'annata, gli aveva spiegato che in politica non c'è posto per gli idealisti.

Sorseggiando un passito, molto particolare, aveva esposto la dinamica delle cerchie che richiede arguzia, impegno, fedeltà, rispetto e soprattutto silenzio, anche con lo sguardo, perché gli occhi parlano.

  • Gli idealisti, - gli aveva precisato - sono degli idioti pericolosi! Nulla può cambiare. È l'uomo che è marcio sotto la cravatta e la cintura!

Negli affari, certo Luigi, non era uno sprovveduto, ne aveva limati di ritocchini, ora ai bilanci, poi alle bolle, senza tralasciare le assicurazioni con i giochetti di cassa integrazione e di rigiri di partita IVA:

  • Poca cosa! Ora, nel palazzo, il gioco si era fatto vero!

Tutto era programmato a tavolino, da mesi e mesi prima. Si distribuivano le carte e ogni giocatore iniziava la tiritera dei tira e molla, con il solo obiettivo di generare confusione.

Il sottosegretario gli aveva spiegato:

  • La “massaha una mente corta, subito si stanca e si distrae.

Il politico, invece, è azzardo e pazienza.

Come lo scacchista di mestiere, egli sa quando osare e quando far credere all'altro giocatore di aver allentato la morsa dell'attenzione. Ed è così che l'avversario si fa più indifeso, basterà mischiare di posto un po' di pedine e nell'apparente caos, tirare le fila per lo scacco matto.

Il vero capo, - concluse - deve avere la vista della mosca, scomporre i mosaici delle azioni e vederli tutti sgangherati. Solo in quel disordine, si misura il suo valore! Egli, con un colpo netto, sferra l'attacco del suo tornaconto.

Aveva ancora molto d'apprendere Luigi, doveva esercitarsi tanto, era ancora lento ad agguantare il filo di tutte quelle trame, per questo quando aveva visto gli occhi spenti di sua moglie, il giorno che le aveva preannunciato la candidatura, l'aveva aggredita dandole della nemica.

Di nemici ne aveva tanti, ma non certo quel essere ormai senza più forma che se ne stava, come un cane ormai vecchio ad aspettare un osso, sul pavimento. L'indomani, infatti, le aveva portato l'anello, tappandosi la crepa della coscienza che tornò ad essere afona, come ora, mentre aspettava.

Si vide nel riflesso della vetrata, la cravatta faceva bella mostra e dalla giacca intravide la cintura, mentre quel maledetto aereo stava prendendo postazione sulla pista.









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