I Profughi

Il beccheggiare del peschereccio era l'unica cosa viva, in quella nottata vuota di stelle, il freddo umido penetrava, da quei panni adattati all'ultimo minuto, dando ai corpi un anticipo di quella che sarebbe stata l'ora ultima.

Erano in 80, non avevano bagagli. Non si poteva negare lo spazio ad una vita che chiedeva di respirare. Erano tutti ammassati, come una ricca cucciolata che a stento sta nella cesta preparata per l'occasione, solo che essi non scodinzolavano la corta coda e non trovavano un capezzolo caldo che li scaldasse.

A volte la vita è molto generosa con gli animali, dando loro ciò che a molti uomini è negato.

I loro sguardi erano cavi, non avevano trame di futuro e tanto meno di passato. Erano immobili in quelle frazioni gelide di presente che riduceva il campo dei pensieri a elementari atti respiratori.

La coscienza dell'esodo prende tutti i pensieri al laccio del nulla che, azzerando ricordi e sogni, rende sopportabile l'addio. Erano tanti visi con tante storie differenti, ogni sguardo una povertà, ogni movimento delle palpebre un'esclusione da qualcosa, da qualcuno, anche da sé.

Quando gli eventi erano precipitati dopo la rivolta, era iniziato l'esodo in massa verso le frontiere. Erano dei senza nome a confino, in cerca d'umanità.

Il movimento delle onde era il segno della vita, sorda alle beghe delle ideologie che innescano le gabbie di società. Ogni orlatura di terra un nome, ogni nome una tipologia di diritto, ogni diritto uno stato di cittadinanza, ogni cittadinanza un vincolo d'azione.

Porre strati vincolanti di codici e cavilli, a guardar bene, è la funzione degli amministratori che in virtù dell'ordinare, strizzano in una pressa lo slancio di libertà che muove le dinamiche del cuore.

Certo non tutti i cuori sono amorevoli, ma il vincolare il gregge nel recinto non annulla l'anelito al pascolo che solo, di filo in filo, può togliere la fame. Lo sapevano bene i pastori antichi che puntualmente aprivano i recinti, alle prime luci del nuovo giorno, lasciando a pecore e agnelli di praticare tutti i sentieri erbosi.

L'alba era vicina, un fil di luce era a dritta dalla prua, mentre di fronte la linea dell'ignoto iniziava a profilarsi tra un'onda e l'altra.

Il buio di quel presente stava evolvendosi in un “cavo” futuro.










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