Alessio e Agostino

Gli eventi, da quella terribile mattina a Conca Specchiolla, erano precipitati. Il centro di accoglienza voluto da don Agostino, non riusciva a contenere la marea di gente che approdava, ogni giorno.

In molti, come quel giorno sulla spiaggia, cercavano di dare un contributo alla catena della solidarietà. Alessio coordinava per il Centro i rapporti con le autorità, la stampa, sempre molto invadente, e gli stessi abitanti che temevano per la quiete cittadina.

Era un vero esodo biblico di umanità in cammino verso la terra promessa che non aveva poi molto da offrire. Il paese aveva già, di suo, una molteplicità di problemi insoluti come un forte tasso di disoccupazione; una notevole migrazione; una produzione agricola che risentiva della globalizzazione che aveva fatto crollare i prezzi dei prodotti locali; una industrializzazione che non era mai decollata e un terziario fortemente parassita.

La sensazione che ho, - Alessio quella mattina stava dicendo a don Agostino – è che stanno saltando tutte le coordinate territoriali mentre le politiche nazionali sono obsolete!

Certo, - rispose Don Agostino - si sta riscrivendo il diritto di cittadinanza con una visione più ampia di quella a stato-nazione e anche a continente!

Siamo alla soglia di un nuovo salto epocale, come avvenne nel 400 quando Sant'Agostino scrisse il “De Civitate Dei”, che implicherà un mutamento logico.

Era consapevole don Agostino che sono i grandi esodi a creare i veri capovolgimenti storici.

Quando le popolazioni si mettono in marcia per motivi di sopravvivenza e di libertà - cercò di spiegare meglio il suo pensiero - tutto cambia, caro Alessio!

La storia va letta per grandi periodi per scorgere le ciclicità delle risposte; se provi ad immaginarla come un organismo vitale, un grande albero ad esempio, potrai leggere in essa le stagioni con le fasi di crescite e decrescite, di grande laboriosità e di crisi morale e civile e di rinascita!

Quando Sant'Agostino profetizzò la fine dell'impero romano, egli guardava ai piccoli segni con le diffuse ingiustizie, gli esodi, le intolleranze ideologiche... da quelle piccole situazioni di grettezze locali, ricavò gli scenari futuri catastrofici, ma tuttavia non si lasciò andare al pessimismo.

In tali movimenti intravide il soffio vitale di una nuova giustizia e di una nuova possibilità di fratellanza che si stavano silenziosamente intessendo, come la piccola radice di un seme, nelle trame di tutti quei soprusi e da tale piccolo respiro di speranza intuì che sarebbe nata, poi, una bellissima quercia dalla chioma ampia!

Oggi si è in una strettoia evolutiva, in una forma d'imbuto storico che va attraversato, per poi aprirsi alla nuova visione di civiltà planetaria, che oscurerà le grettezza di un sistema a frontiere e a confini ideologici.

Tale lettura degli eventi piacque molto ad Alessio che, corroborato, trovò nuova forza nel suo impegno quotidiano contro tutte quelle povertà.

Don Agostino, d'altro canto, aveva sviluppato una forma di disincanto nei confronti degli eventi e dalle ideologie del momento. Egli, da uomo abituato a risolvere fatti concreti e quotidiane necessità, era convinto che il denaro, avendo una forma finita di coperta, andava opportunamente ridistribuito.

Nell'antichità la società ebraica aveva intuito l'importanza di un bilanciere economico, quando, con una ricorsività di 50 anni, istituì il giubileo con l'azzeramento del debito delle famiglie.

Se il denaro ha la forma di una coperta - si disse, guardando la tanta miseria intorno, - questa se viene tirata da un lato, automaticamente si accorcia dall’altro!

Se aree si muovono più celermente, accumulando più ricchezze; altre, in eguale proporzione decelerano, impoverendosi!

Solo attuando una ridistribuzione a livello mondiale del reddito, si potrà impedirà la rottura dell'intero equilibrio! - E concluse - Necessita aprirsi a quel cuore di carne!









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