Pensiamo a cosa significa "vedere" qualcosa...
Perché un oggetto sia visibile, deve esserci del contrasto con uno sfondo, e comunque con ciò che lo circonda, come sanno bene quelli che vogliono nascondersi.
L'aria non si vede perché siamo immersi nell'aria. Ma se fossimo immersi in qualcosa di diverso?
Questa semplice esperienza (tratta da Riani, 1998) gioca sul confronto aria-acqua per mettere in evidenza che l'aria si può vedere, si può toccare, si può travasare...
Da Riani (1998)
"Si comincia con l’esperienza forse più significativa. L’insegnante dispone di due siringhe senza ago, la prima piena d’acqua, la seconda semplicemente con lo stantuffo tirato indietro. L’acqua della prima siringa deve essere ben visibile, quindi è opportuno che sia presente anche un po' di aria. L’insegnante mostra le siringhe agli allievi e chiede che cosa contengono; per la prima la risposta è in genere unanime, mentre per la seconda si ha quasi sempre una maggioranza di allievi per i quali è vuota e una minoranza per i quali invece contiene aria. A questo punto si può stabilire che effettivamente la siringa contiene aria, ponendo però l’ulteriore domanda: "È visibile l’aria contenuta nella siringa?" E la risposta non può che essere negativa.
(...)
– Primo passaggio. Si premono con molta lentezza e contemporaneamente gli stantuffi di entrambe le siringhe (l’acqua deve gocciolare). Domanda: Che cosa vediamo uscire dalle siringhe? Da notare che non si chiede che cosa esce, ma che cosa si vede uscire, e la risposta dovrebbe essere univoca: dalla siringa piena d’acqua si vedono uscire gocce d’acqua, dall’altra non si vede uscire nulla. Il problema della chiarezza lessicale non deve essere sottovalutato, in quanto allievi che abbiano già avuto informazioni al riguardo possono impuntarsi sulla risposta che dalla siringa piena d’aria esce aria; l’insegnante deve quindi chiarire che la domanda non è relativa a quello che succede, ma a ciò che si vede effettivamente.
– Secondo passaggio. Si ripristina la situazione di partenza (una siringa con acqua, l’altra con aria) e si ripete la stessa operazione precedente, lavorando però sott’acqua (è opportuno disporre di una bacinella abbastanza profonda, che servirà anche per ulteriori esperienze). La domanda è la stessa, ma la situazione si è capovolta: dalla siringa piena d'acqua non si vede uscire nulla, mentre da quella piena d’aria si vedono uscire bollicine d’aria (fig. 1).
Fig. 1