Il primo " libro" scritto da una voce, anzi i primi autografi di suoni - anche i suoni ora hanno la loro firma - non è un " libro " da sfogliare. E' un cilindro rivestito di carta, impregnata pero' di fumo. La carta trattata in questo modo è pronta per la "stampa". Una volta impressa si chiamerà fonoautogramma.
Il cerchio di lettori per questi "libri" era ristretto : solo scienziati alle prese con le onde sonore.
Non un best seller per il pubblico ma un best-user per gli specialisti.
Per stampare quel tipo di carta
piuttosto pesante e scura, Edouard Scott si avvale di un'originale reinterpretazione del torchio e caratteri mobili di Gutemberg.
S'ispira all'anatomia dell'orecchio e al funzionamento di un dispositivo meccanico.
La macchina di stampa personalizzata è pronta. Comprende un apposito corno per raccogliere il suono e uno stilo per trascriverlo. E' il fonoautografo.
Berkeely è una cittadina sulla baia di San Francisco. Le sue colline sono diventate importanti , - no , non producono vino - ospitano invece un'altra piccola città, senza case e solo di laboratori che appartengono tutti all'Università della California.
Settantasei enormi padiglioni impegnati nella ricerca che spazia dalle fusioni nucleari alle scienze ambientali. Il denominatore comune è Energia. Il villaggio-laboratorio brulica di gente, vi lavorano quasi settemila persone tra impiegati, studenti e ricercatori. Se chiedi a uno di loro dove lavori ? Ti risponderà " al Berkeley Lab" , per esteso il Lawrence Berkeley National Laboratory. E' la' che i fonoautogrammi ritrovati di Edouard Scott de Martinville, vengono finalmente ascoltati. Apparecchiature e metodi d'indagine hanno fatto passi da gigante. Non credo sia stato affatto facile riprodurre la voce incisa in un pezzo di carta vecchio di duecento anni, dimenticato forse negli scaffali umidi di qualche scantinato. La voce dell'inventore di quella lontana primavera del 1860, canta nuovamente "Au clair de la lune" nella primavera, questa volta, del 2008.