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Isaia 50:4-11

Servire – con fiduciosa determinazione

Sintesi. Lo “stile di vita” del cristiano, ad imitazione di quello di Gesù Cristo, è quello di servire con dedizione ed amore, disinteressatamente e senza vergogna. È l’opposto di quanto la natura umana è disposta a fare, ed è per questo che Gesù la cambia. In che modo e perché Gesù si è posto al servizio e rigenerazione dell’umanità, compiendo così le antiche profezie? In che modo e perché siamo chiamati a seguirne il modello? Lo vediamo questa settimana sulla base del testo di Isaia 50:4-11.

Al servizio degli altri

Essere al servizio degli altri: questo è qualcosa che è ben lungi dall’essere popolare nella società d’oggi! “Non sono mica il tuo servo!” si dice talvolta a qualche nostro familiare che sembra “prendersela un po’ troppo comoda” nei lavori domestici, facendosi da noi servire. È vero che, nel passato, si è spesso abusato di questo concetto, quando semplicemente si sfrutta senza scrupoli il servizio altrui, soprattutto da parte di chi ha la forza per imporlo. Dobbiamo opporci a tutto questo. Oggi, però, l’egoismo prende altre forme, e spesso i legittimi bisogni degli altri vengono del tutto ignorati.


Essere disposti a servire è tipicamente un concetto cristiano. Parlando della Sua missione, il Signore Gesù dice: “Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Matteo 20:28). Gesù aveva, infatti, inteso che tutta la Sua vita, e persino la Sua morte, doveva essere un servizio reso al mondo, che pure rimane ben lontano dal meritarlo. Lo vediamo chiaramente quando, nei vangeli, Gesù va incontro ai bisogni di ogni tipo di persone con incredibile generosità e disponibilità. Egli insegnava ai Suoi discepoli a fare altrettanto. Ricordate, poi, l’episodio in cui Gesù si mette a lavare i piedi dei suoi discepoli abbassandosi come un servo? Dopo averlo fatto, dice: “Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io” (Giovanni 13:13-15).


Esortando i cristiani ad un atteggiamento di umiltà e di prontezza al servizio ed indicando loro l’esempio stesso di Gesù, l’apostolo Paolo scrive: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome” (Filippesi. 2:5-9).

Risoluto a servire

È sorprendente vedere come, persino nell’Antico Testamento, il concetto di servire si applica alla figura del Messia stesso. La speranza d’Israele si concentra sul futuro avvento sulla terra di Dio stesso come Re, Giudice e Salvatore. I profeti, in particolare Isaia, ne parlano, però, come della venuta del Servo, il Servo sofferente. Leggiamo quanto in proposito scrive il profeta Isaia:


”Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta, perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco. Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti, come ascoltano i discepoli. Il Signore, DIO, mi ha aperto l'orecchio e io non sono stato ribelle, non mi sono tirato indietro. Io ho presentato il mio dorso a chi mi percuoteva, e le mie guance a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio volto agli insulti e agli sputi. Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso; perciò non sono stato abbattuto; perciò ho reso la  mia faccia dura come la pietra e so che non sarò deluso. Vicino è colui che mi giustifica; chi mi potrà accusare? Mettiamoci a confronto simultaneamente! Chi è il mio avversario? Mi venga vicino! Il Signore, DIO, mi verrà in aiuto; chi è colui che mi condannerà? Ecco, tutti costoro diventeranno logori come un vestito, la tignola li roderà. Chi di voi teme il SIGNORE e ascolta la voce del suo servo? Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce, confidi nel nome del SIGNORE e si appoggi al suo Dio!” (Isaia 50:4-11).


Questo canto  contiene il monologo del Servo sulle Sue esperienze passate e speranze per il futuro. È una meravigliosa descrizione del carattere e della vita e della morte del nostro Signore e Salvatore. Vi troviamo quanto particolarmente Egli sia “la persona adatta” per i compiti che deve svolgere, particolarmente per confortare quelli che sono affaticati ed oppressi. Poi come Egli fosse totalmente obbediente a Dio e adempisse sempre i suoi compiti, per quanto gravosi, con gioia. Qui troviamo come Egli si sottomettesse con umiltà a tutte le ingiurie che altri Gli infliggevano, persino quelle più insultanti; di come Egli trovasse in Dio la sua forza in tutte le Sue prove perché confidava in Dio Padre, credendo che Egli potesse liberarlo. Infine, Egli fa appello a tutti quelli che temono il Signore di riporre in Lui la loro fiducia e di confidare in Lui in tutto e per tutto. È l’immagine di un uomo veramente determinato che non si lascia intimidire dai Suoi avversari, non importa quel che Gli fanno, perseverando fino alla fine, certo della Sua vittoria finale. Consideriamo meglio questi punti.

I. Pronto all’ascolto

”Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta, perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco. Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti, come ascoltano i discepoli” (4).


1. Istruito nella sapienza di Dio. Quello che Egli è come uomo dipende interamente da Dio: è Lui che Lo ha inviato e Gesù è totalmente adeguato al compito che Gli è stato affidato. Gli è stata data “una lingua pronta”. È uno che quando parla sa quel che dice ed è sempre appropriato. Questo, infatti, si potrebbe meglio tradurre: “la lingua dei discepoli” (ND). Egli è una “persona istruita”, come dice l’apostolo Paolo, nella: “…sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria” (1 Corinzi 2:6,7). Gesù può parlarci delle cose di Dio non perché provengano dalle sue o altrui speculazioni, ma per esperienza diretta di Dio. Egli disse, infatti: “Io dico quel che ho visto presso il Padre mio” (Giovanni 8:38). Nessuno aveva mai parlato, e con tanta competenza, come Gesù. L’avevano ammesso persino i Suoi avversari: “Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti?” (Matteo 13:54), “Nessuno parlò mai come quest'uomo!” (Gv. 7:46). Siamo noi istruiti nella sapienza autentica, quella di Dio?

2. Per sostenere e confortare. Perché a Gesù è stata data questa sapienza? Egli dice: “perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco”. Qui si tratta di una stanchezza tipo morale e spirituale. In altre parole, il ministero di Gesù, Parola fatta carne, e il ministero di tutta la Parola scritta di Dio, era e rimane quello di sostenere, confortare e infondere nuova vita al Suo popolo attraverso le Sue promesse ed i Suoi consigli. Che conforto era la dolce Parola di Gesù per coloro che soffrivano a causa delle conseguenze del loro e dell’altrui peccato. Pensate solo a quella donna, di cui ci parla l’evangelo, che era stata colta in adulterio e che, secondo la legge doveva essere condannata a morte! Gesù diventa il mezzo per il quale lei aveva potuto ricevere la grazia del perdono e l’opportunità di iniziare una nuova vita! Certo, Gesù non voleva così dire che il suo peccato non fosse riprovevole, ma le aveva dato la possibilità di rifarsi una vita secondo giustizia. Così avviene oggi con chiunque incontri Gesù nella Sua Parola: essi sono liberati dal peso della loro colpa e, riabilitati davanti a Dio, possono iniziare una nuova vita! Oppure pensate a come la Parola di Cristo sia di conforto a chi nella vita deve  affrontare prove e tribolazioni. In Lui essi possono trovare il sollievo e la speranza di cui hanno bisogno. Anche oggi il Signore Gesù continua a dirci: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (Matteo 11:28-10). Avete voi trovato il vostro vero riposo in Cristo?


3. Un orecchio risvegliato! La “competenza” di Gesù è ulteriormente rilevata dalle parole seguenti del nostro testo: “Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti, come ascoltano i discepoli”. Si paragona qui l’opera del Messia a quella di un insegnante che sveglia di mattino presto i suoi allievi chiamandoli a scuola. Quella di Gesù è la scuola di Dio ed è fatta di discepoli diligenti che comprendono l’importanza di ciò che Egli insegna. Tutta la Parola di Dio, infatti, è rilevante per la nostra vita. Così scrive l’apostolo Paolo: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buon” (2 Timoteo. 3:16,17). Accade, però, che molti non si rendano conto della sua importanza e che per loro la parola della Bibbia sia solo come un brusio di sottofondo al quale non si sentono tenuti a prestare attenzione. Se, però, la si legge nello Spirito di Cristo, improvvisamente essi si rendono conto della sua rilevanza personale. Lo Spirito di Cristo “risveglia il loro orecchio” ed essi cominciano ad ascoltarla come uno studente diligente che la vuole comprendere, ritenere, apprendere ed applicarla. Per questo il lettore diligente, l’ascoltatore diligente, dirà: “Signore, apri le mie orecchie per permettermi davvero di udire la Tua parola e far si che porti frutto nella mia vita, così come è destinata ad avere”.


4. Abituato all’ascolto diligente. L’atteggiamento di un discepolo diligente era esattamente, di fatto, ciò che Gesù era come uomo. È quello che ci dice il versetto seguente: “Il Signore, DIO, mi ha aperto l’orecchio” (5 a). Gesù era sempre stato sensibile all’importanza della Parola di Dio. Sin dall’infanzia, infatti, Lo troviamo con i Suoi genitori che partecipa regolarmente al culto nel giorno del Signore nel Suo villaggio. Era così che Gli era stato insegnato da Maria, Sua madre, e da Giuseppe, gente che si era sempre dimostrata diligente, non solo nell’adempimento formale dei “doveri religiosi”, ma che pure meditava e metteva in pratica ciò che ascoltava. Non erano come il popolo di Dio che il profeta Isaia rimprovera quando dice: “Tu hai visto molte cose, ma non vi hai posto mente; gli orecchi erano aperti, ma non hai udito nulla” (Is. 42:20).
Siamo noi abituati all’ascolto diligente di ciò che più conta?


5. Docile in comunione con Dio. Dice, dunque, il Servo dell’Eterno: “Io non sono stato ribelle, non mi sono tirato indietro” (5 b). Gesù “non è stato ribelle”. Volenterosamente si è assunto il compito di comunicare l’Evangelo della grazia all’umanità. Egli è Colui del quale parla il Salmo 40, quando dice: “Ecco, io vengo! Sta scritto di me nel rotolo del libro. Dio mio, desidero fare la tua volontà, la tua legge è dentro il mio cuore” (Salmi 40:7,8). Gesù è venuto per riconciliare con Dio. Che follia è la ribellione umana a Dio! Pensiamo che essere dio a noi stessi e fare solo la nostra propria volontà risulti per noi nella libertà e nella felicità. No, non eravamo stati creati per questo. La ribellione ci conduce solo alla rovina!  Gesù è venuto per riconciliarci con Dio perché solo in Lui possiamo trovare la vera libertà ed il benessere più autentico. Il Suo è stato un atto di vero amore nei nostri riguardi, perché per renderci possibile questo è stato pronto a dare l’intera Sua vita. Qualsiasi prova e sofferenza avrebbe potuto incontrare, per questo Egli l’avrebbe sopportata. Ne parla profeticamente la sezione seguente del nostro testo.

II. Pronto al sacrificio

“Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva, e le mie guance a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio volto agli insulti e agli sputi” (6).


1. Disprezzo, insulto, umiliazione. Questa parte del capitolo non può essere applicata ad altri che al Messia, il Signore Gesù Cristo. Di fatto, è chiaro come queste parole, scritte secoli prima di questi avvenimenti, corrispondano esattamente a quanto è avvenuto a Gesù. Ricordate il racconto della Passione? “Allora [Pilato] liberò loro Barabba; e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso” (Matteo 27:26). Questo era stato profetizzato da Gesù stesso: “Egli sarà consegnato ai pagani, e sarà schernito e oltraggiato e gli sputeranno addosso; e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà” (Luca 18:32,33). Strappare la barba a qualcuno era il più grande insulto che si potesse immaginare fare ad un uomo nel Vicino Oriente. Gli uomini allora erano soliti farsi crescere una lunga barba: era un segno d’onore. Non c’era nulla di più malvagio che tagliare a forza una barba o strapparla via dolorosamente. Questo, però, non era tutto: a Gesù Gli sputano in faccia e lo schiaffeggiano (Matteo 26:67). Il Re dei re, il Signore, il nostro adorabile Maestro, trattato con sommo disprezzo ed umiliato! Guardate, però, pure con quale dignità Egli affronti tutto questo: “Io non ho nascosto il mio volto agli insulti e agli sputi”. Nel Vicino Oriente, sputare su qualcosa o qualcuno è ancora considerato la più alta espressione di disprezzo. Che mai c’era da disprezzare così in quel meraviglioso Gesù. Farlo dimostra solo malvagità e pura e semplice sadica perversità.


2. Cecità spirituale. Questa reazione è tipica anche oggi in persone manipolate dalla potenza del male nemica giurata di Cristo. Gesù, una volta, a coloro che stavano complottando per ucciderlo, disse: “Voi siete figli del diavolo, ch'è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Gv. 8:44). Sì, solo cecità spirituale ed una radicata malvagità può condurre una persona a disprezzare in questo modo Gesù che, tuttavia, sopporta tutto questo con incredibile sottomissione. Questo rimane ancora oggi pure il fato di molti cristiani che oggi sono perseguitati in diverse nazioni del mondo. Noi tendiamo a pensare al nostro tempo come un’epoca illuminata e progredita. Ciononostante, sappiamo benissimo come vengano trattati, in molti paesi del mondo, semplici cristiani dove la pratica della nostra fede rimane un crimine.


3. Necessità di una morte. Gesù era pronto al sacrificio. Egli era pronto per il più terribile dei tormenti: la morte in croce. Egli avrebbe potuto evitarla. Perché ha permesso che tutto questo Gli avvenisse? Aveva, però, non solo predetto tutto questo, ma aveva rilevato come fosse pure necessario. Necessario? Questa necessità aveva lasciato perplessi per molto tempo i Suoi discepoli e lascia ancora perplessi molti cristiani oggi. Dopo la Sua risurrezione, Gesù appare a due dei Suoi discepoli che stanno camminando sconsolati verso la città di Emmaus. Non lo riconoscono subito. Egli dice loro: “Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme” (Luca 24:46,47). Beati quelli che oggi sono disposti ad approfondire e comprendere il significato di questa “necessità” e che poi lo applicano alla propria vita per la loro salvezza!

III. Pronto a resistere fino alla fine

Il seguito di questo testo ci parla della determinazione e resistenza di Gesù a perseguire fino in fondo la Sua missione, fino alla terribile morte di croce. “Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso; perciò non sono stato abbattuto; perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra e so che non sarò deluso. Vicino è colui che mi giustifica; chi mi potrà accusare? Mettiamoci a confronto simultaneamente! Chi è il mio avversario? Mi venga vicino!” (7-9).


1. Per amore. Gesù era mosso da vero e profondo amore per i Suoi ed aveva la consapevolezza che il Suo sacrificio aveva un significato e avrebbe avuto successo. Non solo la Sua morte, ma anche la Sua stessa nascita era intesa in vista di ciò che avrebbe realizzato. Rammentate come un angelo avesse detto a Giuseppe, suo patrigno: “[Maria] partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21).


2. Con gioia. Gesù aveva potuto sopportare quella terribile prova “la gioia che gli era posta dinanzi”, come scrive l’autore della lettera agli Ebrei: “…fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato” (Ebrei 12:2-4).


2. Con innocenza. Gesù aveva potuto sopportare quella terribile prova perché Dio Padre l’avrebbe sostenuto e non sarebbe stato abbattuto, o meglio, quanto Gli sarebbe successo non sarebbe stato a Sua vergogna, ma a Sua gloria, essendo innocente. Infatti Egli avrebbe portato sulla croce il peso non dei Suoi peccati, ma quello di coloro per i quali sarebbe morto. Isaia stesso scrive nel suo testo ben conosciuto: “...erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti” (Isaia 53:4,5).

Conclusione

Il versetto che termina questo canto profetico è anche per noi una conclusione appropriata della nostra riflessione: “Chi di voi teme il SIGNORE e ascolta la voce del suo servo? Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce, confidi nel nome del SIGNORE e si appoggi al suo Dio!” (11). Questo è l’appello del Servo Redentore a tutti coloro che amano e temono il Signore e che possono trovarsi in circostanze di prove e di tenebre simili alle Sue. Siamo chiamati a imitare il Suo esempio e rimettere fiduciosamente la nostra vita in Lui. Era stato afflitto, perseguitato, abbandonato, ma aveva confidato in Dio Padre e rimesso la Sua causa a Lui. Nonostante una crudele opposizione egli ha resistito fino alla fine ed ha avuto successo, realizzando quel che si era proposto di compiere: la salvezza di tutti coloro che si affidano a Lui. Incoraggiati dal Suo esempio, Egli esorta a rimetterci con fiducia a Colui che è pronto a difendere una giusta causa.


Questa è la causa del servizio: volenteroso, gioioso, determinato, pronto al sacrificio, per amore e con la forza che dà il Signore, nella consapevolezza che la via di Dio è l’unica sensata e che comporti un sicuro successo finale. Ad imitazione di Lui, vogliamo essere determinati a seguire la via indicata da Dio sul quale ha camminato il Suo Figlio. Il mondo potrà anche considerare questo arroganza e ostinata inflessibilità, ma abbiamo l’esempio di Gesù che disse: “Ho reso la mia faccia dura come la pietra e so che non sarò deluso. Vicino è colui che mi giustifica”.


Paolo Castellina, predicazione del 9 aprile 2004 ripresa il 9 aprile 2017


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