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1 Pietro 1:18-21

Alle radici della nostra libertà

Sintesi: La libertà è un valore molto importante. Insieme alla democrazia e ad altri valori, fa parte della cultura occidentale ed è fermamente radicata nella fede ebraica e cristiana. La difesa della libertà, però, non è soltanto qualcosa che riguardi l’azione politica e sociale. Dobbiamo essere noi stessi, interiormente e spiritualmente, persone libere. Questo è il dono di Cristo quando lo seguiamo consapevolmente e con impegno come suoi discepoli. È ciò che ci insegna la Parola di Dio nel testo biblico di questa settimana: 1 Pietro 1:18-21.

La libertà: un valore da difendere

La libertà è un valore molto importante. Insieme alla democrazia e ad altri valori, fa parte della cultura occidentale ed è fermamente radicata nella fede ebraica e cristiana. La libertà va difesa e promossa contro tutte quelle forze che vorrebbero soffocarla o pregiudicarla in nome di ideologie che non esitano a far uso della violenza e del terrorismo per perseguire i loro fini. È essenziale, quindi, scuoterci di dosso la crisi morale e spirituale che ci attanaglia, riscoprendo e tornando a valorizzare le radici della nostra identità cristiana che sono la garanzia stessa del nostro benessere, per viverle e riproporle con coraggio. Gran parte di ciò di cui oggi noi godiamo è, di fatto, il risultato dei sacrifici delle passate generazioni. Stiamo scoprendo, però, che, come cristiani, non possiamo più “vivere di rendita”, perché il capitale che abbiamno ricevuto in eredità, a causa della nostra passività e compromessi. si sta esaurendo. Gesù dice: “Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa” (Matteo 24:43). Vigilare, vegliare, deve essere, così, la nostra “parola d’ordine”.[1]


La difesa della libertà, però, non è soltanto qualcosa che riguardi l’azione politica e sociale, per quanto importante. Dobbiamo essere noi stessi, interiormente e spiritualmente, persone libere. Non vi può essere una società veramente libera senza persone che siano veramente, interiormente e spiritualmente, libere. Lo siamo? Oppure siamo conformisti, gregari, privi di spirito critico… Facilmente manipolabili dai “furbi” in ogni campo che profittano della loro conoscenza e della loro forza, quante persone, infatti, “per amor di pace” o del loro comodo, “si adeguano” a quello che dice loro di fare chi sembra essere di volta in volta il più forte, il governo o la maggioranza rinunciando a “pensare con la loro testa”!


Diventare persone interiormente e spiritualmente libere è il frutto dell’Evangelo di Gesù Cristo, è un dono di Dio per chi si affida seriamente e di tutto cuore all’opera del Signore e Salvatore Gesù Cristo[2].

Un’esperienza di liberazione

Tutta l’esperienza cristiana, quella autentica, era e rimane un’esperienza di liberazione. Nel ministero terreno di Gesù è chiaro come il risultato della Sua azione su uomini e donne del Suo tempo fosse sempre quello di renderle persone libere. Questo era rimasto vero anche dopo, quando i Suoi apostoli, dopo la Sua morte e risurrezione, portavano il Suo messaggio dovunque: tutti coloro che lo accoglievano diventavano persone libere, prima di tutto a livello interiore e spirituale. Lo testimonia il linguaggio che usano: “riscatto”, “redenzione”, “liberazione”…[3] 

Questa è esattamente l’esperienza di cui parla pure l’apostolo Pietro nel testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione. Dalla sua prima lettera, al capitolo 1, leggiamo il versetto 14 e dal versetto 18 al 21:


“Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate
nell'ignoranza (…) sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi; per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio” 
(1 Pietro 1:18-21).


L’apostolo Pietro scrive, perciò a dei cristiani, e, descrivendo la loro esperienza, dice: “siete stati riscattati”, cioè liberati. L’esperienza storica dell’antico Israele è una parabola di ciò che avviene con Cristo. Come Dio aveva liberato l’antico Israele dalla schiavitù in Egitto segnando ogni porta del popolo di Dio con il sangue di un agnello, ed educando poi quel popolo, durante l’esodo a vivere secondo la volontà di Dio, così il sangue del sacrificio di Cristo sulla croce ed il discepolato al Suo seguito ci fa vivere come persone veramente libere. Che dice qui Pietro?

1. Liberati da un’educazione sbagliata!

La prima cosa che mi colpisce in questo testo è l’influenza che possono avere su di noi i nostri genitori, o la nostra cultura. Dice infatti: “…siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri”.


I genitori e gli insegnanti cristiani, educando i loro figli a vivere come ci ha insegnato Cristo, li educano alla vera libertà. Cristo, così, può liberarci da un’educazione sbagliata, da una cultura alienante. Cristo ci libera anche da “certe tradizioni”! Non necessariamente quel che ci proviene dalla nostra cultura, da quella dei nostri antenati, è valido. Cristo ci spinge a valutare criticamente la nostra educazione, cultura e tradizione per riformarla o cambiarla, se risulta non conforme alla volontà del Signore. Ai Farisei, che pure avevano una "nobilissima" ed antica tradizione ebraica, Gesù dice: “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?" (Matteo 15:3), come pure: "...avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione" (Matteo 15:6). Anche l'apostolo Paolo esorta i cristiani dicendo: "Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo" (1 Timoteo 6:20,21).


È un grande privilegio, però, avere genitori cristiani che educano i giovani “nella disciplina e nell’istruzione del Signore” (Efesini 6:4), perché questo sta alla base della formazione di una personalità veramente libera. Che gran cosa quando vi sono dei genitori cristiani che prendono seriamente il loro compito e, fedeli al comandamento del Signore, si impegnano ad istruire diligentemente, con la parola e l’esempio, i loro figli nelle Sacre Scritture, ad insegnare loro il Credo apostolico, il Padre Nostro, i Dieci Comandamenti, come pure tutte quelle cose che dobbiamo conoscere e credere per vivere una vita sana e gradita a Dio, per la salvezza della loro anima! È il segreto della formazione di personalità veramente libere! Questa è l’unica “buona tradizione”, da sostenere e promuovere!


Oggi, però, non sembra più essere in gran parte così, anche presso molte famiglie che si professano cristiane. Di fatto oggi molti sono educati spesso a vivere come gli antichi pagani, persone che ignoravano Dio e le Sue sante leggi e che vivevano una vita impostata al materialismo, all’egoismo e nella superstizione, conformi, cioè, a “l'andazzo di questo mondo” (Efesini 2:2). Magari sono anche “brava gente”, ma da un punto di vista semplicemente umano. Quanti sono i genitori oggi, infatti, che si propongono, ritenendolo persino loro dovere, di far sî che i loro figli diventino buoni “cittadini di questo mondo”, conformi ai criteri di “accettabilità” prevalenti, senza preoccuparsi minimamente se è conforme alla verità rivelata da Dio! Si accontentano, magari, di ispirare loro “rispetto” per una religiosità vuota e formale, soprattutto là dove essa è ancora un “valore”, sostegno di generici principi di onestà e bontà. Il Dio vero e vivente, però, vi è veramente rilevante? Tutto questo, però, la Bibbia lo considera un vano modo di vivere, cioè una condotta infruttuosa, ingannevole, che promette ciò che non mantiene, qualcosa privo di valori eterni. È soprattutto dopo cocenti delusioni, che molti si rendono conto di quanto, di fatto, questo modo di vivere sia vuoto e privo di senso.


Grazie a Dio, però, l’Evangelo di Gesù Cristo ancora libera “dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri”! I valori autentici della libertà cristiana ci permettono di considerare criticamente il nostro passato e cambiarlo, quando non è conforme alla Parola di Dio.

2. Liberati dalle “passioni del tempo passato”

Al versetto 14, poi, leggiamo: “Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato”. Quando veniamo a Cristo siamo liberati dalle “passioni del tempo passato”. Queste “passioni” non esercitano più alcun controllo su di noi. Che cosa sono? Una “passione” è desiderare qualcosa così fortemente da essere più forte di qualunque altra cosa nella nostra vita. Noi siamo stati creati per essere in costante comunione con Dio e solo cosi possiamo essere veramente realizzati. Dio deve stare al primo posto nella nostra vita. Qualcosa però subentra e diventa così importante da mettersi per noi al posto che dovrebbe occupare solo Dio: è ciò che la Bibbia chiama “idolo”. Una di queste “passioni” che diventano così degli idoli è l’avidità sotto qualunque forma. Il denaro, per esempio, serve ma che non deve diventare la prima cosa della nostra vita! La Scrittura dice: “Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria” (Colossesi. 3:5).


La pubblicità oggi funziona così: ti tenta instillando abilmente desideri o bisogni spesso artificiosi con una tecnica esattamente simile alla tentazione di Adamo ed Eva. Dio aveva creato i nostri progenitori liberi. La vera libertà, però, non è quella di fare tutto ciò che si vuole. La libertà comporta sempre dei limiti. Delle giuste regole di comportamento non sono fatte per opprimerci, ma per difendere e garantire la nostra libertà. Ad esempio, le regole del codice della strada garantiscono la circolazione sicura e ordinata di tutti. Senza queste regole sarebbe il caos totale e non saremmo più liberi di circolare! Così sono i comandamenti di Dio, i limiti che Dio ha posto alla nostra vita. Adamo ed Eva godevano di ampi spazi di libertà, ma a loro erano stati posti dei limiti[4]. La tentazione era per loro quella di andare oltre i limiti che Dio aveva fissato per loro, illudendosi che così sarebbero diventati “più liberi ancora”, che magari, così facendo, avrebbero acquistato le prerogative di Dio stesso, dimenticando di essere solo creature. Per loro questo era diventato “un chiodo fisso”, una “passione”[5]

Ecco così che il valore della libertà, secondo la cultura biblica, è moderato e giustamente imitato. Ad andare oltre i limiti fissati da Dio “non ci si guadagna nulla”, anzi, si perde tutto. È così che i valori della nostra libertà nella migliore tradizione “occidentale”, non è l’anarchia o il libertinismo da una parte e la dittatura dall’altra, ma “libertà con dei limiti” riconosciuti. Uno dei valori della  nostra cultura cristiana, quindi, è che la libertà è protetta dall’osservanza dei comandamenti di Dio che la garantisce. Ecco perché i comandamenti di Dio devono essere difesi e promossi. Il cristiano è colui o colei che viene liberato da Cristo dalle “passioni” di andare oltre i limiti fissati per il nostro bene e il cui pensiero dominante è compiacere Dio nel proprio comportamento “come figli ubbidienti” pienamente persuasi che ci si può fidare completamente in ciò che Dio ci dice nella Sua Parola.

3. Liberati dall’ignoranza

Al versetto 14 troviamo anche un’altra cosa: “Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell'ignoranza”. La conoscenza sta alla base della vera libertà. Sono le dittature che tengono la gente apposta nell’ignoranza ed “all’oscuro” delle cose per poter meglio dominare la società. Le società illiberali sono quelle che manipolano l’informazione e la falsificano, che esercitano una censura interessata, che dicono ciò che si può leggere o non leggere, scrivere o non scrivere, che reprimono la libertà di pensiero e di parola, la libertà di stampa.


Questa libertà dall’ignoranza è radicata nella Parola di Cristo. Gesù disse ai suoi discepoli: “Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio” (Giovanni 15:15). Diventare cristiani e vivere come cristiani significa essere liberi dall’ignoranza: su Dio e su noi stessi[6]. Gesù è venuto per farci conoscere “le cose come veramente stanno”, per farci conoscere il vero volto di Dio, per liberarci dalle falsificazioni e dalle menzogne a Suo riguardo. Ecco perché la conoscenza della Bibbia è così importante: essa è rivelazione da parte di Dio. Ecco anche perché la Bibbia è così odiata dalle dittature di ogni tipo, strappata dalle mani della gente, bruciata. Ecco perché c’è oggi chi ha interesse a far si che la gente sia ignorante sulla Bibbia oppure abbia su di esse idee sbagliate. Per loro “la Bibbia è pericolosa” perché se la conoscesse, conoscerebbe la verità ed essi sarebbero liberi. È questo che loro non piace!


Il Signore e Salvatore Gesù Cristo libera dall’ignoranza! Il cristiano è una persona che ragiona, pensa ed agisce secondo la verità che gli è stata rivelata da Dio in Cristo e nelle Scritture. La vera libertà è difesa e assicurata dalla conoscenza della Bibbia. Ecco perché genitori ed insegnanti cristiani la insegnano ai giovani. Ecco perché il cristiano promuove la conoscenza biblica anche nelle scuole pubbliche, nonostante la pretesa di alcuni ad avere “una scuola neutrale” che però neutrale non potrà mai essere, perché comunque condizionata da una qualche ideologia!

4. Liberati da una vita futile

Il versetto 18 ci parla, infine, anche di un’altra liberazione. Dice: “...sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri”. L’abbiamo già accennato all’inizio: esiste, ed è molto diffuso, un modo di vivere vano, futile, senza costrutto, senza senso. Forse la Bibbia intende dire che la nostra vita è inutile fintanto che non è redenta e liberata dalla schiavitù a ciò che Iddio considera peccato? Sì, precisamente. Potrà anche sembrare presuntuoso per il mondo, ma Gesù dice: “…perché senza di me non potete far nulla” (Giovanni 15:5). In altre parole Gesù dice che senza di Lui la vita è senza senso ed inutile. Certo, è possibile per chi non ha un rapporto personale con Cristo vivere una vita “decente” e godibile, ma dalla prospettiva di Dio, una vita veramente realizzata secondo i Suoi propositi originali, senza di Lui è impossibile! Lo scrittore del Salmo 22 afferma che, prima di rendersi conto di aver bisogno di Dio: "...ero insensato e senza intelligenza; io ero di fronte a te come una bestia. [Oggi, però] io resto sempre con te; tu m'hai preso per la mano destra; mi guiderai con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella gloria" (Salmi 22:23,24). Una vita “vale” quando è vissuta  alla luce dell’eternità in comunione con Dio ed in ubbidienza alla sua volontà. Gesù è venuto per liberarci da una vita priva di senso. Egli dice: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10:10). Anche dal punto di vista degli autentici “valori della civiltà occidentale”, la vera libertà non consiste in un modo di vivere materialista ed edonista, ma è la libertà di trascendere da ciò che è terreno e mondano.

Conclusione

La libertà, dunque, è un valore molto importante. Insieme alla democrazia e ad altri valori, fa parte della cultura occidentale ed è fermamente radicata nella fede biblica. La libertà va difesa e promossa contro tutte quelle forze che vorrebbero soffocarla o pregiudicarla in nome di ideologie che non esitano a far uso della violenza e del terrorismo, persuase che pur di perseguire i loro fini di potere e dominio, qualsiasi mezzo sia giustificato. La difesa della libertà, però parte dall’essere noi stessi, interiormente e spiritualmente, persone libere, altrimenti il resto non servirà a nulla. Il Signore e Salvatore Gesù Cristo può rendere veramente persone interiormente e spiritualmente libere. Egli ci libera dalle tradizioni alienanti e ci dà senso critico. Cii libera dalle passioni dominanti di ogni idolo antico e moderno per restituirci alla nostra vocazione originaria: essere in comunione con Dio. Egli ci libera dall’ignoranza su noi stessi e su Dio attraverso la valorizzazione della Bibbia. Egli ci libera da una vita futile e vana dandoci, per la sua grazia, una vita sensata e dalle prospettive eterne.


C’è chi in nome dello “stato laico” vorrebbe liberarsi dal cristianesimo o equipararlo a mille altre tendenze! Che follia! Una società come la nostra che vorrebbe liberarsi dall’influenza della fede cristiana, e quindi dalle sue stesse radici, è una società autolesionista che si prepara solo per vedersi invadere e dominare da dittature politiche o religiose che sono proprio lì che aspettano il momento giusto per saltarci addosso! Sarà il giudizio che meritiamo, se “non ci diamo una mossa”!

 
Paolo Castellina, Rielaborazione del 30 aprile 2017 della predicazione del 17 marzo 2006.


Note


[1] Come ci esorta la Parola di Dio quando dice: “Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare” (1 Pietro 5:8).

[2] Una volta “Gesù (…) disse a [coloro] che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Essi gli risposero: «Noi (…) non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: "Voi diverrete liberi"?». (…) Se (…) il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:31-34).

[3] L’apostolo Paolo una volta aveva persino scritto che la natura stessa sofferente ed oppressa, attende con ansia l’intervento dei figlioli di Dio, persone libere che donano libertà. Scrive: “…nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio” (Romani 8:21).

[4] Rappresentati dalla proibizione di mangiare “del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino” del quale Dio aveva detto: "Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete" (Genesi 3:3).

[5] “La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza” (Ge. 3:6). Questo diventa per lei il “pensiero dominante” e con esso era subentrato il pensiero della sfiducia verso Dio. Dio, però, per il loro stesso bene, aveva detto che se fossero andati oltre i limiti fissati, sarebbero “morti”, e questo esattamente ciò che accade.

[6] Gesù disse: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3)

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