La Virtus Pallacanestro Bologna, è stata fondata nel 1927, unica sezione professionistica della Società di Educazione Fisica Virtus.
È uno dei club più titolati d'Italia potendo vantare nel proprio palmarès sedici scudetti, otto Coppe Italia, una Supercoppa italiana e cinque titoli internazionali.
Dal 2019 la Virtus ha anche una squadra femminile che gioca in Serie A.
La Virtus ha sempre avuto un vasto seguito ed il pubblico è aumentato negli anni raccogliendo numerosissimi tifosi in tutta Italia grazie alle sue "bandiere", da Villalta a Bonamico, da Brunamonti a Danilovic, da Ginobili a Jaric, fino ad oggi con Belinelli e Teodosic.
L'attaccamento alla squadra invece non si è mai affievolito, nonostante le gravi difficoltà e la necessità di ripartire, nel 2003, dopo una grave crisi societaria, da una fusione con il Progresso Castel Maggiore, allora militante in Legadue, riempiendo il palasport.
I colori bianconeri sono quindi unanimemente riconosciuti come sinonimo di una tradizione sportiva vincente, che negli anni '90 ha raggiunto il suo apice quando su 19 finali disputate tra campionato di serie A, Coppe Europee e Coppa Italia, ne vinse ben 14.
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È il 17 gennaio 1871 quando Emilio Baumann, maestro elementare e insegnante di ginnastica fonda la Società Sezionale di Ginnastica in Bologna, con lo scopo di promuovere in città le "arti ginniche". Lo statuto della società è sottoposto ai soci e approvato in un'adunanza appositamente convocata nei locali della scuola serale San Domenico, in via Drapperie, centro storico di Bologna. La prima storica sede della polisportiva fu un vero e proprio "tempio", e non solo in senso metaforico: per iniziativa dello stesso Baumann, il comune destinò la chiesa di Santa Lucia, una chiesa sconsacrata, alle attività ginniche della neonata società.
Inizialmente la società si occupa di ginnastica e scherma, ma col tempo la polisportiva (ribattezzata dapprima Società Ginnastica Bologna e, dal 1922nSocietà di Educazione Fisica Virtus, diventerà la "madre" dello sport bolognese, arrivando a comprendere praticamente tutte le principali discipline sportive tra cui, ovviamente, la pallacanestro. Nel 1927 cinque ragazzi, provenienti dall'atletica leggera formano la sezione pallacanestro e costituiscono il primo quintetto delle V nere.
Il primo campionato ufficiale della Virtus risale al 1934, anno in cui vinse il torneo di prima divisione, ottenendo la promozione in massima serie dopo un combattutissimo girone di spareggio contro l'Unione Sportiva Milanese e la Ginnastica Roma. Merita però di essere ricordato quello che, visti i tempi in cui accadde, può essere considerato un vero e proprio "evento" sportivo: nel mese di gennaio del 1931, assai misteriosamente, una rappresentativa estone, il Kalev di Tallinn, giocò a Bologna contro una selezione bolognese (non solo Virtus, quindi). L'incontro finì con un inglorioso 86 a 12 per i maestri dell'est.
Alla fine del conflitto mondiale il basket bolognese si trasferisce in un'altra "cattedrale", anche se dedicata agli affari: la Sala Borsa. Lo spazio che la mattina ospita gli agenti di cambio, è riadattato la sera per gli incontri di basket. Questa insolita sede, con le sue gallerie e le sue celebri piastrelle a rombi, diventò il marchio distintivo di una nuova stagione del basket : con un bel paragone, il giornalista Tullio Lauro paragonò le piastrelle della Sala Borsa, marchio di fabbrica delle Vu nere, al celeberrimo parquet incrociato del Boston Garden.
Quella della Sala Borsa fu per la Virtus una straordinaria stagione di successi che portò quattro scudetti consecutivi, dal 1946 al 1949, e altri due nel 1955 e nel 1956. Negli anni 1950 iniziarono la lunga rivalità con l'Olimpia Milano e le prime caldissime sfide stracittadine contro Gira e Moto Morini.
l finire degli anni 1950 è contrassegnato dal biennio tricolore '55-'56 ma anche dal trasferimento del campo di gioco dalla Sala Borsa al Palazzo dello sport di piazza Azzarita, inaugurato dal sindaco Giuseppe Dozza nel 1957. Il nuovo, modernissimo palazzetto, più tardi soprannominato Madison perché, come il Madison Square Garden di New York, si trovava nel cuore della città, inizialmente non portò fortuna ai colori bianconeri: la Virtus attraversò un decennio povero di soddisfazioni: il gotha della pallacanestro italiana si era spostato stabilmente in Lombardia, dove, accanto alla solita Olimpia, si stava affermando l'astro nascente dell'Ignis Varese, e la Virtus si trovò persino, alla fine degli anni 1960, a lottare per non retrocedere.
La svolta si ebbe a partire dal 1968, quando l'Avvocato Gian Luigi Porelli fu incaricato della guida della sezione basket e divenne una delle figure di maggiore spicco della storia della Virtus.
Nel 1970, la Virtus Pallacanestro si staccò dalla polisportiva e si costituì in Società per Azioni. Grazie a questa scelta, anch'essa molto criticata, Porelli risanò definitivamente le finanze e nel 1973 aprì una nuova stagione di trionfi, con l'abbinamento milionario con la Sinudyne e soprattutto con l'ingaggio del giovane coach Dan Peterson, proveniente dalla panchina della Nazionale del Cile. Grazie al binomio Porelli-Peterson le sorti bianconere si risollevarono nettamente portando in bacheca la prima coppa Italia nel 1973/74 e il settimo scudetto due anni dopo sotto il segno di giocatori come Driscoll,Caglieris,Bertolotti,Bonamico,Serafini e Antonelli. Gli scudetti numero 8 e 9 arrivarono nel biennio 79-80, con Dan Peterson stavolta avversario sulla panchina del Billy Milano, sconfitta in finale nel 1979[ Sulla panchina bianconera sedeva l'ex allievo Terry Driscoll, e in campo giocatori come Generali, Villalta, Caglieris, McMillian e Cosic.
Tornate ai vertici in Italia, le Vu nere tentarono la scalata all'Europa, che sfumò di un soffio, con la finale di Coppa dei Campioni del 1981 persa di un solo punto contro il Maccabi Tel Aviv. L'addio di Driscoll, che lascia la panchina dopo due scudetti in due anni, e la delusione cocente della sconfitta in Coppa, pongono le basi per un'altra rifondazione.
Arrivano il mago della panchina Aza Nikolic, Roberto Brunamonti, Augusto Binelli, Marco Bonamico, di ritorno da Milano, oltre a una serie di stranieri non indimenticabili, ad eccezione forse di quel Jan van Breda Kolff che sarà protagonista dello scudetto della stella, che arriva nel 1984 con Alberto Bucci e un giovane Ettore Messina in panchina.
l decimo tricolore, insieme a tre Coppe Italia ed una Coppa delle Coppe, costituì il principale trofeo del decennio, che si concluse comunque con il passaggio sotto le Due Torri di Micheal Ray Richardson, giocatore dal talento immenso, già All Star negli USA, giunto in Italia ancora nel pieno della sua parabola agonistica, protagonista della serie finale di Coppa delle Coppe nel 1989 conclusasi con la vittoria in Finale a Firenze contro il Real Madrid.
Si apriva dunque il decennio più glorioso della sua storia, mentre saliva alla poltrona di presidente Alfredo Cazzola (nell'anno 1992) ed Ettore Messina, l'allenatore italiano più vincente di sempre, sedeva in panchina conquistando l'ennesimo scudetto. La Virtus Bologna, guidata da Brunamonti, da un giovane Predrag Danilovic e diretta da Alberto Bucci, si ripete infilando tre scudetti consecutivi, dal 1993 al 1995. Proprio nel 1993 e nel 1995 la squadra prende parte al celebre Mc Donald’s Open, in cui incontra le franchigie della NBA. Alla Virtus si affermano grandi giocatori italiani: Abbio,Binelli, Carera, Coldebella, Morandotti, Moretti.
Tre anni dopo, con il ritorno di Messina si registrano il rientro di Danilović dall'esperienza NBA nonché l'arrivo di Nesterovic, Rigaudeau, Sconochini e Frosini che affiancano i veterani nell'assalto all'Italia e all'Europa. La prima impresa si compie nella decisiva finale-scudetto contro gli eterni rivali della Fortitudo: a una ventina di secondi dalla fine, con la Fortitudo sopra di 4, Danilović mette a segno un tiro da tre punti e al contempo subisce un fallo da Dominique Wilkins; il serbo centra il tiro libero aggiuntivo e pareggia i conti spianando la strada al supplementare terminato con il trionfo bianconero. Poco tempo prima, a Barcellona, la Virtus (guidata da un grande Zoran Savic) aveva conquistato la sua prima Eurolega, superando in finale i greci dell'AEK Atene (58-44), dopo aver battuto in semifinale il Partizan Belgrado.
l nuovo millennio vede succedere alla presidenza bianconera Marco Madrigali, con il quale il club toccherà la gloria più alta e cadrà irrimediabilmente nel baratro della radiazione.
La dirigenza decide di puntare su forze fresche e arruola giovani talenti come Emanuel Ginobili, Marko Jaric e Matjaz Smodis oltre al pivot Rashard Griffith. Danilovic, re delle Vu Nere negli anni 1990, lascia la squadra e la pallacanestro all'inizio della stagione 2000/01, annunciando il ritiro dall'attività agonistica.
Con tali premesse che si avvia il campionato e, dopo un inizio di stagione difficoltoso, la squadra inanella una impressionante striscia di ben 33 risultati utili consecutivi, presentandosi con questo biglietto da visita alla Final Eight di Coppa Italia, dove porta a casa il primo trofeo stagionale ai danni dalla Scavolini.
Da lì in avanti è un rullo compressore: è un gruppo irripetibile capace di battere ogni record e divenire a pieno titolo una delle più forti squadre europee di tutti i tempi. Dopo la doppietta "Scudetto-Eurolega" del 1998, nel 2001 arriva infatti il Grande Slam. In soli quattro anni diventa un'impresa mai riuscita a nessun'altra società italiana.
Sebbene la Virtus sia campione d'Europa uscente, all'inizio della stagione 2001-2002 il presidente Madrigali pensa di rafforzarla ulteriormente con l'ingaggio milionario (quinquennale da 7 milioni di dollari) dello sloveno Sani Becirovic ma nel corso dell'anno, nonostante la conquista della Coppa Italia, l'apparente solidità societaria viene minata da risultati negativi che portano all’esonero del general manager Brunamonti e dell’allenatore Messina, che verrà però reintegrato per placare l’insurrezione dei tifosi.
Gli equilibri e, di conseguenza, il rendimento della squadra ne escono però irrimediabilmente segnati. La Virtus raggiunge la finale di Eurolega, che si disputa proprio a Bologna, ma viene inopinatamente sconfitta dai greci del Panathinaikos. L'esito del campionato è ugualmente amaro per la squadra bianconera che nella serie di semifinale viene superata per 3-1 dalla Benetton Treviso vincente a Casalecchio in gara 4.
A fine stagione viene tentata una radicale rifondazione ma la svolta non viene accettata dal pubblico e si registra il crollo degli abbonamenti; anche lo sponsor Ferrero, che col marchio Kinder aveva firmato i recenti successi, volta le spalle alla società. La stagione 2002-2003 è sicuramente la più amara e tormentata dell'intera storia virtussina: dopo una serie di risultati estremamente negativi e senza luce nemmeno in Eurolega, il club, per la prima volta nella storia, non entra nei playoff scudetto. Ma i risvolti peggiori sono di carattere finanziario: Bečirovič, costretto all'inattività da problemi al ginocchio, apre una vertenza con la società (il cosiddetto "lodo Becirovic"), lamentando la mancanza del pagamento degli emolumenti da parte della Virtus. Nel corso dell'estate, parallelamente alla causa Becirovic sopraggiungono altre richieste di "lodo". Tutto precipita il 4 agosto 2003, giorno in cui il Consiglio Federale della FIP decreta la radiazione della Virtus e la sua esclusione dal tutti i campionati nazionali per la stagione 2003/2004: la posizione di Sani Bečirovič rimaneva infatti insoluta.
Il fallimento societario della Virtus viene scongiurato dall'intervento dell'imprenditore Claudio Sabatini che transa tutti i debiti della società, ottiene le liberatorie dei creditori e rileva la società a pochi giorni dall'udienza innanzi al Giudice fallimentare. Sabatini, acquisisce anche la società Progresso (di Castel Maggiore, un paese dell'hinterland bolognese), militante in LegaDue e la sponsorizza con il marchio “FuturVirtus”, garantendo quindi la continuità del glorioso nome Virtus nonostante l'esclusione dai campionati.
Nella stagione 2004-2005, la guida tecnica viene affidata a Giordano Consolini, storico vice allenatore di Ettore Messina e per questo amato e stimato dal pubblico bolognese. La Virtus conclude la stagione regolare in seconda posizione e si vede costretta ad affrontare i playoff al termine dei quali ottiene la promozione, rientrando così nel massimo campionato dopo due stagioni.
Nel gennaio 2006 la Virtus Bologna Pallacanestro acquista lo sponsor Caffè Maxim, e giunge all'accordo con la ditta di occhiali VidiVici, per la sponsorizzazione fino a fine stagione.
Nel campionato del ritorno alla massima serie la nuova squadra, guidata dal coach macedone Zare Markovski, pur disputando una bella stagione decisamente al di sopra delle aspettative, non partecipa alle Final Four di Coppa Italia ed ai Playoff a causa di spareggi sfavorevoli all'ultima giornata sia del girone d'andata sia del girone di ritorno.
Si registra inoltre un'eccezionale affluenza ed un forte attaccamento del pubblico virtussino ai colori bianconeri, di gran lunga il più numeroso di tutto il panorama cestistico italiano con oltre 7.500 presenze ad ogni partita, ma anche un notevole ringiovanimento della platea sugli spalti del Palamalaguti grazie ad iniziative promosse dalla società rivolte ai ragazzi.
Nel 2006 l'investimento sul settore giovanile per il futuro ha portato inoltre all'acquisizione della gestione del centro sportivo Cierrebi a Bologna dedicato alle attività del minibasket. Le partite delle giovanili saranno con ingresso a pagamento e gli introiti saranno devoluti ad un'associazione benefica di Bologna.
Sempre nello stesso anno, il club, sotto la guida di Claudio Sabatini, ha lanciato un proprio canale, il Virtus Channel, che ha già cominciato a trasmettere eventi in diretta nonché partite del passato; è l'unico canale sportivo monotematico dedicato ad una squadra di pallacanestro in Italia, visibile senza abbonamento sul digitale terrestre, frutto della collaborazione con l'emittente locale È TV, già canale ufficiale della Virtus Bologna.
Il ritorno su livelli di eccellenza è confermato dalla conquista della finale di Coppa Italia, persa però contro Treviso e con l'accesso alle FinalFour di Girona alla Fiba EuroCup dove termina al terzo posto.
In campionato chiude la regular season al terzo posto, nei play-off affronta ed elimina Biella prima e Milano poi arrivando alla finale, in cui è però netta la superiorità della Montepaschi Siena.
Nella successiva estate la squadra che aveva conquistato il secondo posto viene completamente rivoluzionata.e, dopo un buon avvio di stagione, la squadra inanella una serie di prestazioni deludenti sia in campionato che in Eurolega che creano altro malcontento nella tifoseria.
In Coppa Italia, le cui Final Eight si disputano a Bologna, la squadra si compatta e riesce a raggiungere la finale, ma perde sul filo di lana contro la rivelazione Avellino.
Dopo aver raggiunto la salvezza solo nelle ultime giornate della stagione 2007-2008, nella stagione seguente la Virtus, ha un avvio di stagione lanciato con tre vittorie in altrettante partite ma entra poi in un periodo di crisi.
Nonostante questo arriva alla finale di Coppa Italia, persa contro il Montepaschi Siena. A fine aprile la società organizza la Final Four di Eurochallenge, la Virtus vince la finale sui francesi dello Cholet Basket per 77-75, riportando così in Italia un trofeo europeo dopo sette anni.
La squadra sprofonda però in campionato perdendo le ultime cinque partite, arrivando comunque ai play off, dove viene però immediatamente eliminata
Il 4 settembre 2009 la squadra è colpita da un grave lutto per la scomparsa di Gian Luigi Porelli storico presidente del club.
Dopo anni in cui la squadra occupa posizioni di centro classifica senza ottenere risultati significativi si arriva alla retrocessione nella stagione 2015-2016: è la prima retrocessione sul campo nella storia della Virtus.
Nel corso della stagione successiva si verifica anche un avvicendamento nella proprietà; l'imprenditore trevigiano Massimo Zanetti, proprietario di Segafredo, che è anche sponsor della squadra, diviene socio di maggioranza in società.
La Virtus vince i play-off della serie A2 facendo così ritorno nella massima serie. Durante i playoff le Vu Nere cambiano anche campo di gioco, tornando dopo oltre vent'anni allo storico PalaDozza.
Nel primo anno dopo la promozione la squadra ha giocato la stagione con alti e bassi dovuti alla inesperienza sia del coach sia dei giocatori. Nonostante ciò si qualifica per le Final Eight di Coppa Italia ma viene eliminata al primo turno. Alla fine del campionato non riesce a qualificarsi ai playoff di campionato.
La nuova stagione inizia con cessioni e arrivi sia a livello dei giocatori sia dei dirigenti. Lo sforzo della società ha contribuito a costruire una buona squadra che ha poi mostrato il suo potenziale nella prima partecipazione, dopo 10 anni, alla Basketball Champions League, torneo che infatti viene vinto il 5 maggio 2019 ad Anversa contro la Iberostar Tenerife.
All'inizio della stagione 2020-21 la Virtus arriva alla finale della Supercoppa italiana perdendo contro l'Olimpia Milano. In campionato, dopo una fase regolare non esaltante, nei playoff, la Virtus domina con un record di 10-0 a scapito prima di Treviso, poi di Brindisi ed in finale contro Milano, riportando lo scudetto a Bologna.
Sicuramente importante per la squadra è il sostegno dei tifosi.
Storicamente, per molti anni i tifosi della Virtus si contraddistinsero per l’appartenenza alle sfere borghesi e più abbienti della città: perciò il tifo bianconero era considerato non solo elitario, ma anche esigente in termini di risultati sportivi. Tale contesto aveva delle ragioni pratiche ed economiche: assistere agli incontri della Virtus era estremamente costoso e, in molti casi, era comunque difficile trovare posti liberi, dato che i tifosi rinnovavano i loro abbonamenti per diversi anni di seguito. La Virtus, d’altro canto, sotto la presidenza Porelli fondò i propri successi anche sull’ingente apporto economico assicurato ogni stagione dai fedeli abbonati.
Nel 1979 naquero i Forever Boys, primo gruppo ultras del tifo bianconero.