Primo Venerdì, 2 maggio 2025
Sant’Atanasio, Vescovo e dottore della Chiesa
Sia lodato Gesù Cristo!
Reverendi sacerdoti; cari fratelli e sorelle.
Ieri, 1° maggio, è stato uno di quei giorni dell’anno civile in cui è piuttosto difficoltoso, almeno dalle nostre parti, trovare una Santa Messa che sia celebrata all’ora del vespero.
E così, semplicemente per tale motivo, mio marito e io ci siamo recati a Varese, alla chiesa della Brunella; quella chiesa che nella serata di domani (come già evidenziato nei giorni scorsi) diventerà sede - assolutamente impropria - della cena solidale.
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Espongo pacatamente alcune considerazioni:
- “Una Chiesa per i poveri”: sì, anch’io auspico questa Chiesa al servizio dei poveri, dei sofferenti, degli oppressi. E molto più di me la vuole e la desidera Nostro Signore Gesù.
Ammesso però che non ci si dimentichi del primo e più grande Comandamento, ossia di amare e adorare Dio al di sopra di tutto (Mt 22,37-38).
E ammesso pure che la prossimità alle persone in vario modo povere sia vissuta secondo la Volontà del Signore.
Non ci siano, cioè, dei poveri che gli uomini di Chiesa prendono in considerazione e aiutano - ad esempio, coloro che hanno perso il lavoro o famiglie che non sono più in grado di pagare l’affitto, stranieri in seria difficoltà, e così via -, e degli altri poveri, come le persone che sono rimaste gravemente danneggiate dagli effetti avversi dello pseudo-vaccino anticovid, le quali, purtroppo anche dalla Chiesa di Gesù Cristo, sono completamente ignorate: sono, questi uomini e queste donne danneggiati, dei “perfetti invisibili” dei quali nessuno del clero, a quanto ne so io, si prende cura.
Ma sarò ben lieta se qualcuno potrà smentire questa triste realtà omissiva, che io invece constato.
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- Il Divino Sacrificio cui abbiamo partecipato ieri è stato celebrato nella memoria liturgica di San Giuseppe lavoratore.
Una bella Messa: curata, pregata, celebrata con fede.
Terminata la Celebrazione Eucaristica, ho sostato per qualche momento in preghiera; poi mi sono alzata e ho fatto la riverenza a Nostro Signore.
Per inciso: sarebbe cosa molto buona e gradita a Dio prolungare il ringraziamento alla Messa in chiesa; ma sta di fatto che, anche tale atto di autentica devozione al Santissimo Sacramento, in questa Chiesa troppo “orizzontale”, è diventato qualcosa che non si sa neppure più cosa sia.
Al contrario, è cattiva abitudine - consolidata ormai in quasi tutte le chiese - che, terminata la Celebrazione dei Divini Misteri, la chiesa si trasformi immediatamente in una sala di chiacchiere; quando poi non addirittura di risate sguaiate e schiamazzi, anche nell’ambito del presbiterio.
Dunque, cari fratelli e sorelle, stavo dicendo: ho fatto la riverenza a Cristo Eucaristico e poi, mentre mi dirigevo verso l’uscita, ho pregato, in latino, un’Ave Maria.
Giunta in fondo, ancora all’interno del sacro edificio, mi sono voltata verso il Tabernacolo per ossequiare una volta ancora Nostro Signore Gesù. Ma, ahimè, cosa ho visto?
Il Tabernacolo era aperto, vuoto: il Santissimo Sacramento era già stato portato altrove; e questo perché da stamani (o forse persino da ieri sera) sono iniziati i preparativi per la cena solidale.
Cosa posso dirvi, cari fratelli e sorelle?
L’aver portato altrove il Santissimo è l’ennesima dimostrazione del fatto che la cena in chiesa è un’attività profana che, in quanto tale, non può aver luogo alla Reale Presenza del Signore.
IN CONCLUSIONE
Ben venga la cena per aiutare le sorelle e i fratelli poveri, in un luogo consono però.
E molto buono e caro a Dio è l’amore di carità verso le persone indigenti.
Però, povero Gesù! estromesso dalla Sua casa: e non da atei e agnostici, ma dai Suoi ministri ordinati, che Lui tanto ama.
No, cari fratelli e sorelle: questa - certamente - non è la Santa Volontà di Dio.
Poiché non è vera carità cristiana quella che, nella modalità del suo compimento, reca offesa al Signore.
Nel caso in questione: non è lecito, per il fine (buono in sé stesso) di aiutare le persone indigenti, profanare una chiesa.
Sabrina Luraschi Corbetta